Biochimica

Le molecole della vita e i processi biochimici, con uno sguardo a cosmetica e biocidi.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026biochimica

In sintesi

  • L’adenina (A) si appaia sempre con la timina (T), e la guanina (G) con la citosina (C).
  • La coppia A–T è unita da due legami idrogeno, mentre la coppia G–C ne ha tre.
  • Affermano che, in un DNA a doppio filamento, la quantità di adenina è uguale a quella di timina e la quantità di guanina è uguale a quella di citosina (A = T, G = C).
  • Perché ogni base impone univocamente la sua partner: di fronte a una A ci sarà sempre una T, di fronte a una G sempre una C.

Il cuore dell’informazione genetica sta in una regola di una semplicità disarmante: l’adenina si appaia con la timina, la guanina con la citosina. Questo appaiamento delle basi complementari, intuito da Watson e Crick nel 1953, spiega come il DNA possa conservare e copiare l’informazione, e perché un filamento basti a ricostruire l’altro.

Vediamo quali sono le coppie ammesse, quanti legami idrogeno le tengono insieme, che cosa dicono le regole di Chargaff e perché la complementarità è la chiave dell’ereditarietà.

Le due coppie ammesse

Nella doppia elica le basi non si appaiano a caso. Una purina si lega sempre a una pirimidina, e per ragioni geometriche e chimiche solo due abbinamenti funzionano: ogni adenina (A) si appaia con una timina (T), e ogni guanina (G) con una citosina (C). Sono le uniche coppie che riempiono in modo regolare lo spazio tra i due filamenti e che presentano i gruppi chimici nelle posizioni giuste per formare legami idrogeno. Le coppie A–T e G–C hanno praticamente le stesse dimensioni, e questo mantiene costante il diametro dell’elica lungo tutta la sua lunghezza.

doppia elica del DNAdue filamenti antiparalleliuniti da coppie di basi:A — TG — Cla sequenza delle basiè l’informazione genetica
L’appaiamento delle basi. I due filamenti antiparalleli si tengono uniti dai legami idrogeno tra basi complementari: A con T (due legami) e G con C (tre legami). La regolarita’ dell’appaiamento mantiene costante il diametro della doppia elica.

Due o tre legami idrogeno

Le coppie sono tenute insieme da legami idrogeno, deboli singolarmente ma decisivi nel loro insieme. La coppia A–T è formata da due legami idrogeno, mentre la coppia G–C ne ha tre. È questa differenza che spiega un fatto sperimentale ben noto: il DNA ricco di coppie G–C è più stabile e richiede temperature più alte per separare i due filamenti (denaturazione). La quantità di G–C in un genoma non è affatto costante: nei batteri il contenuto di G+C varia in un’ampia forbice, da circa il 25% al 75% delle basi a seconda della specie, mentre nei mammiferi resta in un intervallo molto più stretto, intorno al 39–46%.

Le regole di Chargaff

Prima ancora che si conoscesse la struttura del DNA, Erwin Chargaff aveva osservato negli anni ’40 una regolarità sorprendente nella sua composizione: la quantità di adenina è sempre uguale a quella di timina, e la quantità di guanina è sempre uguale a quella di citosina. Sono le regole di Chargaff. All’epoca il loro significato rimase oscuro; oggi sappiamo che sono la conseguenza diretta dell’appaiamento complementare: se ogni A sta di fronte a una T e ogni G a una C, allora i loro numeri totali devono coincidere.

%A = %T  e  %G = %C  →  (A+G) = (T+C)  (regole di Chargaff)

Queste relazioni furono uno degli indizi sperimentali decisivi che, insieme alle immagini di diffrazione a raggi X e alla geometria delle basi, guidarono Watson e Crick verso il modello corretto. Le regole di Chargaff valgono per il DNA a doppio filamento; non si applicano nello stesso modo all’RNA, che di norma è a singolo filamento e non ha quindi alcun vincolo di complementarità tra basi.

Complementarità ed ereditarietà

La conseguenza più profonda dell’appaiamento è la complementarità: conoscendo la sequenza di un filamento si conosce automaticamente quella dell’altro, perché ogni base impone la sua partner. Da qui deriva l’intero meccanismo dell’ereditarietà: durante la replicazione ogni filamento fa da stampo per costruire il complementare, e le informazioni passano fedelmente da una generazione all’altra. È quella che Watson e Crick stessi indicarono come la conseguenza più sorprendente del loro modello.

Coppia Tipo Legami idrogeno Effetto sulla stabilità
A–T purina–pirimidina due denaturazione più facile
G–C purina–pirimidina tre maggiore stabilità termica

Perché conta nella pratica

L’appaiamento complementare è il principio su cui si fonda gran parte della biotecnologia: l’ibridazione di sonde, il disegno dei primer per la PCR, la specificità dei microarray, la progettazione di oligonucleotidi terapeutici. Sapere che A va con T e G con C, e che il legame G–C è più forte, è ciò che permette di prevedere quando due filamenti si appaieranno e a quale temperatura si separeranno. È una regola semplice da enunciare ma con ricadute quotidiane in laboratorio.

Domande frequenti

Quali basi si appaiano tra loro nel DNA?

L’adenina (A) si appaia sempre con la timina (T), e la guanina (G) con la citosina (C). Una purina si lega cioè sempre a una pirimidina, e solo questi due abbinamenti hanno la geometria e i gruppi chimici giusti. Nell’RNA il ruolo della timina è svolto dall’uracile, quindi A si appaia con U.

Quanti legami idrogeno tengono insieme le coppie di basi?

La coppia A–T è unita da due legami idrogeno, mentre la coppia G–C ne ha tre. Per questo il DNA ricco di coppie G–C è più stabile e richiede temperature più alte per separare i due filamenti. La differenza è alla base del calcolo della temperatura di melting degli oligonucleotidi.

Che cosa dicono le regole di Chargaff?

Affermano che, in un DNA a doppio filamento, la quantità di adenina è uguale a quella di timina e la quantità di guanina è uguale a quella di citosina (A = T, G = C). Sono la conseguenza diretta dell’appaiamento complementare e furono uno degli indizi che portarono al modello di Watson e Crick.

Perché l’appaiamento è detto complementare?

Perché ogni base impone univocamente la sua partner: di fronte a una A ci sarà sempre una T, di fronte a una G sempre una C. Conoscendo la sequenza di un filamento si ricava automaticamente quella dell’altro. Questa complementarità è ciò che permette al DNA di essere copiato fedelmente e di trasmettere l’informazione genetica.

Il contenuto di G–C è uguale in tutti gli organismi?

No. Nei batteri il contenuto di G+C varia molto da specie a specie, da circa il 25% al 75% delle basi. Nei mammiferi è più uniforme, intorno al 39–46%. Le regole di Chargaff (A = T, G = C) restano comunque valide in ogni caso, perché dipendono dall’appaiamento e non dalla composizione complessiva.

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