Conformita’ chimica

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8 min di letturaAggiornato il 01/06/2026stato solido cristallografia

In sintesi

  • È un metodo di raffinamento strutturale da diffrazione di polveri che confronta l’intero profilo sperimentale, punto per punto, con un profilo calcolato da un modello…
  • La formula di Scherrer (τ = Kλ/(βcosθ)) stima la dimensione media dei domini cristallini coerenti dal l’allargamento dei picchi di diffrazione.
  • Ogni polimorfo di un principio attivo ha un pattern di diffrazione unico (diversi parametri di cella, gruppo spaziale, posizioni atomiche).
  • È la determinazione delle proporzioni in peso delle singole fasi cristalline in una miscela dall’analisi del diffrattogramma di polvere.

Non tutti i materiali si prestano alla crescita di cristalli singoli di qualità sufficiente. Per polveri, materiali ceramici, farmaci, leghe metalliche e minerali, la tecnica di elezione è la diffrazione da polveri (XRPD). Il diffrattogramma di polvere è una proiezione monodimensionale dell’intero spazio reciproco e porta in sé l’impronta digitale di ogni fase cristallina. Il metodo Rietveld, sviluppato negli anni ’60 e oggi universalmente adottato, permette di estrarre parametri strutturali da questo profilo “sovrapposto” attraverso un raffinamento del profilo completo.

Dal cristallo singolo alla polvere: che cosa cambia

In un campione policristallino, i grani sono orientati in modo casuale. Quando il fascio X investe la polvere, ogni famiglia di piani (hkl) diffratta da tutti i cristalliti orientati correttamente, producendo un cono di diffrazione (cono di Debye-Scherrer). Sul detector 1D o su una pellicola questo cono appare come un picco a un angolo 2θ definito dalla legge di Bragg:

2dhkl sinθ = nλ

Il risultato è un diffrattogramma 2θ–I con picchi sovrapposti: famiglie di piani a distanza simile producono picchi che si sovrappongono, perdendo informazione rispetto al cristallo singolo. È questa sovrapposizione il principale ostacolo all’analisi strutturale da polveri, e il motivo per cui il metodo di Rietveld è stato una rivoluzione quando fu proposto.

Diffrattogramma di polvere: picchi indicizzati2θ (°)Intensità (u.a.)(110)(200)(211)(220)(310)(222)(321)(400)20355065Ogni picco corrisponde a una famiglia di piani (hkl); posizione → d-spacing via Bragg; intensità → fattore di struttura.
Diffrattogramma di polvere con picchi indicizzati. Ogni picco corrisponde a una famiglia di piani (hkl) — la posizione 2θ dà la distanza interplanare via legge di Bragg, l’intensità dipende dal fattore di struttura. La larghezza del picco contiene informazioni sulla dimensione dei cristalliti (Scherrer) e sulle micro-deformazioni (analisi di Williamson-Hall).

Identificazione di fasi: l’uso del diffrattogramma come impronta digitale

Prima di qualsiasi analisi strutturale, il diffrattogramma di polvere serve come «carta d’identità» del materiale. Le posizioni e le intensità relative dei picchi sono uniche per ogni fase cristallina. Il confronto con il database ICDD (International Centre for Diffraction Data), che raccoglie decine di migliaia di schede-riferimento, permette di identificare le fasi presenti. Un vantaggio pratico spesso sottovalutato: se il campione è una miscela di fasi, tutte le fasi cristalline contribuiscono al diffrattogramma, e l’analisi quantitativa delle fasi è possibile senza separazione chimica.

Il metodo Rietveld: raffinamento del profilo completo

Hugo Rietveld propose nel 1969 di confrontare non i singoli picchi integrati, ma l’intero profilo punto per punto. La funzione da minimizzare in un raffinamento Rietveld è:

Sy = Σi wi(yi,obs − yi,calc)2

dove yi,obs è l’intensità osservata al passo 2θi, yi,calc quella calcolata dal modello strutturale più una funzione di profilo, e wi il peso statistico. Il modello calcolato include: struttura cristallina (posizioni atomiche, fattori di temperatura), parametri di cella, gruppo spaziale, funzione di profilo (Pseudo-Voigt o Thompson-Cox-Hastings), larghezze strumentali, fondo amorfo, e per miscele le proporzioni di fase.

Un dettaglio tecnico cruciale che chi usa il metodo deve conoscere: la qualità del raffinamento dipende fortemente dalla scelta della funzione di profilo. La funzione Pseudo-Voigt è una combinazione lineare di Lorentziana e Gaussiana e è la più comune; la Thompson-Cox-Hastings incorpora esplicitamente la dipendenza delle larghezze da 2θ tramite i parametri U, V, W (contributo Gaussiano) e X, Y (contributo Lorentziano). Ignorare o fissare erroneamente questi parametri produce bias sistematici sui parametri strutturali estratti.

Analisi quantitativa di miscele

In un raffinamento Rietveld multifase, la proporzione in peso della fase α si esprime come:

Wα = Sα Zα Mα VαΣk Sk Zk Mk Vk

dove S è il fattore di scala Rietveld, Z il numero di unità formula per cella, M la massa della formula e V il volume della cella. Questa formulazione (Scala-Hill 1987) è rigorosa: non richiede un campione di riferimento esterno purcié siano note le strutture di tutte le fasi presenti.

Dimensione dei cristalliti e formula di Scherrer

L’allargamento dei picchi di diffrazione da polvere rispetto al profilo strumentale porta informazioni sulla dimensione media dei cristalliti τ. La formula di Scherrer, sviluppata nel 1918, è la relazione più diretta:

τ = β cosθ

dove K è un fattore di forma (tipicamente 0.89–0.94), λ la lunghezza d’onda, β la larghezza del picco a mezza altezza (FWHM) corretta per il contributo strumentale, e θ l’angolo di Bragg. La formula di Scherrer è valida per cristalliti di dimensione 10–100 nm e in assenza di micro-deformazioni; quando queste sono presenti, l’analisi di Williamson-Hall (grafico βcosθ vs. sinθ) separa i due contributi. Un aspetto che spesso sorprende: la “dimensione” di Scherrer non è la dimensione reale del cristallino ma la lunghezza di coerenza del dominio diffrattante, che può essere molto inferiore se il cristallino è parzialmente distorto.

Applicazioni industriali e normative

L’XRPD è richiesta in numerosi contesti normativi e industriali. In campo farmaceutico, la Farmacopea Europea include l’XRPD come metodo di riferimento per l’identificazione di principi attivi e per la caratterizzazione del polimorfismo (metodo 2.9.33). In ambito REACH, l’XRPD è uno degli strumenti per la caratterizzazione strutturale di nanomateriali. Nell’industria del cemento, del vetro e della ceramica, la QPA Rietveld è usata di routine per il controllo di processo. La norma ISO 13925 definisce le linee guida per l’analisi quantitativa di fase da polveri.

Confronto cristallo singolo vs polvere

Aspetto Cristallo singolo Polveri (Rietveld)
Campione necessario Cristallo ≥ 50 μm, alta qualità Polvere fine, policristallina
Informazione strutturale Completa (coordinate 3D) Parametri strutturali medi
Analisi di miscele Difficile Diretta (QPA)
Dimensione cristalliti N/A Scherrer / W-H
Applicabilità Materiali che cristallizzano in monocristalli Quasi tutti i materiali cristallini

Domande frequenti

Che cos’è il metodo Rietveld?

È un metodo di raffinamento strutturale da diffrazione di polveri che confronta l’intero profilo sperimentale, punto per punto, con un profilo calcolato da un modello strutturale. Minimizzando la differenza tra i due, si ottengono parametri strutturali (posizioni atomiche, fattori di temperatura, parametri di cella) e, per miscele, le proporzioni in peso delle fasi. Sviluppato da Hugo Rietveld nel 1969, è oggi il metodo di riferimento in cristallografia da polveri.

Cosa fornisce la formula di Scherrer?

La formula di Scherrer (τ = Kλ/(βcosθ)) stima la dimensione media dei domini cristallini coerenti dal l’allargamento dei picchi di diffrazione. Non è la dimensione macroscopica del grano, ma la lunghezza di coerenza diffrattiva, che può essere molto minore se il cristallino è internamente distorto o ha difetti. È applicabile per cristalliti tra ~10 e ~100 nm; al di sopra, i picchi sono troppo stretti per distinguere l’allargamento da dimensione da quello strumentale.

Come si usa l’XRPD per identificare i polimorfismi farmaceutici?

Ogni polimorfo di un principio attivo ha un pattern di diffrazione unico (diversi parametri di cella, gruppo spaziale, posizioni atomiche). Il confronto tra il diffrattogramma del campione e quelli di riferimento permette di identificare il polimorfo. La Farmacopea Europea (metodo 2.9.33) riconosce l’XRPD come metodo d’identità e la richiede per la caratterizzazione delle forme cristalline in domande di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC).

Che cos’è la QPA (analisi quantitativa di fase)?

È la determinazione delle proporzioni in peso delle singole fasi cristalline in una miscela dall’analisi del diffrattogramma di polvere. Il metodo Rietveld è il gold standard: usando i fattori di scala raffinati e le strutture di tutte le fasi, si calcola direttamente la frazione in peso senza campioni standard, purché siano note le strutture di tutte le fasi presenti. Ampiamente usato nell’industria cementiera, ceramica, farmaceutica e in mineralogia.

Perché i picchi di polvere si sovrappongono e come si risolve?

In un campione policristallino, tutte le orientazioni sono presenti: famiglie di piani con d-spacing simile producono picchi a 2θ vicini che si sovrappongono. Nelle tecniche tradizionali di integrazione per singolo picco, la sovrapposizione è un limite critico. Il metodo Rietveld supera questo problema usando l’intero profilo: anche picchi sovrapposti sono modellati simultaneamente, estraendo da ciascuno il contributo strutturale. L’uso di detector 2D e di sorgenti di sincrotrone riduce ulteriormente il problema grazie all’altissima risoluzione angolare.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.