Biochimica

Le molecole della vita e i processi biochimici, con uno sguardo a cosmetica e biocidi.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026biochimica

In sintesi

  • È una molecola che riduce la velocità di una reazione catalizzata da un enzima.
  • L’inibitore competitivo si lega al sito attivo e compete con il substrato, quindi aumenta la Km apparente ma lascia invariata la Vmax, ed è superabile aumentando il substrato.
  • L’inibitore incompetitivo si lega solo al complesso enzima-substrato, mai all’enzima libero.
  • Sì.

Rallentare un enzima è spesso utile quanto accelerarlo: la maggior parte dei farmaci agisce proprio così, bloccando un enzima chiave. Le molecole che riducono l’attività enzimatica si chiamano inibitori, e il modo in cui interferiscono — e che cosa fanno a Km e Vmax — permette di classificarli in tre grandi famiglie: competitiva, non competitiva e incompetitiva.

Vediamo i tre meccanismi uno per uno, l’effetto di ciascuno sui parametri cinetici e alcuni esempi farmacologici concreti.

Reversibile o irreversibile

Prima di entrare nei tre tipi conviene una distinzione. Un inibitore reversibile si lega all’enzima con legami deboli e può staccarsi: il suo effetto dipende dalla concentrazione e si può allontanare. Un inibitore irreversibile si lega in modo stabile, spesso covalente, e mette l’enzima fuori uso in modo permanente. I tre meccanismi classici — competitivo, non competitivo, incompetitivo — riguardano l’inibizione reversibile, l’unica per cui ha senso parlare di effetto su Km e Vmax.

Inibizione competitiva

L’inibitore competitivo somiglia al substrato e si lega allo stesso sito attivo: enzima e inibitore competono per lo stesso posto. Quando l’inibitore è legato, il substrato non entra; ma aumentando abbastanza la concentrazione di substrato si può spiazzare l’inibitore e recuperare la velocità. Per questo la Vmax resta invariata (a substrato sufficiente l’enzima raggiunge ancora il massimo), mentre la Km apparente aumenta: serve più substrato per arrivare a metà velocità.

competitiva: Km apparente ↑, Vmax invariata

VmaxKmVmax/2v = Vmax[S] / (Km+[S])concentrazione di substrato [S] →velocità di reazione v
Effetto di un inibitore competitivo. La curva di Michaelis-Menten conserva la stessa Vmax (l’enzima saturato lavora al massimo), ma raggiunge la mezza velocità solo a concentrazioni di substrato più alte: la Km apparente cresce. Aumentando abbastanza il substrato l’inibizione competitiva si può superare.

Inibizione non competitiva

L’inibitore non competitivo si lega a un sito diverso dal sito attivo (un sito allosterico), sia all’enzima libero sia al complesso ES. Non impedisce al substrato di legarsi, ma altera la forma dell’enzima riducendone la capacità catalitica. Il risultato è opposto al caso competitivo: la Vmax diminuisce (anche con substrato infinito l’enzima rende meno), mentre la Km resta invariata, perché l’affinità per il substrato non cambia.

non competitiva: Vmax ↓, Km invariata

Qui aumentare il substrato non serve a nulla: poiché l’inibitore non compete per il sito attivo, non lo si può spiazzare. È la differenza pratica più importante rispetto all’inibizione competitiva.

Inibizione incompetitiva

L’inibitore incompetitivo è il caso particolare: si lega solo al complesso ES, mai all’enzima libero. Bloccando il complesso, ne abbassa sia la velocità massima sia, apparentemente, la Km: entrambi i parametri diminuiscono nella stessa proporzione. È un meccanismo meno comune ma importante in alcune vie metaboliche e farmacologiche; sul grafico dei doppi reciproci dà rette parallele.

Esempi farmacologici

Molti farmaci sfruttano questi meccanismi. Le statine, usate per abbassare il colesterolo, inibiscono in modo competitivo l’enzima HMG-CoA reduttasi. Il metotressato, antitumorale e antireumatico, inibisce in modo competitivo la diidrofolato reduttasi imitando il substrato. L’aspirina è invece un inibitore irreversibile: acetila covalentemente la ciclo-ossigenasi bloccando la sintesi delle prostaglandine. Capire il tipo di inibizione aiuta a prevedere se l’effetto del farmaco si possa superare aumentando il substrato e come si comporterà nell’organismo.

I tre tipi a confronto

Lo schema riassume sito di legame ed effetto sui parametri cinetici per ciascun tipo di inibizione reversibile:

Tipo Dove si lega Km Vmax
Competitiva sito attivo (compete col substrato) aumenta invariata
Non competitiva sito allosterico (E ed ES) invariata diminuisce
Incompetitiva solo complesso ES diminuisce diminuisce

Memorizzare questa tabella permette di interpretare qualsiasi esperimento di inibizione: basta osservare come cambiano Km e Vmax per risalire al meccanismo, e quindi al modo in cui l’inibitore interagisce con l’enzima.

Domande frequenti

Che cos’è un inibitore enzimatico?

È una molecola che riduce la velocità di una reazione catalizzata da un enzima. Può legarsi al sito attivo, competendo con il substrato, oppure a un sito diverso, alterando la forma dell’enzima. A seconda della stabilità del legame si distingue in reversibile (l’effetto si può rimuovere) e irreversibile (l’enzima resta bloccato in modo permanente).

Qual è la differenza tra inibizione competitiva e non competitiva?

L’inibitore competitivo si lega al sito attivo e compete con il substrato, quindi aumenta la Km apparente ma lascia invariata la Vmax, ed è superabile aumentando il substrato. L’inibitore non competitivo si lega a un sito diverso, riduce la Vmax senza cambiare la Km e non si può superare con più substrato.

Come si riconosce l’inibizione incompetitiva?

L’inibitore incompetitivo si lega solo al complesso enzima-substrato, mai all’enzima libero. Di conseguenza diminuiscono in proporzione sia la Km sia la Vmax. Sul grafico di Lineweaver-Burk dà rette parallele, a differenza degli altri due tipi in cui le rette si incrociano.

Un inibitore competitivo si può superare?

Sì. Poiché compete con il substrato per lo stesso sito attivo, aumentando abbastanza la concentrazione di substrato si spiazza l’inibitore e si recupera la velocità massima. Per questo la Vmax resta invariata. Gli inibitori non competitivi, invece, non si possono superare in questo modo perché non occupano il sito attivo.

Come agiscono i farmaci che inibiscono gli enzimi?

Molti farmaci sono inibitori enzimatici. Le statine inibiscono in modo competitivo l’enzima che sintetizza il colesterolo; il metotressato imita un substrato della diidrofolato reduttasi; l’aspirina blocca in modo irreversibile la ciclo-ossigenasi acetilandola. Conoscere il meccanismo aiuta a prevedere efficacia, dosaggio e possibili effetti del farmaco.

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