Conformita’ chimica

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7 min di letturaAggiornato il 01/06/2026elettrochimica corrosione

In sintesi

  • Per l’acciaio interrato o immerso, il criterio pratico è un potenziale pari o più negativo di circa −0,85 V misurato rispetto all’elettrodo di riferimento rame/solfato di…
  • È la corrosione accelerata che si ha quando due metalli con potenziali diversi sono in contatto elettrico ed esposti allo stesso elettrolita: il meno nobile diventa l’anodo e…
  • Perché un piccolo elemento anodico collegato a una grande superficie catodica deve smaltire da solo tutta la corrente anodica: la densità di corrente locale diventa enorme e…
  • Quelli fra metalli molto distanti nella scala dei potenziali, come acciaio al carbonio con rame od ottone, o alluminio con rame in ambiente umido e salino: il metallo meno…

Proteggere una struttura dalla corrosione non è solo questione di scegliere un anodo o una pittura: è una decisione di progetto che parte dai materiali e dalla loro disposizione. Un criterio numerico — il potenziale di protezione — dice quando una struttura è davvero al sicuro, mentre alcune scelte di accoppiamento, se sbagliate, condannano l’impianto fin dall’inizio.

Vediamo il criterio del potenziale di protezione, quali accoppiamenti di metalli evitare, come si imposta una progettazione anticorrosione e perché il monitoraggio è indispensabile.

Il criterio del potenziale di protezione

Come si verifica se la protezione catodica funziona davvero? Misurando il potenziale della struttura rispetto a un elettrodo di riferimento. Una struttura è protetta quando il suo potenziale è abbastanza negativo da sopprimere la reazione anodica di dissoluzione del metallo. Per l’acciaio nei terreni e nelle acque, il criterio pratico consolidato è un potenziale pari o più negativo di circa −0,85 V misurato rispetto all’elettrodo di riferimento rame/solfato di rame (Cu/CuSO4).

Estruttura ≤ −0,85 V  (vs Cu/CuSO4)  class=eq protezione

Protezione catodica con anodo sacrificaleun metallo più attivo si ossida al posto della struttura da proteggereterreno / elettrolitatubazione in acciaio (CATODO protetto)Mg/Znanodo sacrificale (si consuma)e⁻ → strutturaMg²⁺
Criterio di protezione. La struttura è protetta quando il suo potenziale, misurato rispetto a un elettrodo di riferimento Cu/CuSO4, è pari o più negativo di circa −0,85 V. A quel potenziale la reazione anodica di dissoluzione del ferro è soppressa e resta solo la riduzione catodica.

Il numero non è arbitrario: corrisponde al potenziale al quale la dissoluzione del ferro diventa termodinamicamente sfavorita, portando il metallo nella sua regione di immunità. La scelta dell’elettrodo di riferimento conta: lo stesso criterio si esprime con valori diversi se si usa un riferimento ad argento/cloruro d’argento o a zinco. Per i terreni il riferimento rame/solfato di rame è lo standard di campo.

Gli accoppiamenti da evitare

Molte corrosioni nascono in fase di progetto, accoppiando senza accorgersene due metalli con potenziali molto diversi. Quando due metalli dissimili sono in contatto elettrico ed esposti allo stesso elettrolita, il meno nobile diventa l’anodo e si corrode più in fretta del normale: è la corrosione galvanica (o da metalli dissimili). Più i due metalli sono lontani nella scala dei potenziali, più l’attacco è severo. Aggrava tutto un rapporto di aree sfavorevole: un piccolo anodo collegato a un grande catodo concentra l’attacco su un’area minima e la perfora rapidamente.

Accoppiamento Anodo (si corrode) Rischio
Acciaio + rame/ottone acciaio alto: metalli molto distanti
Acciaio + acciaio inox (in difetto) acciaio al carbonio medio-alto se inox è il catodo grande
Alluminio + rame alluminio alto in ambiente umido/salino
Bullone piccolo (anodo) + lamiera grande bullone perforazione rapida (area sfavorevole)

Impostare la progettazione anticorrosione

Una buona progettazione anticorrosione procede per livelli, dal più semplice al più impegnativo. Prima si scelgono materiali adeguati all’ambiente ed accoppiamenti compatibili, isolando elettricamente i metalli dissimili dove necessario. Poi si applicano rivestimenti per ridurre l’area esposta. Si aggiunge la protezione catodica (sacrificale o a corrente impressa) per i difetti e le aree critiche, sfruttando la sinergia con il rivestimento. Dove serve, si usano inibitori nei fluidi e nei circuiti chiusi. Infine si pianifica il monitoraggio. Ogni livello riduce il carico sul successivo.

Il monitoraggio

La protezione non è «installa e dimentica». Il monitoraggio verifica nel tempo che il potenziale resti dentro il criterio di protezione, che gli anodi non si siano esauriti, che i rivestimenti non si siano degradati e che la concentrazione di inibitore sia adeguata. Per le strutture interrate si misura periodicamente il potenziale rispetto all’elettrodo di riferimento; per gli impianti, si ispezionano anodi e rivestimenti e si analizzano i fluidi. È il monitoraggio che trasforma una protezione progettata bene in una protezione che dura.

Perché conta nella pratica

Per chi progetta tubazioni, serbatoi, scafi e impianti, conoscere il criterio di −0,85 V e saperlo verificare significa poter dimostrare che una struttura è davvero protetta, non solo «trattata». Riconoscere gli accoppiamenti galvanici pericolosi — e la regola delle aree — evita errori di progetto che nessun anodo potrà mai correggere. Impostare la protezione per livelli e pianificare il monitoraggio è ciò che distingue un impianto che dura decenni da uno che si fora prima del tempo: la corrosione si vince in fase di progetto, non in fase di riparazione.

Domande frequenti

Qual è il criterio di potenziale per dire che una struttura è protetta?

Per l’acciaio interrato o immerso, il criterio pratico è un potenziale pari o più negativo di circa −0,85 V misurato rispetto all’elettrodo di riferimento rame/solfato di rame (Cu/CuSO4). A quel potenziale la dissoluzione anodica del ferro è soppressa e resta solo la reazione catodica. Lo stesso criterio si esprime con valori diversi usando altri elettrodi di riferimento, come argento/cloruro d’argento o zinco.

Che cos’è la corrosione galvanica e come si evita?

È la corrosione accelerata che si ha quando due metalli con potenziali diversi sono in contatto elettrico ed esposti allo stesso elettrolita: il meno nobile diventa l’anodo e si corrode più in fretta. Si evita scegliendo metalli vicini nella scala dei potenziali, isolando elettricamente i metalli dissimili e curando il rapporto di aree, in modo che la parte nobile (catodo) non sia molto più grande della parte attiva (anodo).

Perché il rapporto fra le aree è così importante?

Perché un piccolo elemento anodico collegato a una grande superficie catodica deve smaltire da solo tutta la corrente anodica: la densità di corrente locale diventa enorme e la perforazione è rapida. Per questo è pericoloso accoppiare un piccolo componente meno nobile a una grande struttura nobile. La regola progettuale è che, se proprio si accoppiano metalli diversi, l’elemento più nobile (catodo) sia il più piccolo, non il più grande.

Quali accoppiamenti di metalli sono da evitare?

Quelli fra metalli molto distanti nella scala dei potenziali, come acciaio al carbonio con rame od ottone, o alluminio con rame in ambiente umido e salino: il metallo meno nobile si corrode rapidamente. Va evitato anche collegare un piccolo elemento di acciaio al carbonio a grandi superfici di acciaio inox. Dove l’accoppiamento è inevitabile, si isolano elettricamente i metalli o si cura il rapporto di aree.

Perché serve monitorare la protezione anticorrosione?

Perché la protezione si degrada nel tempo: gli anodi si consumano, i rivestimenti invecchiano, gli inibitori si esauriscono e le condizioni dell’ambiente cambiano. Il monitoraggio verifica periodicamente che il potenziale resti dentro il criterio di protezione e che anodi, rivestimenti e dosaggi siano adeguati. È ciò che garantisce che una protezione ben progettata continui a funzionare per tutta la vita utile della struttura.

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