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Biochimica

Le molecole della vita e i processi biochimici, con uno sguardo a cosmetica e biocidi.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026biochimica

In sintesi

  • È una specie chimica che possiede un elettrone spaiato, condizione che la rende molto reattiva.
  • La fonte interna principale è la respirazione cellulare: lungo la catena che trasferisce elettroni all’ossigeno, una piccola parte di essi sfugge e riduce parzialmente…
  • Attaccano le principali biomolecole: innescano la perossidazione dei lipidi danneggiando le membrane, ossidano le proteine facendone perdere la funzione e modificano il DNA…
  • Con due linee di difesa.

L’ossigeno è indispensabile alla vita, ma ha un lato oscuro: durante il metabolismo se ne formano derivati molto reattivi, le specie reattive dell’ossigeno, capaci di danneggiare le molecole biologiche. Quando la loro produzione supera la capacità di difesa della cellula si parla di stress ossidativo, una condizione legata all’invecchiamento, all’infiammazione e a numerose malattie, oltre che alla tossicità di molte sostanze chimiche.

Vediamo che cosa sono i radicali liberi e le specie reattive dell’ossigeno, da dove vengono, quali danni provocano e quali difese la cellula mette in campo per neutralizzarli.

Radicali liberi e specie reattive

Un radicale libero è una specie chimica con un elettrone spaiato, ed è proprio questo a renderlo molto reattivo: tende a strappare elettroni alle molecole vicine per appaiarsi, innescando reazioni a catena. Tra le specie reattive dell’ossigeno ci sono l’anione superossido, l’acqua ossigenata e il radicale ossidrile, considerato il più aggressivo. Non tutte sono radicali in senso stretto, ma condividono l’elevata reattività verso le molecole biologiche.

le quattro classi di biomolecoleCarboidratizuccheri, energiaLipidigrassi, membraneProteineamminoacidi, funzioniAcidi nucleiciDNA, RNA, infoBIO-MOLECOLE
I bersagli del danno. Le specie reattive dell’ossigeno attaccano le grandi classi di biomolecole — lipidi delle membrane, proteine e acidi nucleici — alterandone struttura e funzione.

Da dove vengono

La principale sorgente interna è la respirazione cellulare: lungo la catena che trasferisce elettroni all’ossigeno per produrre energia, una piccola frazione di elettroni «sfugge» e riduce parzialmente l’ossigeno, generando superossido. A questa fonte fisiologica si aggiungono cause esterne: radiazioni, inquinanti, fumo, alcuni farmaci e numerose sostanze chimiche possono aumentare la produzione di specie reattive o ridurre le difese.

I danni alle biomolecole

Le specie reattive dell’ossigeno colpiscono tutte le principali biomolecole. Sui lipidi innescano la perossidazione, una reazione a catena che danneggia le membrane cellulari. Sulle proteine provocano ossidazioni che ne alterano la struttura e la funzione. Sul DNA causano modifiche delle basi e rotture, che possono tradursi in mutazioni. L’accumulo di questi danni nel tempo è uno dei meccanismi proposti per spiegare l’invecchiamento cellulare.

Bersaglio Tipo di danno Conseguenza
Lipidi di membrana perossidazione membrane meno integre
Proteine ossidazione dei residui perdita di funzione
DNA modifiche e rotture mutazioni

Le difese antiossidanti

La cellula non è indifesa. Dispone di enzimi specializzati: la superossido dismutasi trasforma il superossido in acqua ossigenata, che la catalasi e altri enzimi convertono poi in acqua. Accanto agli enzimi agiscono piccole molecole antiossidanti, in grado di neutralizzare i radicali cedendo loro un elettrone senza diventare a loro volta pericolose. Alcune sono prodotte dall’organismo, altre vengono assunte con la dieta, come certe vitamine.

O2  → e   O2•−  (SOD)  →  H2O2  (catalasi)  →  H2O + O2

L’equilibrio fra produzione e difesa

In condizioni normali produzione di specie reattive e difese antiossidanti sono in equilibrio, e una certa quantità di queste molecole svolge persino ruoli utili, per esempio nella segnalazione cellulare e nella difesa immunitaria. Lo stress ossidativo si verifica quando l’equilibrio si rompe: troppe specie reattive, troppe poche difese, o entrambe le cose. Ristabilire l’equilibrio è la chiave per limitare il danno.

Perché interessa la chimica della sicurezza

Molte sostanze tossiche esercitano i loro effetti proprio generando specie reattive dell’ossigeno o consumando le difese antiossidanti della cellula. Comprendere lo stress ossidativo è quindi essenziale in tossicologia e nella valutazione del rischio chimico: spiega perché certe esposizioni danneggino tessuti e organi, e orienta la ricerca di misure protettive. È un ponte diretto fra la biochimica di base e la sicurezza nell’uso delle sostanze.

Quadro d’insieme

Le specie reattive dell’ossigeno, prodotte dalla respirazione e da fattori esterni, danneggiano lipidi, proteine e DNA. La cellula si difende con enzimi come la superossido dismutasi e la catalasi e con piccole molecole antiossidanti. Lo stress ossidativo è la rottura di questo equilibrio, ed è un crocevia fra biochimica, invecchiamento, malattia e sicurezza chimica.

Domande frequenti

Che cos’è un radicale libero?

È una specie chimica che possiede un elettrone spaiato, condizione che la rende molto reattiva. Per appaiare quell’elettrone tende a strapparne uno alle molecole vicine, trasformandole a loro volta in radicali e innescando reazioni a catena. Nei sistemi biologici molti radicali derivano dall’ossigeno e rientrano tra le cosiddette specie reattive dell’ossigeno, capaci di danneggiare le molecole della cellula.

Da dove provengono le specie reattive dell’ossigeno?

La fonte interna principale è la respirazione cellulare: lungo la catena che trasferisce elettroni all’ossigeno, una piccola parte di essi sfugge e riduce parzialmente l’ossigeno formando superossido. A questa sorgente fisiologica si aggiungono cause esterne come radiazioni, inquinanti, fumo, alcuni farmaci e numerose sostanze chimiche, che possono aumentarne la produzione o indebolire le difese antiossidanti della cellula.

Quali danni provocano alla cellula?

Attaccano le principali biomolecole: innescano la perossidazione dei lipidi danneggiando le membrane, ossidano le proteine facendone perdere la funzione e modificano il DNA causando mutazioni e rotture. L’accumulo progressivo di questi danni è considerato uno dei meccanismi dell’invecchiamento cellulare ed è collegato a numerose condizioni patologiche, dall’infiammazione cronica alle malattie degenerative.

Come si difende la cellula?

Con due linee di difesa. Gli enzimi antiossidanti, come la superossido dismutasi che converte il superossido in acqua ossigenata e la catalasi che trasforma quest’ultima in acqua, e le piccole molecole antiossidanti, che neutralizzano i radicali cedendo loro un elettrone senza diventare pericolose. Alcune di queste molecole sono prodotte dall’organismo, altre vengono assunte con la dieta. Insieme mantengono sotto controllo le specie reattive.

Perché lo stress ossidativo interessa la sicurezza chimica?

Perché molte sostanze tossiche agiscono proprio generando specie reattive dell’ossigeno o consumando le difese antiossidanti, danneggiando così tessuti e organi. Comprendere questo meccanismo è fondamentale in tossicologia e nella valutazione del rischio chimico, perché aiuta a spiegare gli effetti di un’esposizione e a orientare le misure di protezione. È un collegamento diretto tra la biochimica di base e l’uso sicuro delle sostanze.

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