Biochimica

Le molecole della vita e i processi biochimici, con uno sguardo a cosmetica e biocidi.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026biochimica

In sintesi

  • La presenza di un carbonio anomerico libero, cioè di un gruppo carbonilico (aldeide o chetone isomerizzabile) disponibile.
  • Il reattivo contiene ioni rame(II) in soluzione alcalina, di colore azzurro.
  • Perché il suo legame α,β(1→2) impegna entrambi i carboni anomerici del glucosio e del fruttosio, lasciando la molecola priva di carbonile libero.
  • È la reazione, indotta dal calore, fra il gruppo carbonilico di uno zucchero riducente e il gruppo amminico di un amminoacido o di una proteina.

Molti zuccheri sono riducenti: in condizioni opportune cedono elettroni a un ossidante, e su questa proprietà si fondano test classici come quelli di Fehling, Benedict e Tollens, ancora oggi usati nei laboratori. La stessa reattività del carbonile zuccherino è alla base di una reazione molto più familiare di quanto si pensi: la reazione di Maillard, che dà colore e aroma agli alimenti cotti.

Vediamo che cosa rende uno zucchero riducente, come funzionano i saggi di Fehling, Benedict e Tollens, che cos’è la reazione di Maillard e perché tutto questo ha valore analitico.

Che cos’è uno zucchero riducente

Uno zucchero è riducente se possiede un gruppo carbonilico libero — un’aldeide o, attraverso l’isomerizzazione, un α-idrossichetone — capace di essere ossidato. In pratica conta avere un carbonio anomerico libero: in soluzione, anche se lo zucchero è in forma ciclica, l’equilibrio di mutarotazione rigenera continuamente la forma a catena aperta con il carbonile disponibile. Tutti i monosaccaridi sono riducenti; tra i disaccaridi lo sono maltosio e lattosio, ma non il saccarosio, che blocca entrambi i carboni anomerici.

OOHOHOHOHCH₂OHglucosio (forma ciclica)C₆H₁₂O₆ — un monosaccaridel’anello a 6 termini (piranosio)contiene un atomo di ossigeno
Il carbonio anomerico libero. Nella forma ciclica del glucosio il C1 anomerico porta l’OH che, riaprendosi alla catena aperta, espone il carbonile aldeidico ossidabile: è ciò che rende il glucosio uno zucchero riducente.

Il saggio di Fehling e di Benedict

I reattivi di Fehling e di Benedict sfruttano lo stesso principio: contengono ioni rame(II) in soluzione alcalina, di colore azzurro. Uno zucchero riducente ossida il proprio carbonile e, in cambio, riduce il rame(II) a rame(I), che precipita come ossido di rame(I) (Cu2O) di colore rosso mattone. Il viraggio dall’azzurro al rosso indica la presenza dello zucchero riducente, e l’intensità del precipitato ne dà una stima semiquantitativa.

zucchero (CHO)  +  2 Cu2+  →  zucchero (COOH)  +  Cu2O↓ (rosso)

Il reattivo di Benedict è una variante più stabile e maneggevole di quello di Fehling, storicamente usata per la ricerca del glucosio nelle urine prima dei metodi enzimatici moderni. Entrambi danno esito positivo con tutti i monosaccaridi e con i disaccaridi riducenti, ma negativo con il saccarosio: è un modo classico per distinguerli.

Il saggio di Tollens

Il reattivo di Tollens usa ioni argento(I) in ambiente ammoniacale. Uno zucchero riducente riduce l’argento(I) ad argento metallico, che si deposita sulle pareti della provetta formando un caratteristico specchio d’argento. È un saggio elegante e molto sensibile per la presenza di aldeidi, e quindi degli zuccheri aldosici con carbonile libero. Come i precedenti, distingue gli zuccheri riducenti da quelli non riducenti.

Saggio Reattivo Esito positivo
Fehling Cu2+ alcalino precipitato rosso mattone (Cu2O)
Benedict Cu2+ alcalino (stabile) viraggio azzurro → rosso/arancio
Tollens Ag+ ammoniacale specchio d’argento

La reazione di Maillard

La reattività del carbonile zuccherino non si manifesta solo nei saggi di laboratorio. La reazione di Maillard è la reazione fra il gruppo carbonilico di uno zucchero riducente e il gruppo amminico di un amminoacido o di una proteina, che avviene con il calore. Attraverso una cascata di trasformazioni produce le melanoidine, composti bruni e aromatici, ed è responsabile del colore dorato e del profumo di pane, carne arrostita, caffè tostato e crosta dei dolci. È, in sostanza, la chimica della doratura degli alimenti.

Il valore analitico

La capacità riducente degli zuccheri è da oltre un secolo uno strumento analitico prezioso. I metodi basati su Fehling e Benedict permettono di stimare gli zuccheri riducenti totali in alimenti, bevande e materie prime, un parametro di qualità tuttora richiesto in molte specifiche. Anche se la determinazione del glucosio nel sangue e nelle urine oggi si fa con metodi enzimatici più selettivi, i saggi riducenti restano didatticamente e praticamente importanti per la loro semplicità e immediatezza visiva.

Perché conta nella pratica

La chimica degli zuccheri riducenti collega il banco di laboratorio alla cucina e al controllo qualità. Saper eseguire e interpretare un saggio di Fehling o Tollens permette di identificare e quantificare gli zuccheri riducenti, distinguere il saccarosio dagli zuccheri invertiti, verificare specifiche su alimenti e materie prime. Capire la reazione di Maillard, dal canto suo, è essenziale in tecnologia alimentare per controllare doratura, aroma e formazione di composti indesiderati durante la cottura.

Domande frequenti

Che cosa rende uno zucchero riducente?

La presenza di un carbonio anomerico libero, cioè di un gruppo carbonilico (aldeide o chetone isomerizzabile) disponibile. In soluzione la mutarotazione rigenera continuamente la forma a catena aperta con il carbonile esposto, capace di ridurre ossidanti come gli ioni rame(II) o argento(I). Tutti i monosaccaridi e i disaccaridi maltosio e lattosio sono riducenti; il saccarosio no.

Come funziona il saggio di Fehling?

Il reattivo contiene ioni rame(II) in soluzione alcalina, di colore azzurro. Uno zucchero riducente ossida il proprio carbonile e riduce il rame(II) a rame(I), che precipita come ossido di rame(I) di colore rosso mattone. Il viraggio dall’azzurro al rosso segnala la presenza dello zucchero riducente, e l’intensità del precipitato ne fornisce una stima semiquantitativa.

Perché il saccarosio non dà positivo ai test riducenti?

Perché il suo legame α,β(1→2) impegna entrambi i carboni anomerici del glucosio e del fruttosio, lasciando la molecola priva di carbonile libero. Senza un carbonio anomerico disponibile non può ridurre Fehling, Benedict o Tollens, e tutti i saggi danno esito negativo. Idrolizzandolo a zucchero invertito, però, si ottengono glucosio e fruttosio, che tornano riducenti.

Che cos’è la reazione di Maillard?

È la reazione, indotta dal calore, fra il gruppo carbonilico di uno zucchero riducente e il gruppo amminico di un amminoacido o di una proteina. Genera composti bruni e aromatici (melanoidine) responsabili del colore dorato e del profumo dei cibi cotti come pane, carne e caffè. È distinta dalla caramellizzazione, che riguarda i soli zuccheri senza amminoacidi.

I test riducenti servono ancora?

Sì, soprattutto nel controllo qualità degli alimenti, dove la determinazione degli zuccheri riducenti totali resta un parametro richiesto. Per la glicemia e la glicosuria si usano oggi metodi enzimatici più selettivi, ma i saggi di Fehling, Benedict e Tollens conservano valore per la loro semplicità, l’immediatezza visiva e l’utilità nel distinguere zuccheri riducenti da non riducenti.

Approfondisci

Dalla teoria alla conformità. Se questo argomento riguarda un prodotto che produci, importi o vendi, può tradursi in un obbligo normativo concreto: vedi il nostro servizio di sicurezza chimica sul lavoro e richiedi una verifica del tuo caso.

Vuoi una verifica sul tuo caso?

Raccontaci cosa produci, importi o vendi: ti diciamo con chiarezza cosa serve per essere in regola, senza tecnicismi inutili e senza blocchi di vendita o spedizione.

Risposta entro 24hConsulenti REACH·CLP·ADRVerifica senza impegno
Richiedi una verificaVedi gli articoli

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.