📚 Parte della guida Impara la chimicaElettrochimica e corrosione

Conformita’ chimica

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6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026elettrochimica corrosione

In sintesi

  • È la rottura fragile e ritardata di un metallo causata dall’azione combinata di una tensione di trazione e di un ambiente corrosivo specifico.
  • Perché lo sforzo applicato si concentra all’apice delle microfessure, dove diventa localmente molto più alto della tensione media.
  • Le più classiche sono: acciai inox austenitici con cloruri e calore, ottoni (leghe rame-zinco) con ammoniaca, acciai al carbonio con soluzioni alcaline calde o nitrati, e…
  • Sono sottili, ramificate e si propagano perpendicolarmente allo sforzo di trazione; possono seguire i bordi di grano o tagliarli.

Alcuni dei cedimenti più drammatici degli impianti non sono dovuti a una corrosione che consuma visibilmente il metallo, né a uno sforzo eccessivo, ma alla loro combinazione. Materiali che resisterebbero benissimo allo sforzo da soli e all’ambiente da solo si fessurano e si rompono di schianto quando i due agiscono insieme: è la corrosione sotto tensione, o stress corrosion cracking (SCC).

Vediamo che cos’è la sinergia sforzo-ambiente, perché bastano tensioni modeste, quali combinazioni metallo-ambiente sono pericolose e come si convive con questo rischio.

Una sinergia, non una somma

La corrosione sotto tensione richiede tre ingredienti contemporanei: un materiale suscettibile, un ambiente specifico e una tensione di trazione. Tolto anche uno solo dei tre, il fenomeno non si verifica. Il fatto sorprendente è che lo sforzo necessario è spesso ben al di sotto del carico di snervamento del materiale, cioè ben dentro la zona considerata «sicura» in un calcolo strutturale tradizionale. La fessura si propaga lentamente, in modo quasi invisibile, finché la sezione residua non regge più e il componente cede in modo fragile e improvviso.

film di elettrolita (acqua + O₂)metallo (es. ferro)e⁻CATODOCATODOO₂+2H₂O+4e⁻→4OH⁻O₂+2H₂O+4e⁻→4OH⁻ANODOFe → Fe²⁺ + 2e⁻Fe²⁺ ↑la corrosione è una pila in cortocircuito: il metallo si ossida nella zona anodica
La corrosione come pila locale. Anche nella SCC la dissoluzione avviene per via elettrochimica: all’apice della cricca il metallo nudo fa da anodo (Fe → Fe2+) mentre le pareti passive fanno da catodo. La concentrazione dello sforzo all’apice mantiene il metallo attivo e fa avanzare la fessura.

Perché basta una tensione modesta

Il segreto sta nella punta della cricca. Lo sforzo applicato si concentra all’apice di una microfessura, dove può diventare localmente molto più alto della tensione media. Là il film protettivo si rompe in continuazione e mette a nudo metallo fresco e attivo, che si dissolve come anodo; le pareti laterali della cricca, ancora passive, fanno da catodo. La fessura avanza così per piccoli passi, alternando rottura del film e dissoluzione, oppure per propagazione fragile assistita dall’ambiente. È un avanzamento intrinsecamente lento: le velocità di propagazione della cricca sono spesso dell’ordine di frazioni di millimetro al giorno, il che rende il fenomeno difficile da cogliere finché non si arriva vicino al cedimento. Proprio questa lentezza, unita all’assenza di segni esterni vistosi, fa sì che la SCC venga spesso scoperta solo a rottura avvenuta, in sede di analisi del cedimento.

materiale suscettibile  +  ambiente specifico  +  trazione  →  cricche (SCC)

La tensione che innesca la SCC può anche non essere quella di esercizio: spesso sono le tensioni residue lasciate da una saldatura, da una piegatura o da una lavorazione a freddo a fornire la trazione necessaria. Sono sforzi «congelati» nel pezzo, invisibili, che non compaiono in nessun calcolo di carico ma sono perfettamente in grado di alimentare la SCC.

Le combinazioni classiche

Un aspetto centrale della SCC è la sua specificità: ogni lega è vulnerabile solo a determinati ambienti, non a qualsiasi corrosivo. Conoscere le coppie pericolose materiale-ambiente è il primo passo per evitarle. Alcune sono storiche e ben documentate.

Materiale Ambiente critico Caso tipico
Acciaio inox austenitico cloruri + calore scambiatori, tubi con acqua salata
Ottone (leghe rame-zinco) ammoniaca fessurazione stagionale, ambienti ammoniacali
Acciaio al carbonio soluzioni alcaline calde, nitrati caustic cracking nelle caldaie
Leghe di alluminio ad alta resistenza cloruri componenti aeronautici sollecitati

Come si riconosce e si previene

Le cricche da SCC hanno un aspetto caratteristico: sono ramificate, sottili e si propagano perpendicolarmente alla direzione dello sforzo di trazione; possono seguire i bordi di grano (intergranulari) o tagliarli (transgranulari) a seconda del sistema. La superficie di rottura è fragile, senza la deformazione plastica che ci si aspetterebbe da un cedimento meccanico puro. La prevenzione gioca sui tre ingredienti: scegliere un materiale non suscettibile a quell’ambiente, eliminare o ridurre lo sforzo (in particolare le tensioni residue, con trattamenti di distensione dopo saldatura), o modificare l’ambiente (abbattere i cloruri, controllare la temperatura).

Perché conta nella pratica

La corrosione sotto tensione è insidiosa perché aggira i criteri di progetto tradizionali: un componente dimensionato correttamente per i carichi può comunque cedere se finisce nell’ambiente sbagliato sotto una tensione residua dimenticata. Per il progettista e il manutentore significa ragionare per coppie materiale-ambiente, prevedere trattamenti di distensione dopo le saldature, tenere sotto controllo cloruri e temperatura e ispezionare con metodi adeguati le zone più sollecitate. La consapevolezza delle combinazioni critiche evita cedimenti improvvisi e costosi, tipici proprio di chi non sapeva che la SCC fosse possibile in quel sistema.

Domande frequenti

Che cos’è la corrosione sotto tensione?

È la rottura fragile e ritardata di un metallo causata dall’azione combinata di una tensione di trazione e di un ambiente corrosivo specifico. Nessuno dei due fattori, da solo, provocherebbe il cedimento; insieme generano cricche che avanzano lentamente, spesso sotto il carico di snervamento, fino alla rottura improvvisa. È nota anche con la sigla inglese SCC, stress corrosion cracking.

Perché bastano tensioni modeste per innescarla?

Perché lo sforzo applicato si concentra all’apice delle microfessure, dove diventa localmente molto più alto della tensione media. Là il film protettivo si rompe in continuazione, espone metallo attivo che si dissolve e fa avanzare la cricca. Spesso la trazione necessaria non è nemmeno quella di esercizio, ma una tensione residua lasciata da saldature, piegature o lavorazioni a freddo.

Quali sono le combinazioni materiale-ambiente più pericolose?

Le più classiche sono: acciai inox austenitici con cloruri e calore, ottoni (leghe rame-zinco) con ammoniaca, acciai al carbonio con soluzioni alcaline calde o nitrati, e leghe di alluminio ad alta resistenza con cloruri. La SCC è specifica: ogni lega è vulnerabile solo ad alcuni ambienti, quindi conoscere le coppie critiche è essenziale per evitarle.

Come si riconoscono le cricche da SCC?

Sono sottili, ramificate e si propagano perpendicolarmente allo sforzo di trazione; possono seguire i bordi di grano o tagliarli. La superficie di rottura appare fragile, priva della deformazione plastica tipica di un cedimento meccanico. Questo aspetto, unito alla conoscenza dell’ambiente di servizio, permette di distinguere la SCC da altre cause di rottura.

Come si previene la corrosione sotto tensione?

Agendo su uno dei tre ingredienti necessari. Si può scegliere un materiale non suscettibile a quell’ambiente (ad esempio inox duplex o leghe al nichel al posto di 304/316 in presenza di cloruri); ridurre lo sforzo, in particolare le tensioni residue, con trattamenti di distensione dopo la saldatura; oppure modificare l’ambiente, abbattendo i cloruri o controllando la temperatura. Bastano queste azioni mirate sui fattori scatenanti.

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