Sicurezza e rischio chimico

Rischio chimico fisico e di processo: reazioni, materiali instabili ed esplosioni.

9 min di letturaAggiornato il 01/06/2026Sicurezza e rischio chimico

In sintesi

  • Alcune sostanze, riscaldate oltre una certa temperatura, si decompongono liberando gas e calore; se la decomposizione produce abbastanza calore da autosostenersi, accelera da sola fino all’esplosione.
  • La SADT (temperatura di decomposizione autoaccelerata) è la temperatura più bassa alla quale, in un dato imballaggio, la decomposizione diventa autoaccelerante: è il parametro che governa lo stoccaggio e il trasporto.
  • Alcune decomposizioni sono autocatalitiche: iniziano lentamente e accelerano nel tempo anche a temperatura costante, rendendo ingannevole l’apparente stabilità.
  • Il controllo si basa su temperatura di stoccaggio sotto la SADT, ventilazione, quantità limitate, niente confinamento e separazione dalle sostanze incompatibili.

Non tutte le sostanze pericolose lo sono per la loro reattività con altri prodotti: alcune sono instabili di per sé. Riscaldate, contaminate o semplicemente conservate troppo a lungo a temperatura ambiente, si decompongono liberando gas e calore. Quando il calore liberato è sufficiente a far accelerare la decomposizione stessa, il fenomeno si autosostiene e può sfociare in un’esplosione anche in assenza di una fonte di innesco esterna.

Capire quali materiali hanno questo comportamento, a quale temperatura iniziano a decomporsi e quanto rapidamente la decomposizione può sfuggire al controllo è essenziale per stoccarli e trasportarli in sicurezza. Questo articolo spiega il meccanismo della decomposizione termica, introduce il concetto di SADT e descrive le misure di gestione delle sostanze instabili.

Quando una sostanza si decompone con il calore

La decomposizione termica è la rottura delle molecole di una sostanza per effetto del calore, con formazione di prodotti diversi — spesso gas — e, nei casi pericolosi, con liberazione di ulteriore calore. Ogni sostanza ha una temperatura oltre la quale questo processo inizia in modo apprezzabile, chiamata temperatura di inizio (onset). Conoscerla è cruciale: indica quanto margine c’è tra le condizioni di impiego e l’inizio del pericolo.

La pericolosità dipende da quanto la decomposizione è esotermica e da quanto gas produce. Una decomposizione che libera molto calore può autoalimentarsi (come nel runaway di reazione); una che libera molto gas genera sovrapressione nei contenitori chiusi. Le sostanze più insidiose fanno entrambe le cose.

La SADT: la temperatura che conta per lo stoccaggio

Per le sostanze autoreattive e i perossidi organici, il parametro di riferimento è la SADT, ovvero la temperatura di decomposizione autoaccelerata: la temperatura più bassa alla quale, in un determinato imballaggio e quantità, la decomposizione diventa autoaccelerante nell’arco di una settimana. È un valore che dipende non solo dalla sostanza ma anche dalle dimensioni del collo: più grande è la massa, peggiore è la dispersione del calore, più bassa è la SADT.

Dalla SADT derivano la temperatura di controllo (sotto la quale la sostanza va mantenuta) e la temperatura di emergenza (oltre la quale scattano le procedure di emergenza). Per questo molte sostanze instabili viaggiano e si conservano refrigerate: non per comodità, ma perché la temperatura è l’unica variabile che tiene la decomposizione lontana dall’autoaccelerazione.

Da ricordare. La SADT non è una proprietà fissa della molecola: dipende dall’imballaggio e dalla quantità. Stoccare quantità maggiori di quelle previste può abbassare la SADT reale e rendere insicuro un deposito che sulla carta sembrava a norma.

La decomposizione autocatalitica: l’insidia nascosta

Alcune sostanze hanno una decomposizione autocatalitica: i prodotti della decomposizione catalizzano la decomposizione stessa. Il risultato è che il processo parte molto lentamente — al punto da sembrare inesistente — e poi accelera nel tempo, anche mantenendo costante la temperatura. È un comportamento particolarmente pericoloso perché smentisce l’intuizione: una sostanza può apparire stabile per ore o giorni e poi decomporsi rapidamente senza che nulla, all’esterno, sia cambiato.

Per questo la stabilità di un materiale non si giudica dall’esperienza quotidiana ma da prove di laboratorio dedicate, come gli screening calorimetrici che misurano il calore di decomposizione e ne rivelano l’eventuale carattere autocatalitico.

Quali materiali sono instabili

Famiglia Esempi Comportamento
Perossidi organici Perossido di benzoile, perossidi chetonici Decomposizione esotermica autoaccelerata, sensibili a calore e contaminazione
Composti azotati Nitrocomposti, nitrati organici Decomposizione energetica, possibile esplosività
Composti azoici e diazoici Azocomposti, sali di diazonio Decomposizione con rapido sviluppo di gas
Sali ossidanti Nitrato di ammonio, clorati Decomposizione che alimenta o innesca incendi ed esplosioni

Nelle schede di sicurezza, le informazioni rilevanti si trovano nella sezione 10 (stabilità e reattività): condizioni da evitare, materiali incompatibili e prodotti di decomposizione pericolosi.

Stoccaggio e gestione delle sostanze instabili

Le misure derivano direttamente dal meccanismo:

  • Controllo della temperatura: mantenere la sostanza sotto la temperatura di controllo, se necessario con refrigerazione e allarmi.
  • Quantità limitate e imballaggi adeguati: meno massa significa migliore dissipazione del calore e SADT più alta.
  • Niente confinamento: evitare contenitori a tenuta che impediscono lo sfogo dei gas di decomposizione.
  • Separazione dalle sostanze incompatibili (acidi, basi, metalli, riducenti, ossidanti) che possono innescare o accelerare la decomposizione.
  • Rotazione delle scorte e controllo della data di scadenza: l’invecchiamento può ridurre la stabilità o far comparire prodotti di decomposizione pericolosi.

Trasporto: classi ADR dedicate

L’instabilità termica è riconosciuta anche nella classificazione del trasporto: le sostanze autoreattive rientrano nella classe 4.1 dell’ADR e i perossidi organici nella classe 5.2. Per entrambe il trasporto può richiedere il controllo della temperatura, con temperatura di controllo e di emergenza indicate proprio sulla base della SADT. Anche per la movimentazione e lo stoccaggio in azienda è utile fare riferimento a questi parametri, perché traducono in numeri operativi il rischio di decomposizione.

Domande frequenti

Cosa significa che una sostanza è termicamente instabile?

Significa che, riscaldata oltre una certa temperatura, si decompone liberando gas e calore. Se il calore liberato è sufficiente a far accelerare la decomposizione, il fenomeno si autosostiene e può portare a esplosione anche senza una fonte di innesco esterna.

Che cos’è la SADT?

È la temperatura di decomposizione autoaccelerata: la temperatura più bassa alla quale, in un dato imballaggio, la decomposizione di una sostanza autoreattiva o di un perossido organico diventa autoaccelerante. Da essa derivano la temperatura di controllo e di emergenza per stoccaggio e trasporto.

Perché la SADT dipende dall’imballaggio?

Perché la dissipazione del calore dipende dal rapporto tra massa e superficie: più grande è il collo, peggio si disperde il calore prodotto dalla decomposizione, più bassa è la temperatura alla quale il processo si autoaccelera. Stoccare quantità maggiori del previsto può quindi abbassare la SADT reale.

Cos’è una decomposizione autocatalitica?

È una decomposizione i cui prodotti accelerano la decomposizione stessa: parte molto lentamente e poi accelera nel tempo, anche a temperatura costante. È insidiosa perché la sostanza può sembrare stabile a lungo e poi decomporsi rapidamente senza segnali esterni.

Dove trovo le informazioni sulla stabilità di una sostanza?

Nella sezione 10 della scheda di sicurezza (stabilità e reattività): riporta le condizioni da evitare, i materiali incompatibili e i prodotti di decomposizione pericolosi. Per i dati quantitativi servono prove di laboratorio come gli screening calorimetrici.

Hai sostanze instabili o autoreattive in azienda?

Ti aiutiamo a identificare le sostanze a rischio di decomposizione, a leggere SADT e indicazioni di stabilità e a impostare condizioni di stoccaggio e separazione adeguate.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la valutazione tecnica del singolo caso. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).