Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica analitica

In sintesi

  • È la versione miniaturizzata dell’elettroforesi capillare: separa specie cariche (proteine, acidi nucleici, piccoli analiti) facendole migrare in microcanali incisi su vetro,…
  • In modo elettrocinetico, cioè tramite tensioni elettriche, senza parti mobili.
  • È un movimento d’insieme del liquido che si genera lungo le pareti cariche del microcanale quando è riempito di tampone.
  • I più comuni sono la fluorescenza indotta da laser (molto sensibile, ma richiede marcatura fluorescente), la chemiluminescenza (sensibilità estrema, senza sorgente luminosa),…

Trasferire l’elettroforesi su un microchip significa separare proteine, acidi nucleici e altri analiti in canali lunghi pochi millimetri, applicando un campo elettrico intenso. Il risultato sono separazioni rapidissime — spesso in pochi secondi — che conservano l’alta efficienza dell’elettroforesi capillare in un formato integrabile e portatile.

Vediamo come funziona l’elettroforesi su microchip, come avvengono iniezione e separazione, quali rivelatori si usano e perché questa tecnica è così veloce.

Dall’elettroforesi capillare al microchip

L’elettroforesi separa specie cariche facendole migrare in un campo elettrico: le molecole si spostano a velocità diverse a seconda di carica e dimensione, e si dividono in bande distinte. Trasferire tutto ciò su un chip (la cosiddetta MCE, microchip capillary electrophoresis) consiste nell’incidere su vetro, silicio o polimero un microcanale di separazione collegato a serbatoi per il campione e per il tampone. Il canale di separazione è corto, ma vi si applicano campi elettrici molto intensi: il risultato è una separazione di alta qualità in tempi brevissimi.

tM (tempo morto)tR1tR2tR3Wtempo →segnale del rivelatore
Un elettroferogramma su microchip. Ogni picco corrisponde a un analita separato lungo il microcanale: la posizione dipende dalla mobilità elettroforetica, l’area dalla quantità. Su un chip da pochi millimetri si ottengono picchi stretti e ben risolti, in tempi spesso inferiori al minuto.

Iniezione e geometria dei canali

Il cuore di un chip elettroforetico è il punto in cui due canali si incrociano. Le geometrie più diffuse sono a croce o a T: un canale porta il campione, l’altro è quello di separazione, e si dispongono perpendicolarmente. Cambiando i voltaggi applicati ai serbatoi si confina un volume preciso e riproducibile di campione all’incrocio e poi lo si lancia nel canale di separazione. È un’iniezione elettrocinetica: niente parti mobili, solo tensioni elettriche che spostano i liquidi.

Il flusso elettroosmotico

Quando i canali si riempiono di una soluzione tampone, alle pareti cariche del canale si genera un movimento d’insieme del liquido chiamato flusso elettroosmotico (EOF). È un fenomeno tipico dei canali microscopici e può aiutare o disturbare la separazione: spesso, soprattutto con i biomolecole, l’EOF è indesiderato perché altera i tempi di migrazione. Per questo i canali vengono spesso rivestiti con sostanze o idrogel che lo sopprimono, ottenendo separazioni più pulite e riproducibili.

vmigrazione = (μel + μEOF) · E  ·  campi intensi → separazione rapida

I rivelatori

Una volta separati nel canale, gli analiti vanno rivelati. I metodi più usati sono diversi e ciascuno ha i suoi punti di forza.

Rivelatore Caratteristica Uso tipico
Fluorescenza indotta da laser (LIF) altissima sensibilità, richiede marcatura fluorescente acidi nucleici, tracce
Chemiluminescenza sensibilità estrema, nessuna sorgente luminosa biomarcatori a bassissima concentrazione
Elettrochimico (amperometrico) misura variazioni di corrente, integrabile e compatto diagnostica point-of-care
Assorbanza semplice, meno sensibile su canali stretti analiti a concentrazione media

Perché è così veloce

La rapidità è la firma dell’elettroforesi su microchip. Il canale è corto, ma il campo elettrico applicato è intenso, e la velocità di migrazione è proporzionale al campo: combinando i due fattori si ottengono separazioni in tempi sorprendentemente brevi. In pratica, prodotti di reazioni di amplificazione del DNA possono essere distinti in pochi secondi, e analiti complessi separati e identificati ben al di sotto del minuto, contro i tempi molto più lunghi dei metodi tradizionali. È questa velocità, unita all’integrazione, a rendere la MCE attraente per la diagnostica rapida.

Perché conta nella pratica

L’elettroforesi su microchip porta in un formato portatile e integrabile la potenza separativa dell’elettroforesi capillare, con tempi di analisi ridotti a secondi. Per chi lavora in diagnostica, controllo qualità o analisi ambientale, significa poter separare e identificare biomolecole o piccoli analiti vicino al punto di prelievo, senza un laboratorio centralizzato. Conoscere come avvengono iniezione, separazione e rivelazione — e come si gestisce l’EOF — è essenziale per ottenere risultati affidabili da questi dispositivi.

Domande frequenti

Che cos’è l’elettroforesi su microchip?

È la versione miniaturizzata dell’elettroforesi capillare: separa specie cariche (proteine, acidi nucleici, piccoli analiti) facendole migrare in microcanali incisi su vetro, silicio o polimero, sotto l’azione di un campo elettrico. Il chip integra serbatoi per campione e tampone, e consente separazioni rapide oltre che l’integrazione con preparazione del campione e rivelazione.

Come avviene l’iniezione del campione su un chip elettroforetico?

In modo elettrocinetico, cioè tramite tensioni elettriche, senza parti mobili. I canali si incrociano a croce o a T: variando i voltaggi ai serbatoi si confina un volume preciso di campione all’incrocio e poi lo si lancia nel canale di separazione. La riproducibilità del volume iniettato dipende proprio dal controllo accurato di queste tensioni.

Che cos’è il flusso elettroosmotico e perché si sopprime?

È un movimento d’insieme del liquido che si genera lungo le pareti cariche del microcanale quando è riempito di tampone. Può alterare i tempi di migrazione e disturbare la separazione, soprattutto delle biomolecole. Per ottenere separazioni pulite e riproducibili i canali vengono spesso rivestiti con sostanze o idrogel che riducono o sopprimono questo flusso.

Quali rivelatori si usano nell’elettroforesi su microchip?

I più comuni sono la fluorescenza indotta da laser (molto sensibile, ma richiede marcatura fluorescente), la chemiluminescenza (sensibilità estrema, senza sorgente luminosa), i rivelatori elettrochimici come l’amperometrico (compatti e integrabili, adatti al point-of-care) e l’assorbanza (semplice ma meno sensibile sui canali stretti). La scelta dipende dall’analita e dal livello di sensibilità richiesto.

Perché le separazioni su microchip sono così veloci?

Perché il canale di separazione è corto e vi si applicano campi elettrici intensi, e la velocità di migrazione cresce con il campo. La combinazione di percorso breve e campo elevato permette separazioni in pochi secondi: prodotti di amplificazione del DNA, per esempio, possono essere distinti quasi istantaneamente, contro i tempi molto più lunghi dei metodi tradizionali.

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