Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

7 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • È una tecnica di preparazione del campione in cui un analita disciolto in un liquido viene trattenuto su un materiale adsorbente solido contenuto in una piccola cartuccia,…
  • È una cartuccia SPE in fase inversa, riempita di silice modificata con catene di 18 atomi di carbonio.
  • Condizionamento (si bagna e attiva il sorbente), caricamento (si fa passare il campione, trattenendo l’analita), lavaggio (si rimuovono le interferenze con una soluzione…
  • Il clean-up separa l’analita dalle sostanze interferenti della matrice, dando un estratto più pulito.

L’estrazione in fase solida ha rivoluzionato la preparazione del campione: invece di due solventi che si dividono un analita, si usa una piccola cartuccia riempita di un materiale che trattiene selettivamente l’analita, lo isola dalla matrice e poi lo rilascia concentrato in pochi millilitri di solvente. È rapida, economica in solventi e facile da automatizzare, ed è oggi una tecnica di routine in moltissimi laboratori.

Vediamo che cos’è l’estrazione in fase solida, com’è fatta una cartuccia, quali fasi adsorbenti si usano e come si svolgono i quattro passaggi del metodo, fino al clean-up e alla preconcentrazione.

Che cos’è l’estrazione in fase solida

L’estrazione in fase solida (SPE, dall’inglese solid-phase extraction) sfrutta l’affinità di un analita per un materiale adsorbente solido. Il campione liquido viene fatto passare attraverso una cartuccia che contiene la fase solida: l’analita vi rimane trattenuto mentre la matrice indesiderata lo attraversa e viene scartata. In un passaggio successivo l’analita viene staccato dalla fase solida con un piccolo volume di solvente adatto, ottenendo un estratto pulito e concentrato. È, in sostanza, una cromatografia ridotta all’osso: una sola «corsa» fatta per trattenere o lasciar passare l’analita al momento giusto.

fase organica(solvente estraente)fase acquosa(campione)l’analita si ripartisce tra le due fasi
Il principio dell’estrazione in fase solida. Invece di due solventi, l’analita si ripartisce fra la fase liquida del campione e la fase solida adsorbente della cartuccia. Trattenuto sul sorbente, viene poi eluito concentrato con un piccolo volume di solvente.

La cartuccia e le fasi adsorbenti

Una cartuccia SPE è un piccolo tubo, in genere di plastica, contenente un letto di adsorbente trattenuto fra due setti porosi. Il materiale del letto determina la selettività. Le fasi più comuni sono:

La fase inversa, come il C18 (catene di 18 atomi di carbonio legate alla silice), trattiene gli analiti apolari da matrici acquose ed è di gran lunga la più usata. La fase normale, con silice o materiali polari, trattiene gli analiti polari da solventi apolari. Le fasi a scambio ionico trattengono gli analiti carichi per attrazione elettrostatica: scambio cationico per le specie positive, anionico per quelle negative. Esistono poi sorbenti polimerici a modo misto, che combinano ritenzione apolare e scambio ionico per analiti complessi.

I quattro passaggi del metodo

Un protocollo SPE ben fatto segue sempre quattro fasi in sequenza. Saltarne o invertirne una compromette il recupero.

Passaggio Che cosa si fa Scopo
Condizionamento si bagna il sorbente con solvente e poi con tampone attivare la fase e renderla pronta a trattenere
Caricamento si fa passare il campione attraverso la cartuccia trattenere l’analita sul sorbente
Lavaggio si lava con una soluzione debole rimuovere le interferenze senza staccare l’analita
Eluizione si fa passare un piccolo volume di solvente forte staccare l’analita concentrato e pulito

condizionamento → caricamento → lavaggio → eluizione

Il condizionamento bagna e attiva la fase, in modo che gli analiti vi possano interagire; in fase inversa si usa di solito metanolo o acetonitrile seguito da acqua o tampone. Il caricamento fa transitare il campione: qui l’analita si lega al sorbente. Il lavaggio elimina le interferenze trattenute più debolmente, scegliendo una forza eluente che non stacchi ancora l’analita. L’eluizione, infine, usa un solvente abbastanza forte da rilasciare l’analita in un volume piccolo, ottenendo l’estratto finale.

Clean-up e preconcentrazione

L’estrazione in fase solida fa due cose preziose insieme. Da un lato realizza il clean-up: separa l’analita dalle sostanze interferenti della matrice (sali, proteine, pigmenti, grassi), che restano sul sorbente o passano via durante caricamento e lavaggio. Dall’altro permette la preconcentrazione: caricando un grande volume di campione diluito ed eluendo in pochi millilitri, l’analita finisce molto più concentrato di partenza. Questo abbassa il limite di rivelabilità del metodo, consentendo di misurare tracce che sarebbero invisibili nel campione tal quale. La combinazione di clean-up e preconcentrazione è il motivo principale per cui la SPE è così diffusa nell’analisi ambientale, alimentare e biologica.

Perché ha sostituito in parte la liquido-liquido

Rispetto all’estrazione liquido-liquido, la SPE consuma una frazione del solvente, non forma emulsioni, è più riproducibile e si automatizza facilmente in formato a piastra o in linea con lo strumento. Richiede però la scelta corretta del sorbente e una messa a punto attenta dei quattro passaggi, e ha un costo per cartuccia. È diventata lo standard quando servono pulizia dell’estratto, concentrazione delle tracce e produttività, lasciando alla liquido-liquido i casi semplici o dove la matrice è particolarmente difficile.

Perché conta nella pratica

Per il tecnico, padroneggiare la SPE significa ottenere estratti puliti e concentrati in modo riproducibile, riducendo solventi e tempi. Saper scegliere il sorbente in base alla polarità e alla carica dell’analita, calibrare il lavaggio e l’eluizione, sfruttare la preconcentrazione per misurare le tracce sono competenze quotidiane in chi prepara campioni per cromatografia. Un metodo SPE ben costruito protegge anche lo strumento, perché lo carica con un estratto pulito anziché con una matrice sporca, allungandone la vita e la stabilità.

Domande frequenti

Che cos’è l’estrazione in fase solida?

È una tecnica di preparazione del campione in cui un analita disciolto in un liquido viene trattenuto su un materiale adsorbente solido contenuto in una piccola cartuccia, separato dalla matrice e poi eluito con un piccolo volume di solvente. Fornisce un estratto pulito e concentrato consumando molto meno solvente dell’estrazione liquido-liquido e si presta bene all’automazione.

Che cos’è una cartuccia C18?

È una cartuccia SPE in fase inversa, riempita di silice modificata con catene di 18 atomi di carbonio. È apolare, quindi trattiene per affinità gli analiti poco polari presenti in matrici acquose, mentre i sali e le sostanze polari passano via. È la fase più usata in assoluto, adatta a moltissimi analiti organici, dai farmaci ai contaminanti ambientali.

Quali sono i quattro passaggi di un metodo SPE?

Condizionamento (si bagna e attiva il sorbente), caricamento (si fa passare il campione, trattenendo l’analita), lavaggio (si rimuovono le interferenze con una soluzione debole, senza staccare l’analita) ed eluizione (si stacca l’analita concentrato con un piccolo volume di solvente forte). L’ordine è fisso e la forza dei solventi va calibrata su ciascun passaggio.

Che differenza c’è tra clean-up e preconcentrazione?

Il clean-up separa l’analita dalle sostanze interferenti della matrice, dando un estratto più pulito. La preconcentrazione aumenta la concentrazione dell’analita caricando un grande volume di campione diluito ed eluendo in pochi millilitri. La SPE realizza entrambe insieme: pulisce l’estratto e abbassa il limite di rivelabilità, rendendo misurabili anche le tracce.

Quando conviene la SPE rispetto all’estrazione liquido-liquido?

Conviene quando servono estratti puliti e concentrati in modo riproducibile, basso consumo di solventi e automazione, come nell’analisi ambientale, alimentare e biologica di routine. Evita le emulsioni e riduce i solventi tossici. L’estrazione liquido-liquido resta competitiva nei casi semplici o con matrici molto difficili, ma per la produttività e la sensibilità la SPE è oggi spesso la prima scelta.

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