Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica analitica

In sintesi

  • Con tecniche di microfabbricazione in gran parte derivate dalla microelettronica: fotolitografia, attacco chimico umido o al plasma, microlavorazione, stampaggio a caldo o a…
  • È una tecnica di microfabbricazione che replica un disegno di canali colando un polimero elastomerico su uno stampo ottenuto per fotolitografia: si fa indurire il polimero e…
  • Perché è un elastomero economico, flessibile e otticamente trasparente, che consente la rivelazione ottica attraverso il materiale.
  • Assorbe le molecole idrofobe, sottraendo analiti o reagenti dal campione; invecchia, cambiando proprietà nel tempo; è difficile integrarvi elettrodi; e non è compatibile con…

Dietro ogni lab-on-chip c’è una tecnologia di fabbricazione che decide costo, prestazioni e diffusione del dispositivo. Per la prototipazione e la ricerca, il materiale dominante è un elastomero trasparente e flessibile: il PDMS. La tecnica che lo accompagna, la soft lithography, ha reso possibile a chiunque, in un laboratorio attrezzato, costruire microcanali in poche ore.

Vediamo come si fabbricano i microdispositivi, che cos’è la soft lithography, perché il PDMS è così usato, quali sono i suoi limiti e quali materiali alternativi esistono.

Come si fabbrica un microcanale

Realizzare un lab-on-chip significa incidere o stampare microcanali in un materiale solido con precisione micrometrica. Le tecniche disponibili sono molte e provengono in gran parte dalla microelettronica: fotolitografia, attacco chimico (umido o al plasma), microlavorazione, stampaggio a caldo, stampaggio a iniezione, ablazione laser. La scelta dipende dal materiale e dall’applicazione: vetro e silicio per i dispositivi più esigenti, i polimeri per soluzioni economiche e usa-e-getta.

tM (tempo morto)tR1tR2tR3Wtempo →segnale del rivelatore
Il risultato di un chip ben fabbricato. Microcanali di geometria precisa, con pareti lisce e dimensioni controllate, producono separazioni con picchi netti e riproducibili. La qualità della fabbricazione si traduce direttamente nella qualità del segnale analitico.

La soft lithography

La tecnica che ha aperto la microfluidica ai polimeri è la soft lithography, sviluppata negli anni Ottanta. Il principio è semplice ed elegante: prima si crea, con la fotolitografia, uno stampo (master) che porta in rilievo il disegno dei canali; poi vi si cola sopra un polimero liquido, lo si fa indurire e infine lo si stacca, ottenendo una replica con i canali impressi. È un processo di colata (casting), rapido ed economico, perfetto per la prototipazione: da un solo stampo si ricavano molte copie.

stampo (fotolitografia) → colata del polimero → indurimento → distacco della replica con i canali

Il PDMS: pregi

Il materiale per eccellenza della soft lithography è il PDMS (polidimetilsilossano), un elastomero siliconico con un insieme di proprietà molto favorevoli: è flessibile, economico e otticamente trasparente, il che consente la rivelazione ottica attraverso il materiale stesso. La sua flessibilità permette di integrare facilmente microvalvole che si aprono e chiudono per deformazione, indispensabili per controllare i flussi. Inoltre il PDMS è permeabile ai gas: lascia passare ossigeno e anidride carbonica, una qualità preziosa per gli studi su cellule vive, che hanno bisogno di respirare.

Il PDMS: limiti

Le stesse proprietà che lo rendono ideale in ricerca lo penalizzano nella produzione industriale. Il PDMS assorbe le molecole idrofobe, e questo può sottrarre analiti o reagenti dal campione, falsando l’analisi. È soggetto a invecchiamento, cioè le sue proprietà cambiano nel tempo. È difficile integrarvi elettrodi, il che ne limita gli usi che richiedono contatti elettrici. E soprattutto non è compatibile con i processi di fabbricazione ad alto volume come lo stampaggio a iniezione o a caldo. Per queste ragioni resta soprattutto un materiale da prototipo e da ricerca, non da grande serie.

I materiali alternativi

Accanto al PDMS si usano altri materiali, ciascuno con un suo equilibrio fra costo e prestazioni.

Materiale Pregi Limiti
PDMS economico, flessibile, trasparente, permeabile ai gas assorbe idrofobi, invecchia, no grande serie
Termoplastici trasparenti, chimicamente inerti, adatti alla produzione di massa più costosi da implementare
Vetro inerte, rivestibile, ottime proprietà ottiche ed elettriche fabbricazione più complessa
Carta economica, smaltibile, flusso per capillarità controllo del flusso limitato

Perché conta nella pratica

La scelta del materiale e della tecnica di fabbricazione non è un dettaglio: determina che cosa il chip può e non può fare. Sapere che il PDMS assorbe le molecole idrofobe, o che è permeabile ai gas, spiega anomalie sperimentali altrimenti incomprensibili; capire che la soft lithography è perfetta per il prototipo ma non per la grande serie orienta le aspettative su industrializzazione e costi. Per chiunque valuti o usi un microdispositivo, conoscere queste basi di fabbricazione è tanto importante quanto conoscere il metodo analitico.

Domande frequenti

Come si fabbricano i microcanali di un lab-on-chip?

Con tecniche di microfabbricazione in gran parte derivate dalla microelettronica: fotolitografia, attacco chimico umido o al plasma, microlavorazione, stampaggio a caldo o a iniezione, ablazione laser. La scelta dipende dal materiale e dall’applicazione: vetro e silicio per i dispositivi più esigenti, polimeri come il PDMS o i termoplastici per soluzioni economiche e di prototipazione.

Che cos’è la soft lithography?

È una tecnica di microfabbricazione che replica un disegno di canali colando un polimero elastomerico su uno stampo ottenuto per fotolitografia: si fa indurire il polimero e lo si stacca, ottenendo una replica con i canali impressi. È rapida ed economica e, da un solo stampo, permette di ricavare molte copie: per questo è il metodo di riferimento per la prototipazione dei dispositivi microfluidici.

Perché il PDMS è così usato in microfluidica?

Perché è un elastomero economico, flessibile e otticamente trasparente, che consente la rivelazione ottica attraverso il materiale. La sua flessibilità permette di integrare facilmente microvalvole per il controllo dei flussi, e la sua permeabilità ai gas lo rende adatto alla coltura di cellule vive sul chip. È il materiale ideale per la ricerca e la prototipazione rapida.

Quali sono i limiti del PDMS?

Assorbe le molecole idrofobe, sottraendo analiti o reagenti dal campione; invecchia, cambiando proprietà nel tempo; è difficile integrarvi elettrodi; e non è compatibile con i processi di produzione ad alto volume come lo stampaggio a iniezione o a caldo. Per queste ragioni resta soprattutto un materiale da prototipo e da laboratorio, poco adatto alla grande serie industriale.

Quali materiali si usano oltre al PDMS?

I termoplastici, trasparenti e chimicamente più inerti del PDMS e adatti alla produzione di massa, anche se più costosi da implementare; il vetro, inerte e con ottime proprietà ottiche ed elettriche ma con fabbricazione più complessa; e la carta, economica e smaltibile, che muove il campione per capillarità ma offre un controllo del flusso limitato. La scelta bilancia costo, prestazioni e volumi di produzione.

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