📚 Parte della guida Impara la chimicaChimica organica

Chimica organica

Reazioni, gruppi funzionali e meccanismi spiegati in modo pratico.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica organica

In sintesi

  • È la differenza percentuale tra i due enantiomeri rispetto al totale: 0% per un racemo, 100% per un enantiomero puro.
  • Coincidono in condizioni ideali, ma la purezza ottica si basa sulla rotazione misurata e può essere falsata; l’ee si misura meglio con HPLC chirale o NMR.
  • Perché gli enantiomeri hanno proprietà fisiche identiche, mentre i sali diastereomerici no: solo questi ultimi si possono separare per cristallizzazione.
  • Una separazione basata sulla diversa velocità di reazione dei due enantiomeri con un catalizzatore chirale, spesso un enzima.

Sintetizzare una molecola chirale con reazioni ordinarie dà quasi sempre un racemo:
una miscela 50:50 dei due enantiomeri. Per ottenere un solo enantiomero — come richiede un principio attivo
— bisogna o usare metodi asimmetrici, oppure separare i due enantiomeri già formati. Questa seconda
strada è la risoluzione, e la sua efficacia si misura con l'eccesso
enantiomerico
.

La posta in gioco è tutt'altro che accademica. Due enantiomeri di un farmaco possono avere
attività biologiche completamente diverse: uno terapeutico, l'altro inattivo o persino dannoso.
Per questo le agenzie regolatorie trattano l'enantiomero indesiderato come un'impurezza da quantificare
e limitare. Saper risolvere un racemo e certificare l'eccesso enantiomerico ottenuto è quindi una
competenza che sta a monte sia della ricerca sia della produzione e del controllo qualità.

Eccesso enantiomerico e purezza ottica

L'eccesso enantiomerico (ee) quantifica quanto un enantiomero prevale sull'altro:

ee (%) = [ ( [R] − [S] ) / ( [R] + [S] ) ] × 100

Un racemo ha ee = 0%; un enantiomero puro ee = 100%. Storicamente l'ee veniva stimato dalla
purezza ottica, cioè dal rapporto tra la rotazione specifica osservata e quella
dell'enantiomero puro. I due valori coincidono in condizioni ideali, ma non sempre: aggregazioni in
soluzione o impurezze possono falsare la rotazione, e oggi si preferisce misurare l'ee direttamente con
HPLC su fase chirale o con NMR e reagenti chirali. È una distinzione che molti testi elementari ignorano,
ma che in laboratorio fa la differenza tra un dato affidabile e uno fuorviante.

Risoluzione via sali diastereomerici

Il metodo classico sfrutta un'idea elegante: gli enantiomeri di un racemo hanno proprietà fisiche
identiche e non si separano tra loro, ma se li si fa reagire con un secondo reagente chirale puro (il
risolvente) si ottengono due sali diastereomerici, che invece hanno
solubilità, punti di fusione e affinità cromatografiche diversi. Si separano per cristallizzazione,
poi si scinde il sale e si recuperano gli enantiomeri puri.

Risoluzione di un racemo con un risolvente chirale(R) + (S)racemo, 50:50+ (R′) chirale(R)·(R′) e (S)·(R′)DIASTEREOMERIproprietà fisiche diversesepara(R) puro / (S) purodopo scissione del saleGli enantiomeri non si separano da soli: servono un ambiente chirale (risolvente, fase HPLC chirale) o un enzima.
Risoluzione con risolvente chirale. Il racemo (R)+(S) reagisce con un reagente chirale puro (R′) e forma due sali diastereomerici, separabili perché fisicamente diversi. Dopo la separazione si libera ciascun enantiomero. È il principio della separazione di Pasteur, generalizzato.

Cromatografia chirale e risoluzione cinetica

Oggi alla cristallizzazione si affiancano altri due approcci. La cromatografia su fase stazionaria
chirale
separa gli enantiomeri perché formano interazioni diastereomeriche transitorie con la
fase, di forza diversa, e quindi escono dalla colonna a tempi diversi: è il metodo più usato per
misurare l'ee. La risoluzione cinetica sfrutta invece il fatto che un catalizzatore
chirale (spesso un enzima, una lipasi) fa reagire un enantiomero molto più velocemente dell'altro:
si lascia reagire fino a metà conversione e si separano il prodotto (arricchito in un enantiomero) e il
substrato residuo (arricchito nell'altro).

ee non è de

Attenzione a non confondere l'eccesso enantiomerico con l'eccesso diastereomerico
(de): il primo misura la prevalenza di un enantiomero in una coppia speculare; il secondo la prevalenza di un
diastereomero quando nella molecola ci sono più centri stereogenici. Sono parametri diversi che descrivono
fasi diverse di una sintesi stereoselettiva e non vanno mai sommati o scambiati.

I metodi di risoluzione a confronto

Non esiste un metodo universale: la scelta dipende dalla scala, dalla disponibilità di un risolvente
adatto e dal fatto che serva separare o solo misurare. La tabella mette a confronto i tre approcci principali.

Metodo Principio Uso tipico
Sali diastereomerici cristallizzazione di diastereomeri separazione su scala preparativa
Cromatografia chirale interazioni diastereomeriche transitorie misura dell'ee, scala analitica e preparativa
Risoluzione cinetica diversa velocità di reazione spesso enzimatica, fino al 50% di resa

Il limite intrinseco di ogni risoluzione è che si parte da un racemo: la resa massima in un singolo
enantiomero è il 50%. L'altra metà va scartata, riciclata o, quando possibile,
racemizzata e rimessa in ciclo (risoluzione cinetica dinamica), strategia che permette in teoria di
superare la soglia del 50%.

Risoluzione o sintesi asimmetrica?

Storicamente la risoluzione è stata l'unica via per ottenere enantiomeri puri, ed è tuttora
preziosa quando un risolvente economico cristallizza bene. Negli ultimi decenni, però, la
sintesi asimmetrica — costruire direttamente un solo enantiomero con catalizzatori chirali
— ha cambiato le regole, perché evita lo spreco del 50% intrinseco nella risoluzione di un racemo.
Le due strade non si escludono: in produzione si sceglie in base ai costi del catalizzatore chirale, alla
disponibilità di un risolvente economico e al volume richiesto. Per questo l'eccesso enantiomerico
resta il parametro di controllo qualità comune a entrambe: misura quanto un processo — di sintesi o di
separazione — sia riuscito a privilegiare un enantiomero. Nel settore farmaceutico le autorità
fissano soglie stringenti sull'enantiomero indesiderato, trattato come un'impurezza a tutti gli effetti.

In pratica, la decisione tra risolvere un racemo o costruire direttamente l'enantiomero voluto è
quasi sempre economica: si confrontano il costo del risolvente o della fase chirale, il valore dell'enantiomero
scartato e i volumi di produzione. Non esiste una risposta unica valida per ogni molecola.

Domande frequenti

Cos'è l'eccesso enantiomerico?

È la differenza percentuale tra i due enantiomeri rispetto al totale: 0% per un racemo, 100% per un
enantiomero puro.

Eccesso enantiomerico e purezza ottica sono la stessa cosa?

Coincidono in condizioni ideali, ma la purezza ottica si basa sulla rotazione misurata e può essere
falsata; l'ee si misura meglio con HPLC chirale o NMR.

Perché servono i sali diastereomerici per separare gli enantiomeri?

Perché gli enantiomeri hanno proprietà fisiche identiche, mentre i sali diastereomerici no:
solo questi ultimi si possono separare per cristallizzazione.

Cos'è la risoluzione cinetica?

Una separazione basata sulla diversa velocità di reazione dei due enantiomeri con un catalizzatore
chirale, spesso un enzima.

Che differenza c'è tra ee e de?

L'ee riguarda la coppia di enantiomeri; il de riguarda la prevalenza di un diastereomero quando ci sono
più centri stereogenici.

Dalla teoria alla conformità. Se questo argomento riguarda un prodotto che produci, importi o vendi, può tradursi in un obbligo normativo concreto: vedi il nostro servizio di classificazione ed etichettatura CLP e richiedi una verifica del tuo caso.

Approfondisci

Vuoi una verifica sul tuo caso?

Raccontaci cosa produci, importi o vendi: ti diciamo con chiarezza cosa serve per essere in regola, senza tecnicismi inutili e senza blocchi di vendita o spedizione.

Risposta entro 24hConsulenti REACH·CLP·ADRVerifica senza impegno
Richiedi una verificaVedi gli articoli

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.