Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • È una tecnica di spettroscopia vibrazionale che illumina il campione con un laser e analizza la piccola frazione di luce diffusa con energia diversa da quella incidente.
  • Entrambi studiano le vibrazioni dei legami, ma l’IR misura la luce assorbita ed è sensibile ai legami polari (cambio di dipolo), mentre il Raman misura la luce diffusa ed è…
  • Perché l’acqua dà un segnale Raman debolissimo, al contrario dell’IR dove assorbe fortemente e disturba.
  • Sì, spesso.

La spettroscopia Raman illumina un campione con un laser e analizza la minuscola frazione di luce che ne esce con un’energia leggermente diversa: da quella differenza ricava le vibrazioni dei legami e, con esse, una vera e propria impronta molecolare. È una tecnica veloce, non distruttiva e capace di lavorare attraverso vetro e acqua, oggi diffusissima dall’identificazione delle materie prime al controllo qualità.

Vediamo che cos’è il Raman, come funziona l’effetto su cui si basa, perché è complementare all’infrarosso, com’è fatto uno strumento e a cosa serve nella pratica.

Che cos’è la spettroscopia Raman

Il Raman è una tecnica di spettroscopia vibrazionale: come l’infrarosso, studia le vibrazioni dei legami chimici, e quindi i gruppi funzionali e la struttura di una molecola. La differenza sta nel meccanismo: invece di misurare la luce assorbita, il Raman misura la luce diffusa in modo anelastico da un fascio laser. Il risultato è uno spettro di picchi a posizioni caratteristiche, misurate come «spostamento Raman» in numeri d’onda (cm⁻¹).

Uno spettro Raman0100020003000C–ClanelloC=CC–Hspostamento Raman (cm⁻¹) →intensità
Uno spettro Raman. In ascissa lo spostamento Raman (cm⁻¹), in ordinata l’intensità della luce diffusa. Ogni picco corrisponde a una vibrazione: C–Cl, anello aromatico, C=C, C–H. Le posizioni sono caratteristiche dei gruppi funzionali, come nell’IR.

L’effetto Raman in breve

Quando un laser colpisce le molecole, quasi tutta la luce viene diffusa con la stessa energia (diffusione Rayleigh). Ma una frazione su milioni viene diffusa con energia leggermente diversa, perché scambia un quanto di energia vibrazionale con la molecola: è l’effetto Raman. La differenza di energia fra luce incidente e luce diffusa corrisponde esattamente a una vibrazione del legame, ed è ciò che lo spettro misura.

ν̃Raman = ν̃laser − ν̃diffuso  (cm⁻¹)

Lo spostamento Raman non dipende dalla lunghezza d’onda del laser usato, ma solo dalle vibrazioni della molecola: per questo è una grandezza caratteristica e confrontabile, esattamente come le bande IR. L’effetto è approfondito nell’articolo dedicato a Stokes e anti-Stokes.

Raman e infrarosso: complementari

Raman e IR studiano le stesse vibrazioni, ma con regole di selezione diverse, e questo li rende complementari. L’IR è sensibile alle vibrazioni che cambiano il momento di dipolo (legami polari come C=O, O–H); il Raman è sensibile a quelle che cambiano la polarizzabilità (legami simmetrici e poco polari come C=C, C–C, S–S, anelli aromatici). Molte vibrazioni deboli o invisibili in IR sono intense in Raman, e viceversa: usate insieme, le due tecniche danno un quadro vibrazionale completo.

I vantaggi pratici

Il Raman ha caratteristiche che lo rendono prezioso in laboratorio e in produzione.

Vantaggio Perché conta
L’acqua è quasi trasparente ideale per campioni acquosi e biologici
Misura attraverso vetro e plastica analisi senza aprire il contenitore
Non distruttivo, poca preparazione il campione resta intatto
Microscopia Raman mappe chimiche su scala micrometrica
Strumenti portatili identificazione sul campo

Com’è fatto uno strumento Raman

Uno spettrometro Raman ha pochi elementi essenziali: una sorgente laser monocromatica, l’ottica che porta la luce sul campione e ne raccoglie quella diffusa, un filtro (notch o edge) che blocca l’intensissima diffusione Rayleigh lasciando passare i deboli segnali Raman, e uno spettrometro con rivelatore (CCD) che disperde e misura la luce diffusa. La scelta della lunghezza d’onda del laser è cruciale, soprattutto per gestire la fluorescenza, come spiega l’articolo dedicato.

A cosa serve

Il Raman identifica sostanze e ne controlla la qualità in moltissimi campi: riconoscimento di principi attivi e dei loro polimorfi nel farmaceutico, controllo di polimeri e materiali, analisi di pigmenti e beni culturali, caratterizzazione di materiali carboniosi, identificazione di materie prime in ingresso (anche attraverso il contenitore, con strumenti portatili), fino alla rivelazione di tracce con tecniche potenziate come il SERS. È una delle tecniche analitiche in più rapida crescita, e i suoi sotto-temi sono approfonditi negli articoli collegati.

Perché conta nella pratica

Per chi lavora nel controllo qualità e nell’identificazione delle sostanze, il Raman unisce velocità, specificità e praticità: identifica un composto in pochi secondi, spesso senza toccare il campione né aprirne il contenitore. Riconoscere una materia prima all’arrivo, distinguere un polimorfo da un altro, verificare un polimero o smascherare una contraffazione sono operazioni quotidiane in cui il Raman eccelle. Capire come funziona — e come si combina con IR, NMR e spettrometria di massa — è una competenza analitica sempre più richiesta.

Domande frequenti

Che cos’è la spettroscopia Raman?

È una tecnica di spettroscopia vibrazionale che illumina il campione con un laser e analizza la piccola frazione di luce diffusa con energia diversa da quella incidente. La differenza di energia (spostamento Raman, in cm⁻¹) corrisponde alle vibrazioni dei legami e fornisce un’impronta molecolare caratteristica, utile per identificare le sostanze e controllarne la qualità.

In che cosa il Raman è diverso dall’infrarosso?

Entrambi studiano le vibrazioni dei legami, ma l’IR misura la luce assorbita ed è sensibile ai legami polari (cambio di dipolo), mentre il Raman misura la luce diffusa ed è sensibile ai legami simmetrici e poco polari (cambio di polarizzabilità). Sono complementari: molte vibrazioni deboli in IR sono intense in Raman e viceversa, e insieme danno un quadro completo.

Perché il Raman funziona bene con i campioni acquosi?

Perché l’acqua dà un segnale Raman debolissimo, al contrario dell’IR dove assorbe fortemente e disturba. Questo rende il Raman ideale per soluzioni acquose, campioni biologici e processi in fase liquida, dove l’IR fatica. È uno dei motivi della sua diffusione nel monitoraggio di processo e nell’analisi di sistemi biologici.

Si può fare un’analisi Raman attraverso un contenitore?

Sì, spesso. Poiché vetro e molte plastiche danno un segnale Raman debole e trasmettono la luce del laser, è possibile analizzare un campione senza aprire la confezione. È una proprietà sfruttata dagli strumenti portatili per identificare materie prime in ingresso o smascherare contraffazioni direttamente attraverso il contenitore, in modo rapido e non distruttivo.

Qual è il principale limite del Raman?

La fluorescenza. Se il campione o le sue impurezze emettono fluorescenza, questa luce intensa può mascherare il debolissimo segnale Raman e rendere lo spettro inservibile. Si gestisce scegliendo un laser di lunghezza d’onda più lunga (rosso o vicino infrarosso), che riduce la fluorescenza, oltre ad altre strategie descritte nell’articolo dedicato.

Approfondisci: interpretare la spettroscopia Raman

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