ADR e merci pericolose
Spedire e trasportare prodotti chimici in regola con l’ADR, senza blocchi del corriere.
In sintesi
- Sì, il ghiaccio secco (diossido di carbonio solido) è classificato come UN 1845, Classe 9, Gruppo imballaggio III nell’ADR.
- Il ghiaccio secco (UN 1845) è incluso nella disposizione speciale 190 dell’ADR, che consente il trasporto senza i requisiti standard ADR se usato come refrigerante di merci non…
- I colli contenenti ghiaccio secco devono riportare il numero ONU (UN 1845), la denominazione ‘GHIACCIO SECCO’ o ‘DIOSSIDO DI CARBONIO SOLIDO’, la quantità in kg e l’avvertenza sul…
- Per il trasporto aereo il ghiaccio secco (UN 1845) segue le IATA DGR Packing Instructions 954: max 2,5 kg per collo per bagaglio a mano dei passeggeri, fino a 200 kg per collo per…
Il ghiaccio secco è diventato un refrigerante diffuso nelle spedizioni di prodotti alimentari, farmaceutici e biologici. La sua praticità — non produce acqua di fusione, mantiene temperature molto basse — lo rende preferito rispetto al ghiaccio ordinario. Ma molte aziende non sanno che spedire ghiaccio secco richiede di gestirlo come merce pericolosa ADR. In questo caso pratico vediamo cosa succede quando un’azienda di prodotti surgelati inizia a usare CO2 solida per le spedizioni B2B e non si accorge delle implicazioni normative.
Il caso illustra gli errori tipici, i rischi concreti e la procedura corretta per chi usa ghiaccio secco come refrigerante nelle spedizioni su strada e via aerea.
Il contesto: spedizioni di prodotti surgelati con ghiaccio secco
Una piccola azienda agro-alimentare italiana produce gelati artigianali e inizia a spedire a distributori in tutta Italia con box isotermiche contenenti ghiaccio secco come refrigerante. Passando da 5 a 50 spedizioni settimanali, il responsabile logistico acquista ghiaccio secco sfuso da un fornitore industriale — circa 5-10 kg per collo — e lo confeziona internamente nelle box con i prodotti.
Nessuno, in azienda, ha considerato che il ghiaccio secco è classificato come merce pericolosa ADR.
Classificazione ADR del ghiaccio secco
Il ghiaccio secco (diossido di carbonio solido, CO2 solida) è classificato nell’ADR 2025 come:
- Numero ONU: UN 1845
- Denominazione ufficiale di trasporto: GHIACCIO SECCO o DIOSSIDO DI CARBONIO SOLIDO
- Classe: 9 (Merci pericolose varie)
- Gruppo di imballaggio: III (pericolo minore)
Il pericolo principale è la sublimazione: il ghiaccio secco passa direttamente da solido a gas (CO2) a temperatura ambiente. In un vano di carico chiuso o poco ventilato, l’accumulo di CO2 può raggiungere concentrazioni pericolose per il conducente. La CO2 è inodore e incolore: non si percepisce prima che la concentrazione diventi asfissiante.
Quando si applica la disposizione speciale 190
L’ADR 2025 prevede una disposizione speciale fondamentale per il ghiaccio secco: la DS 190 (colonna 6 della Tabella A), che si applica quando il ghiaccio secco è usato come refrigerante di merci non pericolose. In questo caso:
- Non sono richieste le etichette di pericolo ordinarie della Classe 9 (rombo bianco/nero).
- Non è richiesta la lettera di vettura ADR nel formato completo.
- I colli devono comunque riportare marcatura con UN 1845 e quantità in kg.
- I colli devono essere ventilati (non ermeticamente sigillati) per permettere la fuoriuscita del gas.
- L’imballaggio non deve permettere l’accumulo di pressione.
Questa semplificazione non elimina tutti gli obblighi: il conducente deve essere informato del pericolo CO2, il vano di carico deve essere ventilato prima di aprirlo, e le soglie quantitative dell’esenzione parziale (1.1.3.6) devono essere verificate se si trasportano altre merci pericolose contemporaneamente.
Gli errori commessi dall’azienda nel caso pratico
Nel caso in esame, l’azienda commetteva i seguenti errori:
- Nessuna marcatura UN sul collo: le box isotermiche non riportavano “UN 1845” né la quantità di ghiaccio secco in kg, come richiesto dalla DS 190.
- Imballaggi parzialmente sigillati: le box venivano chiuse con nastro adesivo su tutti i lati, senza aperture per la fuoriuscita del gas. In caso di prolungato stazionamento la CO2 poteva accumularsi nell’imballaggio.
- Conducente non informato: il conducente non sapeva che il carico conteneva ghiaccio secco, né conosceva il rischio di apertura in ambienti chiusi.
- Nessuna verifica per trasporti aerei: per alcune spedizioni urgenti l’azienda affidava i colli a corrieri espressi che li consolidavano su voli. Le Packing Instructions IATA 954 non erano state considerate.
Cosa controllare: la procedura corretta
Per chi usa ghiaccio secco come refrigerante nelle spedizioni, la procedura corretta da adottare è:
- Verificare la quantità di ghiaccio secco per unità di trasporto e rispetto ai limiti 1.1.3.6 se presenti altre merci pericolose nel carico.
- Assicurarsi che ogni collo sia ventilato: almeno una piccola apertura non sigillata che permetta la fuoriuscita del gas CO2.
- Applicare su ogni collo la marcatura: “GHIACCIO SECCO – UN 1845 – [quantità] kg”.
- Informare il conducente per iscritto (istruzione minimale) del contenuto e del rischio CO2 in ambienti chiusi.
- Per spedizioni aeree: verificare i limiti IATA DGR PI 954 (max 200 kg per collo cargo, comunicazione al vettore) e preparare la documentazione richiesta.
Perché il rischio non è solo formale
Il ghiaccio secco è classificato Classe 9 GE III — la classe meno restrittiva — e le disposizioni speciali ADR lo semplificano ulteriormente. Ma il pericolo fisico è reale: la CO2 a concentrazioni superiori al 4-5% nell’aria provoca cefalea, vertigini e perdita di coscienza. Incidenti con ghiaccio secco in ambienti chiusi (container, celle frigorifere, furgoni) si verificano regolarmente. La conformità ADR, in questo caso, coincide direttamente con la sicurezza del personale.
Domande frequenti
Il ghiaccio secco è una merce pericolosa ADR?
Sì. Il ghiaccio secco (diossido di carbonio solido) è classificato come UN 1845, Classe 9, Gruppo imballaggio III nell’ADR. Emette CO2 gassosa per sublimazione, con rischio di asfissia in ambienti chiusi e di sovrappressione negli imballaggi sigillati.
Quanta CO2 solida si può trasportare senza documentazione ADR completa?
Il ghiaccio secco (UN 1845) è incluso nella disposizione speciale 190 dell’ADR, che consente il trasporto senza i requisiti standard ADR se usato come refrigerante di merci non pericolose in colli ventilati, purché il quantitativo non superi le soglie dell’esenzione parziale 1.1.3.6. Per quantità maggiori si applicano i requisiti ordinari compresa la documentazione.
Che marcatura deve avere un collo con ghiaccio secco?
I colli contenenti ghiaccio secco devono riportare il numero ONU (UN 1845), la denominazione ‘GHIACCIO SECCO’ o ‘DIOSSIDO DI CARBONIO SOLIDO’, la quantità in kg e l’avvertenza sul rischio di asfissia se l’imballaggio è usato in ambienti poco ventilati.
Come si gestisce il ghiaccio secco su un volo aereo?
Per il trasporto aereo il ghiaccio secco (UN 1845) segue le IATA DGR Packing Instructions 954: max 2,5 kg per collo per bagaglio a mano dei passeggeri, fino a 200 kg per collo per cargo. L’imballaggio deve permettere la fuoriuscita di CO2. Occorre la Shipper’s Declaration (o esenzione documentata) e la comunicazione al vettore aereo.
Quali errori tipici si fanno con il ghiaccio secco nelle spedizioni B2B?
Gli errori più comuni sono: non classificarlo come merce pericolosa (UN 1845 Classe 9), usare imballaggi rigidamente sigillati che provocano sovrappressione, non ventilare il vano di carico, non avvisare il conducente del rischio CO2, omettere la marcatura UN sul collo e non verificare i limiti di quantità per il trasporto aereo.
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Classificazione, marcatura colli, ventilazione, informativa al conducente, limiti aerei: verifichiamo la vostra procedura e la mettiamo in linea con l’ADR 2025 e le IATA DGR.
Fonti ufficiali
- UNECE — ADR 2025 (Tabella A Capitolo 3.2, UN 1845)
- IATA — DGR Packing Instructions 954 (CO2 solida)
- EUR-Lex — Direttiva 2008/68/CE
Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).
