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Chimica analitica e di laboratorio
Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.
In sintesi
- La capillare è un sottile tubo di silice fusa con la fase stazionaria depositata come film sulle pareti e il centro libero per il gas; l’impaccata è un tubo più largo…
- È lo spessore df della fase stazionaria sulle pareti della capillare, tipicamente 0,1–1 µm.
- Aumentare la lunghezza migliora il potere risolutivo ma allunga i tempi e richiede più pressione; ridurre il diametro interno aumenta l’efficienza ma abbassa la capacità di…
- Perché la geometria aperta riduce drasticamente l’allargamento dei picchi: il gas scorre senza ostacoli, i percorsi di diffusione sono brevi e l’efficienza può superare i…
La colonna è il cuore del gascromatografo: è qui che la miscela si separa nei suoi componenti. La scelta fra una colonna capillare e una impaccata condiziona tutto il resto dell’analisi: l’efficienza, la velocità, la capacità di carico e perfino il rivelatore che potrai usare. Per il tecnico di laboratorio capire queste differenze è il punto di partenza per impostare un metodo che funzioni.
Vediamo come sono fatte le due famiglie di colonne, che cos’è la fase stazionaria a film sottile, come lunghezza e diametro incidono sulla separazione e perché oggi le capillari dominano la pratica analitica.
Due famiglie di colonne
In gascromatografia esistono due tipi fondamentali di colonna. Le colonne impaccate sono tubi (in genere acciaio o vetro) di pochi millimetri di diametro interno, riempiti con un materiale di supporto granulare ricoperto dalla fase stazionaria liquida; sono robuste e sopportano grandi quantità di campione. Le colonne capillari (o open tubular) sono sottilissimi tubi di silice fusa, con diametro interno inferiore al millimetro, in cui la fase stazionaria è depositata come film sulle pareti interne, lasciando il centro del tubo libero per il passaggio del gas. È questa geometria aperta a dare alle capillari la loro straordinaria efficienza.
La fase stazionaria a film sottile
Nelle capillari moderne la fase stazionaria non è più un liquido versato su un supporto, ma un film sottilissimo, spesso chimicamente legato (bonded) e reticolato (cross-linked) alle pareti di silice. Lo spessore del film, indicato con df, è dell’ordine di 0,1–1 µm. Un film sottile dà picchi stretti ed eluizioni rapide, ideale per analiti ad alto punto di ebollizione; un film più spesso aumenta la capacità di carico e la ritenzione dei composti volatili, ma allarga un poco i picchi. La natura chimica del film (polidimetilsilossano apolare, fasi polari con gruppi cianopropil o glicole polietilenico) determina la selettività verso le diverse classi di composti.
Lunghezza, diametro e film: i tre numeri
Una colonna capillare si descrive con tre parametri: lunghezza (tipicamente 15, 30 o 60 m), diametro interno (0,10–0,53 mm) e spessore del film. Aumentare la lunghezza migliora il potere risolutivo, ma allunga i tempi di analisi e richiede pressioni maggiori. Ridurre il diametro interno aumenta l’efficienza (picchi più stretti) ma riduce la capacità di carico e impone iniezioni più piccole. Sono leve da bilanciare in funzione del problema analitico: una 30 m × 0,25 mm × 0,25 µm è il compromesso più diffuso per le analisi di routine.
N = 16 · tR2w2 · risoluzione ∝ √N
L’efficienza si quantifica con il numero di piatti teorici N, calcolato dal tempo di ritenzione tR e dalla larghezza del picco w: più N è alto, più stretti sono i picchi e migliore la separazione. La risoluzione cresce con la radice di N, quindi raddoppiare la lunghezza (e quindi N) migliora la risoluzione solo di circa il 40%: è il motivo per cui non conviene allungare le colonne all’infinito.
Capillari e impaccate a confronto
La tabella riassume le differenze pratiche che il tecnico incontra ogni giorno.
| Caratteristica | Capillare | Impaccata |
|---|---|---|
| Diametro interno | 0,10–0,53 mm | 2–4 mm |
| Lunghezza tipica | 15–60 m | 1–3 m |
| Efficienza (piatti teorici) | molto alta | moderata |
| Capacità di carico | bassa | alta |
| Fase stazionaria | film sulle pareti | liquido su supporto granulare |
| Uso tipico | routine, miscele complesse | gas permanenti, analisi preparative |
Perché le capillari dominano
La superiorità delle capillari nasce dalla loro geometria aperta: il gas scorre senza ostacoli, i percorsi di diffusione sono brevi e regolari, quindi l’allargamento dei picchi è minimo. Il risultato sono picchi stretti, alta risoluzione e la capacità di separare decine o centinaia di componenti in una sola corsa, come richiede l’analisi di aromi, oli essenziali, residui di solventi o profili di idrocarburi. Le colonne impaccate restano insostituibili solo in nicchie specifiche, soprattutto per i gas permanenti su fasi solide adsorbenti.
Perché conta nella pratica
Scegliere la colonna giusta è la prima decisione di ogni metodo GC e quella che più condiziona il risultato. Sbagliare diametro, lunghezza o polarità della fase significa picchi che si sovrappongono, tempi inutilmente lunghi o sovraccarico che deforma i segnali. Per il tecnico di azienda, saper leggere la sigla di una colonna e collegarla al problema analitico (volatilità degli analiti, complessità della miscela, rivelatore disponibile) è una competenza quotidiana che fa la differenza tra un metodo affidabile e uno problematico.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra colonna capillare e impaccata?
La capillare è un sottile tubo di silice fusa con la fase stazionaria depositata come film sulle pareti e il centro libero per il gas; l’impaccata è un tubo più largo riempito di un supporto granulare ricoperto di fase liquida. La capillare offre efficienza molto più alta e picchi stretti, l’impaccata maggiore capacità di carico ed è usata soprattutto per i gas permanenti.
Che cos’è lo spessore del film e perché conta?
È lo spessore df della fase stazionaria sulle pareti della capillare, tipicamente 0,1–1 µm. Un film sottile dà picchi stretti ed eluizioni rapide, adatto ad analiti poco volatili; un film spesso aumenta ritenzione e capacità di carico per i composti volatili, al prezzo di picchi leggermente più larghi. È un parametro da scegliere in base alla volatilità degli analiti.
Come influiscono lunghezza e diametro sulla separazione?
Aumentare la lunghezza migliora il potere risolutivo ma allunga i tempi e richiede più pressione; ridurre il diametro interno aumenta l’efficienza ma abbassa la capacità di carico, imponendo iniezioni più piccole. La 30 m × 0,25 mm × 0,25 µm è il compromesso più comune per la routine, modificabile quando servono più risoluzione o più carico.
Perché le capillari hanno sostituito le impaccate?
Perché la geometria aperta riduce drasticamente l’allargamento dei picchi: il gas scorre senza ostacoli, i percorsi di diffusione sono brevi e l’efficienza può superare i centomila piatti teorici. Questo consente di separare miscele molto complesse in una sola corsa. Le impaccate restano competitive solo per i gas permanenti e i setacci molecolari, dove la fase solida adsorbente è un vantaggio.
Quando conviene ancora usare una colonna impaccata?
Quando si analizzano gas permanenti come O₂, N₂, CO, CO₂ e idrogeno su fasi solide adsorbenti o setacci molecolari, dove la grande superficie del supporto granulare separa bene specie che le capillari trattano con difficoltà. Sono utili anche in analisi preparative o quando serve grande capacità di carico. Per la maggior parte delle analisi organiche, invece, la capillare resta la scelta migliore.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.