Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

7 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • La GC usa un gas come fase mobile e analizza composti volatili e stabili al calore; l’HPLC usa un liquido e gestisce composti non volatili, termolabili o di grande peso…
  • L’elio offre ottime prestazioni ed è inerte, ma è costoso e di disponibilità variabile; l’idrogeno è efficiente ed economico ma infiammabile e richiede precauzioni; l’azoto è…
  • È l’accoppiamento tra gascromatografo e spettrometro di massa: la GC separa i componenti, la MS ne determina la massa e quindi l’identità, confrontandola con librerie…
  • Perché in GC la separazione dipende dalla temperatura: controllarla con precisione e farla variare in modo programmato è ciò che permette di separare nello stesso ciclo…

La gascromatografia (GC, da gas chromatography) è la tecnica d’elezione per separare e analizzare i composti volatili e termicamente stabili: solventi, aromi, residui di lavorazione, idrocarburi, contaminanti ambientali. In un laboratorio chimico è lo strumento a cui si ricorre quando il campione può essere portato allo stato di vapore senza decomporsi.

Vediamo com’è fatto uno strumento GC, perché la temperatura è il parametro più importante, quali rivelatori si usano e quando la GC è la scelta giusta (e quando invece serve l’HPLC). Affronteremo anche gli aspetti che fanno la differenza nella pratica quotidiana: scelta e cura della colonna, preparazione del campione, modi di quantificare e manutenzione ordinaria — cioè tutto ciò che separa un metodo che dà numeri affidabili da uno che li dà solo a volte.

Come è fatto uno strumento GC

Un gascromatografo si compone di poche parti, ciascuna con un ruolo preciso:

  • Iniettore: vaporizza il campione e lo immette in testa alla colonna;
  • Gas di trasporto (carrier): un gas inerte — elio, azoto o idrogeno — che fa da fase mobile;
  • Colonna capillare: un sottile capillare lungo decine di metri, con la fase stazionaria sulle pareti, alloggiato in un forno a temperatura controllata;
  • Rivelatore: trasforma in segnale elettrico ciò che esce dalla colonna.
fase mobileIniettoreColonnafase stazionaria (impaccamento)RivelatoreCromatogramma
Architettura di un gascromatografo. Il gas di trasporto spinge il campione vaporizzato attraverso la colonna nel forno; ogni componente esce a un tempo diverso e il rivelatore costruisce il cromatogramma.

La grandezza che governa la ritenzione è proprio la costante di distribuzione:

K = cs (fase stazionaria)cm (fase mobile)

Il ruolo della temperatura

A differenza dell’HPLC, in GC la separazione è governata soprattutto dalla temperatura del forno. Alzando la temperatura si riduce K e i composti escono prima. Si lavora quasi sempre con una programmata di temperatura: si parte bassi per separare bene i composti leggeri e si sale gradualmente per far uscire in tempi ragionevoli anche quelli più pesanti.

40°C160°C280°Cisoterma inizialerampaisoterma finaletempo →temperatura del forno
Una programmata di temperatura tipica. Un’isoterma iniziale separa i composti volatili, poi una rampa porta il forno alla temperatura finale per eluire i composti meno volatili; un’isoterma finale ‘pulisce’ la colonna dai residui più pesanti.

La programmata è la leva principale per mettere a punto un metodo GC: rampe più dolci migliorano la separazione ma allungano i tempi; rampe più ripide accorciano l’analisi ma rischiano di sovrapporre i picchi.

I rivelatori più comuni

Rivelatore Sigla Punto di forza Uso tipico
A ionizzazione di fiamma FID universale per composti organici, ampio intervallo lineare idrocarburi, solventi
A cattura di elettroni ECD sensibilissimo agli alogenati pesticidi, clorurati
Spettrometro di massa MS identifica le molecole, non solo le separa analisi di conferma, ignoti

Quando scegliere la GC (e quando no)

La GC è la scelta giusta quando il campione è volatile o può essere reso tale, ed è stabile al calore. È imbattibile per:

  • solventi residui in prodotti finiti, imballaggi e dispositivi;
  • composti organici volatili (VOC) in aria, acqua e materiali;
  • aromi e fragranze in cosmetici e detergenti;
  • controllo di purezza di solventi e intermedi di sintesi.

Non è invece adatta a molecole grandi, ioniche, polari o termolabili: zuccheri, proteine, principi attivi non volatili. In quei casi si passa alla cromatografia liquida.

GC, conformità e sicurezza

I dati di una GC alimentano obblighi documentali concreti: la quantificazione dei solventi residui e dei VOC è un dato di partenza per compilare correttamente la scheda dati di sicurezza e per valutare l’esposizione dei lavoratori nell’ambito del rischio chimico. Sul fronte sicurezza, l’uso di idrogeno come gas di trasporto richiede precauzioni specifiche per il rischio di esplosione.

Identificare e quantificare in GC

L’identificazione di un picco si basa sul confronto del suo tempo di ritenzione con quello di standard noti, oppure — in modo molto più sicuro — sullo spettro di massa quando si lavora in GC-MS. Per la quantificazione si usano due approcci complementari:

  • Standard esterno: si costruisce una curva di taratura con soluzioni a concentrazione nota e si confrontano le aree dei picchi del campione con la curva;
  • Standard interno: si aggiunge al campione una quantità nota di un composto di riferimento, che corregge le piccole variazioni di volume iniettato e rende il dato molto più robusto.

Nei metodi validati lo standard interno è quasi sempre preferito, soprattutto con l’iniezione manuale, perché compensa proprio l’errore più insidioso della GC: la variabilità del volume di campione che entra effettivamente in colonna.

La colonna capillare: i parametri che contano

Gran parte della qualità di una separazione GC si decide nella scelta della colonna. Quattro parametri fanno la differenza:

  • Lunghezza (10–60 m): più è lunga, più piatti teorici e più risoluzione, ma tempi più lunghi e maggiore contropressione;
  • Diametro interno (0,10–0,53 mm): i capillari stretti danno efficienza più alta ma accettano meno campione;
  • Spessore del film della fase stazionaria: film spessi trattengono di più e gestiscono i composti molto volatili, film sottili velocizzano l’eluizione dei composti pesanti;
  • Polarità della fase: si sceglie secondo il principio “simile scioglie simile”, cioè in base alla chimica degli analiti da separare.

Cambiare colonna è spesso il primo intervento quando un metodo non separa abbastanza: la selettività della fase stazionaria è una leva potente, esattamente come in HPLC.

La preparazione del campione

In GC il campione deve arrivare in colonna pulito e in forma adatta. Le tecniche più comuni in laboratorio sono:

  • Spazio di testa (headspace): si analizza il vapore sopra il campione, ideale per i volatili in matrici complesse (alimenti, polimeri) senza iniettare la matrice;
  • Microestrazione in fase solida (SPME): una fibra adsorbe i volatili e li rilascia nell’iniettore, con sensibilità elevata e senza solventi;
  • Derivatizzazione: si modifica chimicamente un composto poco volatile o poco stabile per renderlo analizzabile in GC.

Una preparazione del campione mal fatta è la causa più frequente di risultati non riproducibili e di colonne che si sporcano in fretta.

Manutenzione: piccoli gesti, grande affidabilità

La maggior parte dei problemi di un metodo GC non viene dalla teoria ma dalla manutenzione trascurata. Tre interventi ricorrenti tengono lo strumento in salute:

  • Liner e setto dell’iniettore: vanno sostituiti con regolarità, perché si sporcano e trattengono residui che causano picchi sdoppiati o aree non riproducibili;
  • Taglio della testa della colonna: eliminare i primi centimetri elimina la zona dove si accumula lo sporco non volatile, restituendo picchi netti;
  • Purezza dei gas: un gas di trasporto contaminato da ossigeno o umidità degrada la fase stazionaria e accorcia la vita della colonna.

Annotare queste operazioni su un registro di strumento è anche un requisito tipico dei sistemi qualità di laboratorio.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra GC e HPLC?

La GC usa un gas come fase mobile e analizza composti volatili e stabili al calore; l’HPLC usa un liquido e gestisce composti non volatili, termolabili o di grande peso molecolare. Sono tecniche complementari, non alternative.

Quale gas di trasporto conviene usare?

L’elio offre ottime prestazioni ed è inerte, ma è costoso e di disponibilità variabile; l’idrogeno è efficiente ed economico ma infiammabile e richiede precauzioni; l’azoto è economico ma più lento. La scelta bilancia prestazioni, costo e sicurezza del laboratorio.

Che cos’è la GC-MS?

È l’accoppiamento tra gascromatografo e spettrometro di massa: la GC separa i componenti, la MS ne determina la massa e quindi l’identità, confrontandola con librerie spettrali. È lo strumento di riferimento per analisi qualitative e di conferma.

Perché la colonna sta in un forno?

Perché in GC la separazione dipende dalla temperatura: controllarla con precisione e farla variare in modo programmato è ciò che permette di separare nello stesso ciclo composti con volatilità molto diverse.

Si può iniettare un campione liquido?

Sì: l’iniettore è riscaldato e vaporizza istantaneamente il liquido prima che entri in colonna. Esistono diverse modalità di iniezione (split, splitless, on-column) scelte in base alla concentrazione e alla natura del campione.

Approfondisci: la gascromatografia

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