Chimica fisica

Termodinamica, cinetica ed equilibri: i principi dietro i processi chimici.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica fisica

In sintesi

  • È il massimo lavoro utile che si può ottenere da un sistema mentre raggiunge l’equilibrio con l’ambiente circostante.
  • L’energia, secondo il primo principio, si conserva sempre e misura la quantità complessiva.
  • Perché i processi irreversibili, come attriti, scambi di calore tra corpi a temperature molto diverse, mescolamenti ed espansioni incontrollate, generano entropia.
  • Serve a valutare l’efficienza reale di un processo o di un impianto.

Non tutta l’energia è ugualmente «utile». Un serbatoio di acqua bollente e l’oceano contengono enormi quantità di energia, ma solo da una differenza di temperatura si può ricavare lavoro. L’exergia è il concetto che misura proprio questo: la quantità massima di lavoro utile che si può estrarre da un sistema mentre raggiunge l’equilibrio con l’ambiente. È la misura della «qualità» dell’energia, distinta dalla sua quantità.

Vediamo la differenza tra quantità e qualità dell’energia, che cos’è esattamente l’exergia, perché le irreversibilità la distruggono e a che cosa serve questo concetto.

Quantità e qualità dell’energia

Il primo principio della termodinamica dice che l’energia si conserva: non si crea né si distrugge. Ma non dice nulla sulla sua utilizzabilità. L’energia di un combustibile può diventare lavoro; quella dispersa come calore a temperatura ambiente, no. La stessa quantità di energia può quindi avere «qualità» molto diverse a seconda della forma in cui si trova. È il secondo principio a introdurre questa distinzione, e l’exergia a quantificarla.

ΔG=0ΔH<0, ΔS>0: sempre spontaneaΔH>0, ΔS>0: spontanea sopra TcTctemperatura T →ΔG (spontanea se < 0)
Energia utilizzabile. L’exergia misura quanto lavoro utile si può davvero ricavare da un sistema rispetto al suo ambiente: dipende non solo dall’energia contenuta, ma da quanto il sistema è «lontano» dall’equilibrio con l’ambiente.

Che cos’è l’exergia

L’exergia di un sistema è il massimo lavoro utile che se ne può ottenere portandolo in equilibrio con l’ambiente circostante. Dipende quindi non solo dallo stato del sistema, ma anche dallo stato dell’ambiente di riferimento: un corpo caldo ha exergia rispetto a un ambiente freddo, ma non rispetto a un ambiente alla stessa temperatura. Quando il sistema è già in equilibrio con l’ambiente, la sua exergia è nulla: non se ne può più ricavare lavoro, per quanta energia contenga.

Le irreversibilità distruggono exergia

Mentre l’energia si conserva sempre, l’exergia non si conserva: viene distrutta ogni volta che un processo è irreversibile. Attriti, scambi di calore tra corpi a temperature molto diverse, mescolamenti, espansioni incontrollate: tutti questi fenomeni generano entropia e, così facendo, riducono il lavoro utile che si sarebbe potuto ottenere. La quantità di lavoro perso è legata all’entropia generata e alla temperatura dell’ambiente: più un processo è irreversibile, più exergia va sprecata.

lavoro perso  ≈  T0 × (entropia generata)  le irreversibilità distruggono exergia

A che cosa serve il concetto

L’analisi basata sull’exergia è uno strumento potente per valutare l’efficienza reale dei processi. A differenza di un semplice bilancio energetico, che dice solo quanta energia entra ed esce, l’analisi dell’exergia individua dove e quanto lavoro utile viene sprecato. Permette così di capire quali parti di un impianto o di un processo sono le più inefficienti e dove conviene intervenire per migliorare, informazioni che il solo primo principio non potrebbe fornire.

Aspetto Energia (1° principio) Exergia (2° principio)
Si conserva? sì, sempre no, può essere distrutta
Che cosa misura la quantità la qualità / utilizzabilità
Dipende dall’ambiente? no

Una prospettiva sulla sostenibilità

Il concetto di exergia offre uno sguardo più profondo sull’uso dell’energia: non basta «non sprecare energia», perché l’energia non si perde mai; ciò che davvero si spreca è la sua qualità, cioè l’exergia. Usare un combustibile ad alta temperatura per scaldare appena un ambiente, ad esempio, distrugge molta exergia anche se «conserva» l’energia. Per questo l’analisi exergetica è sempre più usata nella valutazione dell’efficienza e della sostenibilità dei sistemi energetici.

Quadro d’insieme

L’exergia misura il massimo lavoro utile ottenibile da un sistema rispetto al suo ambiente: è la «qualità» dell’energia, distinta dalla quantità che il primo principio conserva. Le irreversibilità la distruggono, generando entropia e lavoro perso. L’analisi dell’exergia individua dove si sprecano risorse ed è uno strumento chiave per l’efficienza e la sostenibilità.

Domande frequenti

Che cos’è l’exergia?

È il massimo lavoro utile che si può ottenere da un sistema mentre raggiunge l’equilibrio con l’ambiente circostante. Misura la «qualità» dell’energia, cioè la sua reale utilizzabilità, e non solo la quantità. Dipende sia dallo stato del sistema sia da quello dell’ambiente di riferimento: lo stesso sistema ha exergia diversa a seconda dell’ambiente con cui può scambiare energia, e ne ha zero quando è già in equilibrio con esso.

Qual è la differenza tra energia ed exergia?

L’energia, secondo il primo principio, si conserva sempre e misura la quantità complessiva. L’exergia misura invece la qualità, cioè quanto di quell’energia può essere convertito in lavoro utile, e non si conserva: può essere distrutta dai processi irreversibili. Inoltre l’exergia dipende dall’ambiente di riferimento, mentre l’energia no. Due sistemi con la stessa energia possono avere exergie molto diverse a seconda della forma in cui quell’energia si trova.

Perché le irreversibilità distruggono exergia?

Perché i processi irreversibili, come attriti, scambi di calore tra corpi a temperature molto diverse, mescolamenti ed espansioni incontrollate, generano entropia. Questa generazione di entropia corrisponde a una perdita di lavoro utile che si sarebbe potuto ottenere: l’energia resta, ma una parte della sua capacità di produrre lavoro è andata persa. La quantità di lavoro perso è tanto maggiore quanto più entropia viene generata e quanto più alta è la temperatura dell’ambiente.

A che cosa serve l’analisi dell’exergia?

Serve a valutare l’efficienza reale di un processo o di un impianto. A differenza di un semplice bilancio energetico, che indica solo quanta energia entra ed esce, l’analisi dell’exergia mostra dove e quanto lavoro utile viene sprecato. Permette così di individuare i componenti più inefficienti di un sistema e i punti in cui conviene intervenire per migliorare, fornendo informazioni che il solo primo principio della termodinamica non è in grado di dare.

Che rapporto c’è tra exergia e sostenibilità?

L’exergia offre una prospettiva più profonda sull’uso delle risorse: poiché l’energia non si perde mai, ciò che davvero si spreca è la sua qualità, cioè l’exergia. Usare una fonte di energia molto pregiata per un compito che ne richiederebbe poca distrugge exergia anche «conservando» l’energia. Per questo l’analisi exergetica è sempre più impiegata per valutare l’efficienza e la sostenibilità dei sistemi energetici, aiutando ad accoppiare ogni fonte all’uso più appropriato.

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