Sicurezza e rischio chimico

Valutazione del rischio chimico e obblighi di sicurezza sul lavoro.

4 min di letturaAggiornato il 01/06/2026sicurezza lavoro

In sintesi

  • Perché gli antiblastici agiscono sulla replicazione cellulare e molti sono classificati cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione.
  • La buona pratica e le linee guida indicano la centralizzazione in una UFA gestita dalla farmacia, con cappa di sicurezza biologica o isolatore.
  • Una cappa di sicurezza biologica a flusso laminare verticale di classe II, oppure un isolatore.
  • Sì.

Negli ospedali, nelle farmacie oncologiche e nei reparti che somministrano chemioterapia, i farmaci antiblastici rappresentano un rischio chimico spesso sottovalutato per chi li manipola. Molti di questi farmaci sono cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione: proteggere infermieri, farmacisti e personale di supporto è un obbligo preciso, non una buona pratica facoltativa.

Perché gli antiblastici sono pericolosi per chi li manipola

I farmaci chemioterapici antiblastici agiscono interferendo con la replicazione cellulare. Questa stessa proprietà li rende pericolosi anche per gli operatori esposti: molti sono classificati come cancerogeni e/o mutageni e tossici per la riproduzione. L’esposizione professionale non avviene per la dose terapeutica, ma per il contatto ripetuto con tracce di farmaco durante preparazione, trasporto, somministrazione, gestione degli escreti del paziente e smaltimento.

Le vie di esposizione sono l’inalazione di aerosol e particelle, il contatto cutaneo (con flaconi, superfici, guanti contaminati) e, raramente, l’ingestione accidentale. Per i farmaci classificati CMR si applica il Titolo IX Capo II del D.Lgs 81/2008.

Il quadro di riferimento

Oltre al Testo Unico, il riferimento tecnico storico è il Provvedimento della Conferenza Stato-Regioni del 5 agosto 1999, «Documento di linee guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario». Definisce le misure organizzative, tecniche e procedurali per ridurre l’esposizione.

La preparazione centralizzata in UFA

Il principio cardine è la centralizzazione della preparazione in un’unica struttura dedicata, la UFA (Unità Farmaci Antiblastici), gestita dalla farmacia ospedaliera. Qui la preparazione avviene in condizioni controllate:

  • sotto cappa di sicurezza biologica a flusso laminare verticale di classe II, oppure in isolatore, lontano da fonti di calore e correnti d’aria;
  • in locali a contaminazione controllata, con ricambi d’aria e gradienti di pressione adeguati;
  • con sistemi a circuito chiuso per il trasferimento del farmaco (CSTD), che riducono il rilascio di aerosol e vapori;
  • con procedure scritte per la preparazione, il trasporto in contenitori dedicati e la somministrazione.
Misura Indicazione
Luogo di preparazione UFA centralizzata (farmacia)
Dispositivo di contenimento cappa flusso laminare verticale classe II o isolatore
Trasferimento farmaco sistemi a circuito chiuso (CSTD)
Classificazione tipica molti CMR → Titolo IX Capo II

DPI, spandimenti e smaltimento

Gli operatori usano guanti specifici (spesso doppio guanto), camici impermeabili a maniche lunghe, protezione respiratoria e oculare nelle fasi a rischio. Devono essere disponibili kit per la gestione degli spandimenti accidentali e procedure di decontaminazione. I residui, i materiali monouso contaminati e gli escreti dei pazienti trattati vanno gestiti come rifiuti pericolosi secondo le regole sanitarie.

Sorveglianza sanitaria e registro

Il personale esposto va sottoposto a sorveglianza sanitaria dal medico competente e, per i farmaci classificati cancerogeni o mutageni, iscritto nel registro degli esposti. Particolare attenzione è dedicata alle lavoratrici in gravidanza o in allattamento, per le quali è prevista la non adibizione alle lavorazioni a rischio.

Domande frequenti

Perché un farmaco che cura può essere un rischio per chi lo prepara?

Perché gli antiblastici agiscono sulla replicazione cellulare e molti sono classificati cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione. Per il paziente sono una terapia controllata; per l’operatore l’esposizione è ripetuta, non terapeutica e non voluta, e per questo va azzerata con misure tecniche e DPI.

La preparazione si può fare nel reparto?

La buona pratica e le linee guida indicano la centralizzazione in una UFA gestita dalla farmacia, con cappa di sicurezza biologica o isolatore. La preparazione estemporanea in reparto, senza contenimento adeguato, espone l’operatore ad aerosol e contaminazioni ed è da evitare.

Quale cappa serve per preparare gli antiblastici?

Una cappa di sicurezza biologica a flusso laminare verticale di classe II, oppure un isolatore. Le cappe chimiche a flusso orizzontale non sono adatte, perché proteggono il prodotto ma soffiano l’aria verso l’operatore.

Serve la sorveglianza sanitaria per il personale oncologico?

Sì. Il personale che manipola antiblastici classificati CMR rientra negli obblighi del Titolo IX Capo II: sorveglianza sanitaria, registro degli esposti e tutela rafforzata per le lavoratrici in gravidanza e allattamento.

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