Sicurezza e rischio chimico
Valutazione del rischio chimico e obblighi di sicurezza sul lavoro.
In sintesi
- Non esiste un valore limite vincolante nel senso degli allegati del D.Lgs 81/2008.
- Dalle perdite dei circuiti, dai raccordi e dalle maschere, e dall’aria espirata dal paziente.
- Con impianti di evacuazione dei gas anestetici collegati alle apparecchiature, una buona ventilazione con sufficienti ricambi d’aria, la manutenzione di circuiti e maschere,…
- Sì.
In sala operatoria l’anestesia per via inalatoria espone il personale → anestesisti, infermieri, chirurghi → a basse concentrazioni di gas e vapori anestetici disperse nell’ambiente. È un rischio chimico cronico, legato alla qualità degli impianti e dei comportamenti, che va valutato e monitorato.
Quali gas e perché preoccupano
I principali agenti sono il protossido di azoto (N₂O) e gli anestetici alogenati (sevoflurano, desflurano, isoflurano). L’esposizione professionale non riguarda le dosi somministrate al paziente, ma le quantità che sfuggono dai circuiti, dalla maschera, dai raccordi e dall’espirato del paziente. Gli effetti studiati riguardano disturbi neurocomportamentali, possibili effetti sulla riproduzione (in particolare per il protossido) ed effetti epatici e renali per gli alogenati.
I valori di riferimento
In Italia il riferimento tecnico è la Circolare del Ministero della Sanità n. 5 del 14 marzo 1989, che raccomanda valori di concentrazione ambientale per il protossido di azoto. Diverse istituzioni internazionali, come il NIOSH, indicano valori più cautelativi.
| Gas | Valore raccomandato | Fonte |
|---|---|---|
| Protossido di azoto (sale post-1989) | 50 ppm (media) | Circolare 5/1989 |
| Protossido di azoto (sale ante-1989) | 100 ppm (media) | Circolare 5/1989 |
| Anestetici alogenati | 2 ppm (ceiling) | Circolare 5/1989 |
| Protossido di azoto | 25 ppm (riferimento più cautelativo) | NIOSH |
Sono valori raccomandati e di buona tecnica, non un valore limite vincolante in senso stretto: questo non riduce l’obbligo del datore di lavoro di valutare e contenere l’esposizione.
Le misure di prevenzione
- impianti di evacuazione dei gas anestetici (AGSS) collegati alle apparecchiature, che captano i gas espirati ed esausti;
- ventilazione della sala operatoria con un numero adeguato di ricambi d’aria all’ora e immissione di aria pulita;
- manutenzione di circuiti, raccordi e maschere per ridurre le perdite;
- tecniche anestesiologiche a basso flusso e corretto uso delle maschere;
- monitoraggio ambientale periodico delle concentrazioni nei punti di lavoro.
Monitoraggio e sorveglianza
La valutazione del rischio si basa sul monitoraggio ambientale (e, dove indicato, biologico) per verificare che le concentrazioni restino sotto i valori di riferimento. Le misure vanno ripetute nel tempo e dopo ogni modifica degli impianti, perché l’esposizione dipende molto dalla manutenzione e dalle abitudini di lavoro. I risultati del monitoraggio vanno conservati e confrontati turno dopo turno, così da intercettare per tempo eventuali derive delle concentrazioni in sala. Il personale di sala è sottoposto a sorveglianza sanitaria; si presta particolare attenzione alle lavoratrici in gravidanza, vista la sensibilità del protossido di azoto per la sfera riproduttiva, fino alla non adibizione alle attività con esposizione non controllata.
Domande frequenti
Esiste un valore limite di legge per i gas anestetici?
Non esiste un valore limite vincolante nel senso degli allegati del D.Lgs 81/2008. Il riferimento tecnico nazionale è la Circolare del Ministero della Sanità 5/1989, che raccomanda 50 ppm per il protossido di azoto nelle sale costruite o ristrutturate dopo il 1989 (100 ppm nelle precedenti) e 2 ppm come ceiling per gli alogenati. Restano comunque gli obblighi generali di valutazione e contenimento.
Da dove arriva l’esposizione del personale?
Dalle perdite dei circuiti, dai raccordi e dalle maschere, e dall’aria espirata dal paziente. Non dipende dalla dose somministrata, ma dalla tenuta degli impianti e dalla qualità della ventilazione e dell’evacuazione dei gas.
Come si riduce l’esposizione in sala operatoria?
Con impianti di evacuazione dei gas anestetici collegati alle apparecchiature, una buona ventilazione con sufficienti ricambi d’aria, la manutenzione di circuiti e maschere, tecniche a basso flusso e il monitoraggio ambientale periodico.
Le anestesiste in gravidanza devono essere tutelate?
Sì. Vista la sensibilità del protossido di azoto per la riproduzione, la valutazione dei rischi deve prevedere misure specifiche per le lavoratrici in gravidanza, fino alla non adibizione alle attività con esposizione non controllata.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.