Chimica analitica e di laboratorio
Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.
In sintesi
- Perché la ionizzazione, specie quella a impatto elettronico, trasferisce alla molecola un eccesso di energia che ne rompe i legami più deboli, generando ioni più piccoli.
- Per differenza di massa rispetto allo ione molecolare.
- Le più frequenti sono 15 (CH₃), 17 e 18 (OH e H₂O), 28 (CO o etilene), 29 (CHO o etile), 31 (OCH₃ degli esteri metilici), 43 (propile o acetile) e 45 (COOH o etossi).
- È un riarrangiamento tipico dei composti carbonilici dotati di un idrogeno in posizione γ: prima della rottura, quell’idrogeno migra verso l’ossigeno, e si perde una molecola…
Lo ione molecolare dà la massa; sono i frammenti a raccontare la struttura. Nella spettrometria di massa, la molecola ionizzata si rompe in pezzi prevedibili, e le differenze di massa fra lo ione molecolare e i frammenti rivelano quali gruppi sono stati persi. Imparare a leggere queste perdite è ciò che trasforma uno spettro in una struttura.
Vediamo perché le molecole si frammentano, come si leggono le perdite di neutri, quali sono le perdite più comuni e come si ricostruisce la struttura dai frammenti.
Perché le molecole si frammentano
Con la ionizzazione a impatto elettronico, lo ione molecolare riceve un eccesso di energia e si rompe nei legami più deboli, generando ioni più piccoli (i frammenti) e frammenti neutri che non vengono rivelati. La frammentazione non è casuale: segue le regole della stabilità degli ioni, per cui si formano preferenzialmente i frammenti più stabili. Per questo lo spettro di massa di un composto è riproducibile e caratteristico, come un’impronta.
Leggere le perdite di neutri
La chiave dell’interpretazione è la differenza di massa. Quando si vede un frammento a 15 unità di massa in meno dello ione molecolare, significa che la molecola ha perso un gruppo di massa 15, cioè un metile (CH₃). Una perdita di 18 indica acqua (H₂O), tipica degli alcoli; una perdita di 28 indica monossido di carbonio (CO) o etilene; una di 45 indica un gruppo carbossilico (COOH). Lo spettro si legge quindi «a sottrazioni»: ogni gap di massa è un gruppo perso.
m/z(frammento) = m/z(M⁺) − massa del neutro perso → il gap identifica il gruppo
Le perdite più comuni
Poche perdite ricorrono di continuo e vale la pena conoscerle a memoria.
| Perdita (Δm) | Neutro | Indica |
|---|---|---|
| 15 | CH₃ | metile (ramificazione) |
| 17 / 18 | OH / H₂O | alcoli, acidi |
| 28 | CO / C₂H₄ | carbonili, etilene |
| 29 | CHO / C₂H₅ | aldeidi, etile |
| 31 | OCH₃ | esteri metilici |
| 43 | C₃H₇ / CH₃CO | propile, acetile |
| 45 | COOH / OC₂H₅ | acidi, esteri etilici |
Ricostruire la struttura
L’interpretazione procede combinando massa molecolare e perdite. Dallo ione molecolare si ricava la massa; dalle differenze con i frammenti si capisce quali gruppi la molecola può perdere facilmente, e quindi quali contiene. Una perdita di 18 dice «c’è un OH»; una di 31 «c’è un estere metilico»; il picco a 91 «c’è un benzile». Mettendo insieme questi indizi, e incrociandoli con quelli di IR (gruppi funzionali) e NMR (scheletro), si ricostruisce la molecola. La frammentazione è il contributo della spettrometria di massa a questo puzzle.
Riarrangiamenti e cautele
Non tutte le frammentazioni sono semplici rotture: alcune comportano riarrangiamenti, in cui gli atomi si spostano prima della rottura. Il più noto è il riarrangiamento di McLafferty, che nei composti carbonilici con un idrogeno in posizione opportuna porta alla perdita caratteristica di una molecola neutra. La presenza di riarrangiamenti rende alcune perdite meno intuitive, e per questo l’interpretazione va sempre confrontata con le perdite note e con le altre tecniche, evitando di forzare conclusioni su un singolo picco.
Perché conta nella pratica
Saper leggere la frammentazione è ciò che rende la spettrometria di massa uno strumento strutturale, non solo di pesatura. Nel controllo qualità e nell’analisi, riconoscere le perdite caratteristiche permette di confermare la struttura di un principio attivo, identificare un contaminante o un metabolita, distinguere composti di massa simile dal loro diverso schema di frammentazione. È la base anche delle librerie spettrali, che confrontano lo schema di frammentazione di un incognito con migliaia di spettri di riferimento. Leggere i frammenti è una competenza centrale per chi identifica le sostanze.
Domande frequenti
Perché le molecole si frammentano nello spettrometro di massa?
Perché la ionizzazione, specie quella a impatto elettronico, trasferisce alla molecola un eccesso di energia che ne rompe i legami più deboli, generando ioni più piccoli. La frammentazione segue le regole della stabilità degli ioni, quindi si formano i frammenti più stabili in modo riproducibile. Questo rende lo schema di frammentazione caratteristico di ogni composto, utilizzabile per identificarlo.
Come si leggono le perdite di neutri?
Per differenza di massa rispetto allo ione molecolare. Se un frammento è 15 unità più leggero di M⁺, la molecola ha perso un CH₃; se è 18 più leggero, ha perso acqua; 28 indica CO, 45 un gruppo carbossilico. Lo spettro si interpreta «a sottrazioni»: ogni gap di massa corrisponde a un gruppo neutro perso, che rivela un pezzo della struttura.
Quali sono le perdite di massa più comuni?
Le più frequenti sono 15 (CH₃), 17 e 18 (OH e H₂O), 28 (CO o etilene), 29 (CHO o etile), 31 (OCH₃ degli esteri metilici), 43 (propile o acetile) e 45 (COOH o etossi). Conoscerle a memoria velocizza moltissimo l’interpretazione, perché permette di riconoscere subito quali gruppi la molecola contiene.
Che cos’è il riarrangiamento di McLafferty?
È un riarrangiamento tipico dei composti carbonilici dotati di un idrogeno in posizione γ: prima della rottura, quell’idrogeno migra verso l’ossigeno, e si perde una molecola neutra in modo caratteristico. Produce frammenti diagnostici molto utili, ma rende la perdita meno intuitiva di una semplice rottura, perciò va riconosciuto come schema a sé.
Perché alcuni picchi sono più intensi di altri?
Perché corrispondono a ioni più stabili, che si formano più facilmente. Lo ione più stabile dà il picco base (100%); ioni meno stabili danno picchi più piccoli. La stabilità dipende da fattori come la possibilità di delocalizzare la carica (ioni aromatici, allilici, acilio): per questo certi frammenti, come il tropilio a m/z 91, dominano lo spettro dei composti che possono formarli.
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