Elementi e materiali
Gli elementi della tavola periodica e i materiali che fanno il mondo.
In sintesi
- Perché avviene senza preavviso visibile: non c’è strizione, non c’è deformazione plastica apprezzabile che possa essere rilevata visivamente prima della rottura.
- KIc è il valore critico del fattore di intensità di sforzo: quando K = Yσ√(πa) raggiunge KIc, la cricca si propaga in modo instabile.
- Perché localmente, ai punti di concentrazione degli sforzi (intagli, difetti superficiali), lo sforzo locale supera il valore nominale di un fattore Kt.
- Eliminare o ridurre le concentrazioni di sforzo (raggi di raccordo generosi, nessuna marcatura superficiale); migliorare la finitura superficiale (una superficie più liscia…
Un componente può essere realizzato nel materiale giusto, dimensionato correttamente e privo di errori di progetto — eppure rompersi in servizio. Frattura e fatica sono le modalità di cedimento più insidiose, perché spesso si manifestano in modo improvviso e senza preavviso. Comprendere la loro fisica, i parametri che le governano e i metodi per valutarle quantitativamente è uno dei compiti fondamentali dell’ingegneria dei materiali.
In questo articolo tratteremo la frattura duttile e fragile, la transizione duttile-fragile, la meccanica della frattura (KIc) e i fenomeni di fatica: curva S-N, limite di fatica, meccanismo di propagazione della cricca e cenni al creep.
Frattura duttile e frattura fragile
La frattura è la rottura di un componente sotto carico. Si distinguono due comportamenti estremi. Nella frattura duttile il materiale si deforma plasticamente prima di rompere: si osserva strizione (necking), la superficie di frattura è «a coppa e cono» (cup-and-cone) con dimples microscopici causati dalla nucleazione e coalescenza di microvuoti. Il materiale assorbe molta energia prima di cedere: è il comportamento tipico degli acciai a basso carbonio, delle leghe di alluminio e del rame a temperatura ambiente.
Nella frattura fragile non c’è o quasi deformazione plastica: la rottura avviene lungo piani cristallografici specifici (sfaldatura) o lungo i bordi di grano. La superficie è granulare e lucente (aspetto «cristallino»). L’energia assorbita è minima. Materiali tipicamente fragili: ceramiche, ghise bianche, acciai temprati non rinvenuti, polimeri vetrosi.
La transizione duttile-fragile
Molti metalli con struttura BCC (acciai a basso carbonio, ferro puro) mostrano un cambiamento di comportamento alla frattura al variare della temperatura: sopra una temperatura di transizione il cedimento è duttile e assorbe molta energia; sotto quella temperatura il cedimento diventa fragile e l’energia assorbita crolla drasticamente. Questo comportamento si misura con la prova di resilienza Charpy (in joule). La temperatura di transizione non è un valore fisso ma una zona; per gli acciai da costruzione si cerca di mantenerla al di sotto di −20°C (o più freddo per applicazioni criogeniche). I metalli FCC (acciaio inox austenitico, Al, Cu) non mostrano questa transizione: rimangono duttili anche a −270°C.
La meccanica della frattura: il fattore di intensità di sforzo K
La meccanica della frattura lineare-elastica (LEFM) descrive come uno sforzo esterno viene amplificato all’apice di una cricca. Il parametro chiave è il fattore di intensità di sforzo K (modo I, apertura):
KIc = Y σ √(π a) (tenacità a frattura, modo I)
Dove Y è un coefficiente adimensionale che dipende dalla geometria, σ è lo sforzo applicato lontano dalla cricca e a è la metà della lunghezza della cricca (o la profondità di una cricca superficiale). Quando K raggiunge il valore critico KIc — la tenacità a frattura — la cricca si propaga in modo instabile. KIc è una proprietà del materiale, come la resistenza allo snervamento.
Valori tipici: acciaio da costruzione KIc ≈ 50–100 MPa·m1/2; acciaio ad alta resistenza (tempered) 30–60 MPa·m1/2; alluminio 20–35 MPa·m1/2; ceramica ossido di alluminio 3–5 MPa·m1/2. La conoscenza di KIc permette di calcolare la dimensione critica della cricca ac tollerabile per un dato livello di sforzo: ac = (KIc/Yσ)2/π.
La fatica: cedimento per carichi ciclici
La fatica è il cedimento progressivo di un componente sottoposto a carichi ciclici (alternati o oscillanti), anche quando lo sforzo massimo è ben al di sotto del limite di snervamento. La rottura per fatica è responsabile di oltre il 90% dei cedimenti per frattura nei componenti meccanici. Il meccanismo si sviluppa in tre fasi:
- Innesco della cricca: in punti di concentrazione degli sforzi (difetti superficiali, intagli, corrosione intergranulare, variazioni di sezione) si formano bande di scorrimento persistenti (PSB) dove si accumula la deformazione plastica ciclica. Dopo migliaia di cicli in quel punto si nuclea una micro-cricca.
- Propagazione della cricca: ogni ciclo di carico fa avanzare la cricca di una piccola quantità. La legge di Paris descrive la velocità di avanzamento: da/dN = C(ΔK)m, dove ΔK è la variazione del fattore di intensità di sforzo per ciclo e m ≈ 3–4 per gli acciai. La superficie di frattura mostra le caratteristiche «spiagge di fatica» (beachmarks) visibili a occhio nudo.
- Rottura finale: quando la cricca raggiunge la lunghezza critica, K supera KIc e avviene la frattura improvvisa.
Il limite di fatica e la curva S-N
La curva S-N (o curva di Wöhler) riporta lo sforzo ciclico S (ampiezza) contro il numero di cicli a rottura N. Per gli acciai la curva si appiattisce oltre circa 106–107 cicli su un valore orizzontale: il limite di fatica Se. Al di sotto di Se il componente dura indefinitamente, almeno in assenza di corrosione. Una relazione empirica utile:
Se ≈ 0,4–0,5 × Rm (limite di fatica degli acciai)
Per gli acciai dolci, Se ≈ 0,45 Rm. Questa regola vale in condizioni di carico assiale o flessionale, senza intagli e in ambiente non corrosivo. La presenza di un intaglio riduce il limite di fatica di un fattore Kf (fattore di riduzione della fatica per intaglio), che può essere anche 2–4.
Il creep: deformazione lenta sotto carico costante
Il creep (scorrimento viscoso) è la deformazione lenta e continua di un materiale sotto un carico costante a temperatura elevata (tipicamente T > 0,4–0,5 Tf). Segue tre stadi: creep primario (tasso decrescente, il materiale si incrudisce), secondario (tasso costante, l’equilibrio tra incrudimento e recovery), terziario (tasso accelerato, strizione e rottura). Il creep è critico per le turbine a gas (temperature fino a 1200°C), i reattori nucleari, le condutture ad alta pressione e temperatura. Gli acciai inox e le superleghe a base di nichel sono progettate per resistere al creep a temperature elevate: la loro microstruttura (precipitati γ’ coerenti nelle superleghe) blocca il moto delle dislocazioni anche ad alta temperatura.
Confronto tra meccanismi di cedimento
| Meccanismo | Causa | Parametro chiave | Materiali critici |
|---|---|---|---|
| Frattura duttile | Sforzo statico > UTS | Duttilità, strizione | Acciai dolci, Al |
| Frattura fragile | Sforzo statico, cricca preesistente | KIc | Ceramiche, ghise, acciai BCC a bassa T |
| Fatica | Carichi ciclici (S < Rm) | Se, Kf, da/dN | Tutti i metalli (acciai, Al, Ti) |
| Creep | Carico costante + alta T | Tasso di deformazione secondaria | Superleghe, acciai inox, Cu ad alta T |
Oltre a rompersi, i materiali si consumano per sfregamento: di attrito e usura si occupa la tribologia: attrito, usura e lubrificazione.
Domande frequenti
Perché la frattura fragile è più pericolosa di quella duttile?
Perché avviene senza preavviso visibile: non c’è strizione, non c’è deformazione plastica apprezzabile che possa essere rilevata visivamente prima della rottura. La frattura duttile, invece, è preceduta da strizione e allungamento visibili. Un componente fragile cede all’improvviso, spesso catastroficamente, anche con sforzi nominali al di sotto del carico di snervamento, in presenza di un difetto o di una cricca preesistente.
Cos’è la tenacità a frattura KIc e come si usa?
KIc è il valore critico del fattore di intensità di sforzo: quando K = Yσ√(πa) raggiunge KIc, la cricca si propaga in modo instabile. Si usa per calcolare la dimensione critica della cricca tollerabile: ac = (KIc/Yσ)2/π. Se la cricca presente è minore di ac il componente è sicuro; se è maggiore, deve essere riparato o scartato. È la base del «safe-life» e del «damage tolerance» nella progettazione aeronautica.
Perché la fatica avviene a sforzi inferiori al limite di snervamento?
Perché localmente, ai punti di concentrazione degli sforzi (intagli, difetti superficiali), lo sforzo locale supera il valore nominale di un fattore Kt. In questi punti si accumula plastica deformazione ciclica microscopica che forma bande di scorrimento persistenti e poi cricche. La cricca poi si propaga sotto lo sforzo ciclico, anche se lo sforzo macroscopico è basso. Dopo milioni di cicli la cricca raggiunge la dimensione critica e la rottura finale è improvvisa.
Come si aumenta la vita a fatica di un componente?
Eliminare o ridurre le concentrazioni di sforzo (raggi di raccordo generosi, nessuna marcatura superficiale); migliorare la finitura superficiale (una superficie più liscia ritarda l’innesco della cricca); introdurre tensioni residue di compressione in superficie (pallinatura, rullatura); scegliere materiali ad alta KIc; limitare lo sforzo massimo al di sotto di Se/Kf; controllare l’ambiente (la corrosione abbassa il limite di fatica anche del 50%).
Che differenza c’è tra creep e fatica?
La fatica è causata da carichi ciclici e può avvenire anche a temperatura ambiente. Il creep è causato da un carico costante mantenuto nel tempo ad alta temperatura (T > 0,4–0,5 Tf). In entrambi i casi il materiale si degrada progressivamente; in servizio (turbine, caldaie) i due fenomeni spesso co-esistono (fatica termica + creep), rendendo la previsione della vita utile più complessa e richiedendo prove combinate.
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