Chimica fisica

Termodinamica, cinetica ed equilibri: i principi dietro i processi chimici.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica fisica

In sintesi

  • È un ciclo termodinamico ideale, composto da quattro trasformazioni reversibili: due isoterme, durante le quali la macchina scambia calore con le sorgenti calda e fredda, e…
  • Il rendimento di Carnot è uguale a uno meno il rapporto tra la temperatura della sorgente fredda e quella della sorgente calda, entrambe espresse in temperatura assoluta,…
  • Per il teorema di Carnot, secondo cui tutte le macchine reversibili che operano tra le stesse due temperature hanno lo stesso rendimento, e nessuna macchina reale può…
  • Analizzando il ciclo di Carnot si scopre che, lungo un percorso reversibile, una particolare combinazione di calore scambiato e temperatura si conserva.

Il ciclo di Carnot è una macchina termica ideale, immaginata per rispondere a una domanda precisa: qual è il massimo rendimento possibile per una macchina che lavora tra due date temperature? La risposta, sorprendentemente semplice, dipende solo dalle due temperature e fissa un limite che nessuna macchina reale può superare. È uno dei pilastri della termodinamica.

Vediamo da quali fasi è composto il ciclo, qual è la formula del suo rendimento, perché rappresenta il massimo possibile e quale ruolo ha avuto nella nascita del concetto di entropia.

Un ciclo ideale e reversibile

Il ciclo di Carnot è composto da quattro fasi reversibili: due trasformazioni a temperatura costante (isoterme), durante le quali la macchina scambia calore con le sorgenti, alternate a due trasformazioni senza scambio di calore (adiabatiche), durante le quali la temperatura varia. La reversibilità è la chiave: significa che ogni fase avviene così lentamente da poter essere invertita senza perdite, una condizione idealizzata che nella realtà si può solo approssimare.

T₁T₂ > T₁T₃ > T₂ogni curva: PV = costante (a T fissa)volume V →pressione P
Il ciclo su un diagramma pressione-volume. Il ciclo di Carnot appare come un’area chiusa delimitata da due isoterme e due adiabatiche: l’area racchiusa rappresenta il lavoro netto prodotto in un ciclo.

Il rendimento di Carnot

Il risultato fondamentale è che il rendimento del ciclo di Carnot dipende soltanto dalle temperature assolute delle due sorgenti, e non dalla sostanza usata o dai dettagli costruttivi. Vale uno meno il rapporto tra la temperatura della sorgente fredda e quella della sorgente calda, espresse in kelvin. Più ampia è la differenza di temperatura, più alto è il rendimento; ma poiché la temperatura fredda non può scendere fino allo zero assoluto, il rendimento resta sempre minore di uno.

ηCarnot  =  1 − TcTh  (temperature assolute; rendimento massimo possibile)

Perché è il massimo possibile

Il teorema di Carnot afferma due cose. Primo: tutte le macchine reversibili che lavorano tra le stesse due temperature hanno lo stesso rendimento, quello di Carnot. Secondo: nessuna macchina reale, che è inevitabilmente irreversibile, può superarlo; al massimo può avvicinarlo. Le irreversibilità — attriti, scambi di calore troppo rapidi, turbolenze — fanno sempre perdere qualcosa. Per questo il rendimento di Carnot è il riferimento assoluto verso cui tendere.

Carnot e la nascita dell’entropia

Lo studio del ciclo di Carnot ha avuto conseguenze che vanno ben oltre i motori. Analizzando i rapporti tra calore e temperatura lungo il ciclo reversibile, si scopre che una certa combinazione di queste grandezze si conserva, e questo ha condotto direttamente alla definizione di una nuova funzione di stato: l’entropia. Il ciclo di Carnot ha quindi fornito la base concettuale per il secondo principio nella sua forma più generale, ben oltre il caso particolare delle macchine termiche.

Fase del ciclo Tipo Che cosa accade
1 isoterma (calda) assorbe calore a temperatura alta
2 adiabatica si raffredda senza scambiare calore
3 isoterma (fredda) cede calore a temperatura bassa
4 adiabatica si riscalda senza scambiare calore

Un ideale che guida il reale

Nessuna macchina è davvero di Carnot, perché la reversibilità perfetta non esiste. Eppure il ciclo di Carnot è prezioso proprio come modello limite: dice qual è il meglio che si potrebbe ottenere tra due temperature, e quindi quanto margine di miglioramento ha una macchina reale. Confrontare il rendimento effettivo con quello di Carnot è un modo standard per valutare l’efficienza di un motore o di un impianto.

Quadro d’insieme

Il ciclo di Carnot è una macchina termica ideale e reversibile, fatta di due isoterme e due adiabatiche, il cui rendimento dipende solo dalle temperature delle sorgenti ed è il massimo possibile. Nessuna macchina reale può superarlo. Lo studio del ciclo ha portato alla definizione dell’entropia e al cuore del secondo principio della termodinamica.

Domande frequenti

Che cos’è il ciclo di Carnot?

È un ciclo termodinamico ideale, composto da quattro trasformazioni reversibili: due isoterme, durante le quali la macchina scambia calore con le sorgenti calda e fredda, e due adiabatiche, durante le quali la temperatura cambia senza scambi di calore. Rappresenta una macchina termica perfetta dal punto di vista teorico e serve a stabilire qual è il massimo rendimento ottenibile tra due temperature date, fungendo da riferimento ideale.

Qual è la formula del rendimento di Carnot?

Il rendimento di Carnot è uguale a uno meno il rapporto tra la temperatura della sorgente fredda e quella della sorgente calda, entrambe espresse in temperatura assoluta, cioè in kelvin. Dipende quindi solo dalle due temperature e non dalla sostanza impiegata né dai dettagli della macchina. Più grande è la differenza di temperatura tra le sorgenti, maggiore è il rendimento, che però resta sempre inferiore a uno.

Perché il rendimento di Carnot è il massimo possibile?

Per il teorema di Carnot, secondo cui tutte le macchine reversibili che operano tra le stesse due temperature hanno lo stesso rendimento, e nessuna macchina reale può superarlo. Le macchine reali sono infatti inevitabilmente irreversibili a causa di attriti, scambi di calore rapidi e turbolenze, che fanno sempre perdere energia utile. Il rendimento di Carnot rappresenta dunque il limite teorico verso cui le macchine reali possono solo tendere.

Che legame c’è tra il ciclo di Carnot e l’entropia?

Analizzando il ciclo di Carnot si scopre che, lungo un percorso reversibile, una particolare combinazione di calore scambiato e temperatura si conserva. Questa osservazione ha portato a definire una nuova funzione di stato, l’entropia, e a generalizzare il secondo principio della termodinamica oltre il caso delle macchine. Il ciclo di Carnot ha quindi avuto un ruolo storico decisivo nella nascita di uno dei concetti più importanti della fisica.

Esistono macchine di Carnot reali?

No, perché richiederebbero trasformazioni perfettamente reversibili, impossibili nella realtà. Il ciclo di Carnot resta però utilissimo come modello limite: indica il rendimento massimo ottenibile tra due temperature e quindi quanto margine di miglioramento ha una macchina reale. Confrontare il rendimento effettivo di un motore o di un impianto con quello di Carnot è un modo consueto per valutarne l’efficienza e individuare gli sprechi.

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