Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • Lo split si usa per i campioni concentrati, perché scarta gran parte del vapore e protegge la colonna dal sovraccarico, dando picchi netti; lo splitless si usa per le tracce,…
  • È il rapporto tra il flusso scaricato dalla valvola di split e il flusso che entra in colonna: indica quale frazione del campione raggiunge la colonna.
  • Perché in splitless il campione entra lentamente in colonna, per circa mezzo minuto o più, formando una banda iniziale larga.
  • È il trasferimento non uniforme dei diversi composti dalla siringa alla colonna: i composti meno volatili vaporizzano e migrano meno efficacemente di quelli più volatili,…

Tra la siringa e la colonna c’è un passaggio delicato che spesso decide la qualità di tutta l’analisi: l’iniezione. Le colonne capillari accettano quantità minime di campione, e il modo in cui il vapore viene introdotto (in modalità split o splitless) determina se i picchi saranno netti o deformati, e se le tracce saranno rivelabili o perse.

Vediamo come funziona l’iniettore split/splitless, quando si usa lo split per i campioni concentrati e lo splitless per le tracce, che cos’è il rapporto di split e come evitare la discriminazione.

Il problema: troppo campione per la capillare

Una colonna capillare ha una capacità di carico bassissima: poche decine o centinaia di nanogrammi per componente. Una siringa, però, inietta tipicamente 1 µL di liquido, che vaporizzando genera un volume di gas enorme rispetto a quello della colonna. Introdurre tutto questo vapore sovraccaricherebbe la colonna, deformando i picchi. L’iniettore split/splitless risolve il problema con due strategie opposte: scartare gran parte del campione (split) oppure introdurlo tutto ma lentamente (splitless).

tM (tempo morto)tR1tR2tR3Wtempo →segnale del rivelatore
Un cromatogramma ben risolto: picchi stretti e simmetrici dipendono in buona parte dalla qualità dell’iniezione. Una banda di campione introdotta in modo netto e stretto produce picchi netti; un’iniezione mal gestita allarga o sdoppia i picchi.

La modalità split

In modalità split, il campione vaporizzato nell’iniettore caldo viene diviso: solo una piccola frazione entra in colonna, mentre il resto è scaricato attraverso una valvola di split. Questa modalità si usa per i campioni concentrati, quando gli analiti sono abbondanti e si può permettere di buttarne la maggior parte. Il vantaggio è una banda di campione molto stretta che entra in colonna, da cui picchi netti e simmetrici; lo svantaggio è che non è adatta alle tracce, perché scarta la quasi totalità del materiale.

rapporto di split = flusso allo splitflusso in colonna

Il rapporto di split esprime quanto campione viene scartato rispetto a quanto entra in colonna: un rapporto 50:1 significa che cinquantuna parti di vapore si dividono e solo una entra in colonna. Rapporti tipici vanno da 10:1 a oltre 200:1. Più alto è il rapporto, meno campione entra: si aumenta lo split per evitare il sovraccarico con campioni molto concentrati, lo si riduce per guadagnare sensibilità.

La modalità splitless

In modalità splitless la valvola di split resta chiusa durante l’iniezione: quasi tutto il campione viene trasferito lentamente in colonna, per un tempo di circa 0,5–1 minuto, dopodiché la valvola si apre per spurgare l’iniettore. Questa modalità si usa per le tracce, perché massimizza la quantità di analita che raggiunge la colonna e quindi la sensibilità. Per evitare che la banda iniziale, introdotta lentamente, dia picchi larghi, si ricorre a tecniche di rifocalizzazione come l’effetto solvente (la temperatura iniziale bassa concentra gli analiti all’inizio della colonna) o l’intrappolamento a freddo.

Split e splitless a confronto

Aspetto Split Splitless
Campione adatto concentrato tracce, diluito
Quantità in colonna piccola frazione quasi tutto
Sensibilità bassa alta
Larghezza banda iniziale molto stretta larga → serve rifocalizzazione
Rischio sovraccarico basso alto se campione concentrato

Come scegliere

La regola pratica è semplice: split per i campioni concentrati, splitless per le tracce. Se gli analiti sono abbondanti, lo split protegge la colonna dal sovraccarico e dà picchi netti; se cerchi residui, contaminanti o componenti in tracce, lo splitless porta in colonna tutto il materiale disponibile. In entrambi i casi, la cura del liner, la velocità di iniezione e la temperatura dell’iniettore sono decisive per la qualità e la ripetibilità del dato.

Perché conta nella pratica

L’iniezione è il punto in cui si introducono la maggior parte degli errori quantitativi del GC. Scegliere male tra split e splitless significa o sovraccaricare la colonna e ottenere picchi deformati, o perdere sensibilità sulle tracce, o introdurre discriminazione che falsa i risultati. Per il tecnico, padroneggiare il rapporto di split, riconoscere quando serve lo splitless e curare il liner sono competenze che incidono direttamente sull’accuratezza e sulla ripetibilità delle analisi.

Domande frequenti

Quando si usa l’iniezione split e quando la splitless?

Lo split si usa per i campioni concentrati, perché scarta gran parte del vapore e protegge la colonna dal sovraccarico, dando picchi netti; lo splitless si usa per le tracce, perché trasferisce in colonna quasi tutto il campione e massimizza la sensibilità. La regola pratica è: split per analiti abbondanti, splitless per residui e contaminanti in piccola quantità.

Che cos’è il rapporto di split?

È il rapporto tra il flusso scaricato dalla valvola di split e il flusso che entra in colonna: indica quale frazione del campione raggiunge la colonna. Con un rapporto 100:1 vi entra circa l’1%. Si aumenta per evitare il sovraccarico con campioni molto concentrati e lo si riduce per guadagnare sensibilità. I valori tipici vanno da 10:1 a oltre 200:1.

Perché lo splitless rischia di dare picchi larghi?

Perché in splitless il campione entra lentamente in colonna, per circa mezzo minuto o più, formando una banda iniziale larga. Per ottenere picchi stretti si rifocalizzano gli analiti all’inizio della colonna, per esempio con l’effetto solvente (temperatura iniziale bassa che riconcentra il campione nel solvente condensato) o con l’intrappolamento a freddo, prima di avviare la rampa di temperatura.

Che cos’è la discriminazione in iniezione?

È il trasferimento non uniforme dei diversi composti dalla siringa alla colonna: i composti meno volatili vaporizzano e migrano meno efficacemente di quelli più volatili, falsando le quantità relative misurate. Si riduce con iniezione rapida, liner pulito e ben impaccato e iniettore sufficientemente caldo. È una causa comune di scarsa ripetibilità quantitativa.

Perché non si può iniettare tutto il campione in una capillare?

Perché la capacità di carico di una capillare è molto bassa: anche 1 µL di liquido, vaporizzando, genera un volume di gas troppo grande per la colonna, che si sovraccaricherebbe deformando i picchi. Per questo si usa lo split, che ne scarta la maggior parte, oppure lo splitless con rifocalizzazione, che introduce tutto ma in modo controllato per non allargare i picchi.

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