Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • Il FID brucia gli analiti in una fiamma e misura gli ioni prodotti: è molto sensibile ma risponde solo ai composti organici, restando cieco a gas permanenti, acqua e CO₂.
  • Perché per i composti organici unisce alta sensibilità, ampio intervallo di linearità, grande robustezza e basso costo, rispondendo in modo proporzionale alla quantità di…
  • Aggiunge l’identificazione: oltre a separare e quantificare, ionizza e frammenta ogni analita producendo uno spettro di massa che, confrontato con librerie spettrali, ne…
  • Quando interessa una classe specifica di composti e si vuole abbassare il rumore di fondo degli altri.

Una volta separati nella colonna, i composti devono essere «visti»: è il compito del rivelatore, l’organo che trasforma il passaggio di ogni analita in un segnale elettrico, cioè in un picco. La scelta del rivelatore (FID, TCD o spettrometro di massa) determina che cosa potrai misurare: quanto è sensibile l’analisi, quali composti rivela e se potrai anche identificarli.

Vediamo come funzionano i tre rivelatori più usati, in che cosa differiscono per sensibilità e selettività, perché il GC-MS è speciale e come si sceglie il rivelatore giusto.

Il FID: lo standard per gli organici

Il FID (rivelatore a ionizzazione di fiamma) è di gran lunga il più diffuso. Il gas in uscita dalla colonna viene bruciato in una fiamma di idrogeno e aria: i composti organici, bruciando, producono ioni che generano una corrente proporzionale alla quantità di carbonio. È un rivelatore universale per i composti organici, molto sensibile, con un amplissimo intervallo di linearità e grande robustezza. Il suo limite è che è quasi cieco verso i composti che non danno ioni in fiamma: gas permanenti, acqua, CO, CO₂, composti inorganici.

area del picco ∝ quantità di analita

In tutti i rivelatori vale il principio quantitativo fondamentale: l’area del picco è proporzionale alla quantità di analita eluito. È questa relazione, una volta costruita la retta di taratura con standard noti, a permettere di passare dal cromatogramma alla concentrazione.

tM (tempo morto)tR1tR2tR3Wtempo →segnale del rivelatore
Un cromatogramma registrato da un rivelatore: ogni picco corrisponde a un composto eluito, la posizione (tempo di ritenzione) lo identifica e l’area è proporzionale alla quantità. Il tipo di rivelatore stabilisce quali composti generano un picco e con quale sensibilità.

Il TCD: l’universale

Il TCD (rivelatore a conducibilità termica) misura la variazione di conducibilità termica del gas che lo attraversa: quando un analita esce dalla colonna mescolato al gas di trasporto, la conducibilità cambia e un filamento riscaldato varia la propria resistenza, generando il segnale. È un rivelatore davvero universale, perché risponde a qualunque composto diverso dal gas di trasporto, inclusi i gas permanenti, l’acqua e le specie inorganiche che il FID non vede. In cambio è meno sensibile del FID ed è non distruttivo, quindi può essere posto in serie prima di un altro rivelatore.

Il GC-MS: separare e identificare

Accoppiando il gascromatografo a uno spettrometro di massa (GC-MS) si compie un salto qualitativo: oltre a separare e quantificare, lo strumento identifica i composti. Ogni analita in uscita dalla colonna viene ionizzato e frammentato, e il suo spettro di massa, confrontato con librerie spettrali, ne rivela la struttura. Il GC-MS combina così la separazione del GC con la capacità identificativa della spettrometria di massa, ed è insostituibile per riconoscere composti incogniti, confermare identità e analizzare miscele complesse con elevata specificità. In modalità SIM (monitoraggio di ioni selezionati) raggiunge anche sensibilità altissime sulle tracce.

I tre rivelatori a confronto

La tabella riassume i criteri pratici di scelta tra i tre rivelatori principali.

Rivelatore Risponde a Sensibilità Identifica? Note
FID composti organici (carbonio) alta no cieco a gas permanenti, acqua, CO₂; distruttivo
TCD qualunque composto media no universale, non distruttivo, ideale per gas permanenti
MS quasi tutto (ionizzabile) molto alta (SIM) identificazione via librerie spettrali; più costoso

Come si sceglie

La scelta segue il problema analitico. Per la quantificazione di composti organici di routine, il FID è quasi sempre la prima scelta: economico, robusto, sensibile e lineare. Per i gas permanenti e i composti che il FID non vede, serve il TCD. Quando occorre identificare composti incogniti, confermare identità con certezza o lavorare su miscele molto complesse, il GC-MS è la risposta. Per classi specifiche (alogenati, composti azotati) entrano in gioco i rivelatori selettivi dedicati.

Perché conta nella pratica

Il rivelatore decide che cosa l’analisi può misurare e con quale qualità. Usare un FID per analizzare gas permanenti porta a non vedere nulla; pretendere un’identificazione certa da un FID o un TCD è impossibile, perché solo il MS fornisce informazione strutturale. Per il tecnico di azienda, abbinare il rivelatore giusto al problema (FID per la routine organica, TCD per i gas, MS per identificare) è una decisione che determina la fattibilità e l’affidabilità dell’intero metodo.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra FID e TCD?

Il FID brucia gli analiti in una fiamma e misura gli ioni prodotti: è molto sensibile ma risponde solo ai composti organici, restando cieco a gas permanenti, acqua e CO₂. Il TCD misura le variazioni di conducibilità termica del gas ed è universale, rispondendo a qualunque composto diverso dal gas di trasporto, ma è meno sensibile. Il TCD è inoltre non distruttivo, il FID distrugge il campione.

Perché il FID è il rivelatore più usato?

Perché per i composti organici unisce alta sensibilità, ampio intervallo di linearità, grande robustezza e basso costo, rispondendo in modo proporzionale alla quantità di carbonio. È lo strumento ideale per la quantificazione di routine di sostanze organiche. Il suo limite è l’insensibilità verso i composti che non danno ioni in fiamma, come i gas permanenti, l’acqua e molte specie inorganiche.

Che cosa aggiunge il GC-MS rispetto agli altri rivelatori?

Aggiunge l’identificazione: oltre a separare e quantificare, ionizza e frammenta ogni analita producendo uno spettro di massa che, confrontato con librerie spettrali, ne rivela la struttura. È insostituibile per riconoscere composti incogniti, confermare identità e analizzare miscele complesse con alta specificità. In modalità SIM raggiunge anche sensibilità molto elevate per l’analisi di tracce.

Quando conviene usare un rivelatore selettivo come l’ECD?

Quando interessa una classe specifica di composti e si vuole abbassare il rumore di fondo degli altri. L’ECD è sensibilissimo agli alogenati e si usa per pesticidi e PCB; l’NPD è selettivo per composti azotati e fosforati; l’FPD per zolfo e fosforo. Aumentando la selettività verso gli analiti d’interesse, questi rivelatori migliorano sensibilmente il limite di rivelabilità nelle matrici complesse.

Posso usare due rivelatori sullo stesso strumento?

Sì. Poiché il TCD è non distruttivo, può essere posto in serie prima di un rivelatore distruttivo come il FID, così da rivelare prima i gas permanenti e poi i composti organici. In alternativa si usano configurazioni con sdoppiamento del flusso verso due rivelatori in parallelo. Sono soluzioni utili quando una sola corsa deve fornire informazioni complementari su classi diverse di composti.

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