Sicurezza e rischio chimico

Valutazione del rischio chimico e obblighi di sicurezza sul lavoro.

4 min di letturaAggiornato il 01/06/2026sicurezza lavoro

In sintesi

  • Il monitoraggio ambientale misura la concentrazione dell’agente nell’aria che il lavoratore respira; quello biologico misura quanto agente è realmente entrato nel corpo,…
  • Nel D.Lgs 81/2008 il valore limite biologico obbligatorio è fissato per il piombo: 60 µg per 100 ml di sangue.
  • Lo decide il medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria, sulla base della valutazione del rischio.
  • Spesso sì, anzi proprio in quei casi.

Misurare quanto agente chimico è presente nell’aria è importante, ma non dice quanto ne è effettivamente entrato nel corpo del lavoratore. Per questo, accanto al monitoraggio ambientale, esiste il monitoraggio biologico: la misura dell’agente o dei suoi metaboliti in campioni biologici come sangue e urine. È uno strumento spesso trascurato, ma in molti casi decisivo per una valutazione del rischio chimico realistica.

Cos’è il monitoraggio biologico

Il monitoraggio biologico stima la dose interna, cioè la quantità di sostanza realmente assorbita dall’organismo attraverso tutte le vie (inalatoria, cutanea, ingestione). Si basa sulla misura di un indicatore biologico di esposizione (IBE): la sostanza stessa, un suo metabolita oppure un indicatore di effetto, dosato in una matrice biologica appropriata.

La differenza con il monitoraggio ambientale è sostanziale: l’aria misura ciò che il lavoratore potrebbe inalare; il dato biologico misura ciò che ha assorbito. Quando l’assorbimento cutaneo è rilevante → come per molte sostanze con la nota «pelle» → il solo dato dell’aria può sottostimare il rischio.

Esempi di indicatori

  • piombemia (piombo nel sangue) per l’esposizione a piombo;
  • acido S-fenilmercapturico e acido trans,trans-muconico nelle urine per il benzene;
  • acido ippurico e metilippurico per toluene e xilene;
  • metaboliti urinari per diversi solventi e antiparassitari.

I valori di riferimento

Gli IBE si confrontano con valori di riferimento. La maggior parte deriva da raccomandazioni tecniche internazionali (gli indici biologici di esposizione, BEI), mentre nel D.Lgs 81/2008 esiste un vero valore limite biologico obbligatorio per il piombo.

Indicatore Valore Natura
Piombemia (piombo nel sangue) 60 µg Pb/100 ml valore limite biologico obbligatorio
Piombemia → donne in età fertile allontanamento sopra 40 µg/100 ml tutela specifica
Altri agenti (benzene, solventi…) indici biologici (BEI) valori di riferimento tecnici

Per il piombo la sorveglianza sanitaria scatta anche quando l’esposizione in aria supera 0,075 mg/m³ come media o quando la piombemia individuale supera 40 µg/100 ml.

Quando e come si usa

Il monitoraggio biologico è deciso e interpretato dal medico competente, nell’ambito della sorveglianza sanitaria. È particolarmente utile quando l’assorbimento cutaneo è importante, quando l’uso dei DPI rende poco rappresentativo il dato dell’aria, o per verificare l’efficacia complessiva delle misure di protezione. I prelievi vanno programmati nel momento giusto del turno o della settimana, perché molti indicatori variano nel tempo.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra monitoraggio ambientale e biologico?

Il monitoraggio ambientale misura la concentrazione dell’agente nell’aria che il lavoratore respira; quello biologico misura quanto agente è realmente entrato nel corpo, dosando la sostanza o i suoi metaboliti in sangue o urine. I due approcci sono complementari: il biologico tiene conto anche dell’assorbimento attraverso la pelle.

Per quali sostanze esiste un valore limite biologico obbligatorio?

Nel D.Lgs 81/2008 il valore limite biologico obbligatorio è fissato per il piombo: 60 µg per 100 ml di sangue. Per altre sostanze ci si riferisce agli indici biologici di esposizione (BEI) di derivazione tecnica, usati come valori di riferimento dal medico competente.

Chi decide se fare il monitoraggio biologico?

Lo decide il medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria, sulla base della valutazione del rischio. È lui a scegliere l’indicatore, il momento del prelievo e a interpretare il risultato confrontandolo con i valori di riferimento.

Serve anche se i lavoratori usano i DPI?

Spesso sì, anzi proprio in quei casi. Se i lavoratori usano respiratori, il dato dell’aria può non rappresentare l’esposizione reale; il monitoraggio biologico aiuta a verificare quanto agente viene comunque assorbito, anche per via cutanea, e quindi l’efficacia complessiva delle protezioni.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.