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Chimica inorganica
Elementi, composti e chimica di coordinazione: le basi di reattivita’ e pericolosita’.
In sintesi
- Due principi: si nomina prima il componente meno elettronegativo (il metallo o il catione) e poi quello più elettronegativo; e si indicano le proporzioni con i prefissi…
- Quando un elemento, di solito un metallo di transizione, può presentarsi in più stati di ossidazione e il nome sarebbe altrimenti ambiguo.
- Indicano lo stato di ossidazione del non metallo in un ossoanione: il suffisso -ato corrisponde al valore più alto, -ito al più basso.
- Prima il catione, poi l’anione.
Dare un nome a un composto inorganico non è un capriccio di etichette: è un linguaggio condiviso che permette di passare senza ambiguità dalla formula al nome e viceversa. Una volta capita la logica — chi viene prima, come si indicano le proporzioni, come si distinguono i diversi stati di ossidazione — la nomenclatura dei composti inorganici diventa quasi automatica.
Vediamo i principi generali, come si nominano ossidi, idrossidi, acidi e sali, il ruolo del numero di ossidazione e perché oggi si preferisce la nomenclatura sistematica.
I principi generali
Due regole reggono quasi tutto. La prima: nel nome (e di solito nella formula) il componente meno elettronegativo viene per primo — il metallo o il catione — seguito dal componente più elettronegativo, cioè il non metallo o l’anione. La seconda: il numero di ogni tipo di atomo si indica con i prefissi moltiplicativi mono-, di-, tri-, tetra- e così via. Così, CO è il monossido di carbonio e CO₂ il diossido (o biossido) di carbonio: stessi elementi, proporzioni diverse, nomi diversi.
Ossidi, idrossidi, acidi e sali
Ogni famiglia ha la sua piccola regola, ma tutte discendono dai due principi generali. Gli ossidi (metallo + ossigeno) si chiamano «ossido di…»: CaO è l’ossido di calcio, Fe₂O₃ l’ossido di ferro(III). Gli idrossidi (metallo + gruppo OH) sono «idrossido di…»: NaOH è l’idrossido di sodio. Gli acidi hanno nomi tradizionali molto radicati (acido solforico H₂SO₄, acido nitrico HNO₃) che convivono con quelli sistematici. I sali prendono il nome dall’anione seguito dal catione: NaCl è il cloruro di sodio, CaCO₃ il carbonato di calcio. Il suffisso dell’anione segue uno schema regolare (-uro per gli anioni semplici, -ato e -ito per gli ossoanioni).
Il ruolo del numero di ossidazione
Il punto più delicato riguarda gli elementi che possono presentarsi in più stati di ossidazione, tipici dei metalli di transizione. Qui il nome da solo sarebbe ambiguo: «cloruro di ferro» non dice se si tratta di FeCl₂ o FeCl₃. La soluzione moderna è indicare il numero di ossidazione del metallo fra parentesi, in numeri romani: cloruro di ferro(II) per FeCl₂ e cloruro di ferro(III) per FeCl₃. È lo stesso criterio usato per i composti di coordinazione, dove il metallo è seguito dal suo stato di ossidazione, come nell’esacianoferrato(II).
metallo che può avere più valori → numero di ossidazione fra parentesi: ferro(II), ferro(III)
Come si nominano i composti di coordinazione
I complessi seguono regole proprie ma coerenti con il resto. Il catione si nomina prima dell’anione, indipendentemente da quale dei due sia il complesso. All’interno del complesso i leganti si elencano in ordine alfabetico (ignorando i prefissi numerici), seguiti dal nome del metallo con il numero di ossidazione fra parentesi. Se il complesso è un anione, al nome del metallo si aggiunge il suffisso -ato. Così [Co(NH₃)₆]³⁺ è lo ione esaamminocobalto(III), e [Fe(CN)₆]⁴⁻ è lo ione esacianoferrato(II). I nomi diventano talvolta lunghi: per questo, nella pratica, i chimici preferiscono spesso scrivere direttamente la formula.
Perché si preferisce la nomenclatura sistematica
I nomi tradizionali (acido muriatico, soda caustica, calce viva) sono comodi e radicati, ma ambigui e non generalizzabili. La nomenclatura sistematica codificata dalla IUPAC, invece, costruisce il nome direttamente dalla composizione, in modo univoco e ricostruibile: chiunque, leggendo «diossido di azoto», sa che si tratta di NO₂. È per questo che è lo standard nei contesti tecnici e normativi, dove un’identificazione precisa della sostanza non è un dettaglio stilistico ma una necessità.
Esempi di nomi a confronto
Alcuni composti comuni, con formula, nome sistematico ed eventuale nome tradizionale:
| Formula | Famiglia | Nome |
|---|---|---|
| CO₂ | ossido | diossido di carbonio |
| Fe₂O₃ | ossido | ossido di ferro(III) |
| NaOH | idrossido | idrossido di sodio (soda caustica) |
| H₂SO₄ | acido | acido solforico |
| CaCO₃ | sale | carbonato di calcio |
| FeCl₂ | sale | cloruro di ferro(II) |
La colonna centrale mostra come ogni nome sia ricostruibile dalla formula seguendo poche regole: l’ordine dei componenti, i suffissi e il numero di ossidazione dove serve.
Domande frequenti
Quali sono le regole generali della nomenclatura inorganica?
Due principi: si nomina prima il componente meno elettronegativo (il metallo o il catione) e poi quello più elettronegativo; e si indicano le proporzioni con i prefissi mono-, di-, tri- e così via. Da queste due regole discendono i nomi di ossidi, idrossidi, acidi e sali.
Quando si usa il numero di ossidazione fra parentesi?
Quando un elemento, di solito un metallo di transizione, può presentarsi in più stati di ossidazione e il nome sarebbe altrimenti ambiguo. Si scrive il valore in numeri romani fra parentesi: cloruro di ferro(II) per FeCl₂ e cloruro di ferro(III) per FeCl₃. Lo stesso criterio vale per i composti di coordinazione.
Qual è la differenza tra -ato e -ito?
Indicano lo stato di ossidazione del non metallo in un ossoanione: il suffisso -ato corrisponde al valore più alto, -ito al più basso. Solfato (zolfo +6) e solfito (zolfo +4) ne sono l’esempio classico. Gli acidi corrispondenti finiscono in -ico (acido solforico) e in -oso (acido solforoso).
Come si nomina un composto di coordinazione?
Prima il catione, poi l’anione. All’interno del complesso i leganti si elencano in ordine alfabetico (ignorando i prefissi numerici), seguiti dal metallo con il suo numero di ossidazione fra parentesi; se il complesso è un anione, il metallo prende il suffisso -ato. Per esempio, [Fe(CN)₆]⁴⁻ è lo ione esacianoferrato(II).
Perché usare la nomenclatura sistematica e non i nomi tradizionali?
Perché i nomi tradizionali (soda caustica, calce viva) sono comodi ma ambigui e non sempre estendibili. La nomenclatura sistematica IUPAC costruisce il nome direttamente dalla composizione, in modo univoco: è lo standard nei contesti tecnici, dove identificare con precisione una sostanza è essenziale, anche dal punto di vista normativo e di sicurezza.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.