Chimica inorganica

Elementi, composti e chimica di coordinazione: le basi di reattivita’ e pericolosita’.

7 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica inorganica

In sintesi

  • È la carica formale che un atomo avrebbe se tutti i suoi legami fossero considerati ionici, attribuendo le coppie elettroniche all’atomo più elettronegativo.
  • Di norma vale −2, ma con eccezioni importanti: nei perossidi (H2O2, Na2O2) vale −1, nei superossidi vale −½, e in OF2 vale addirittura +2 perché il fluoro, più…
  • Perché il fluoro è l’elemento più elettronegativo in assoluto e nei composti vale sempre −1.
  • Sì, e non è un errore.

Il numero di ossidazione è una contabilità formale degli elettroni: assegna a ogni atomo una carica «come se» tutti i legami fossero ionici. È una finzione utile, perché permette di riconoscere a colpo d’occhio chi si ossida e chi si riduce in una reazione, di bilanciare equazioni complesse e di prevedere il comportamento di un elemento. Bastano poche regole gerarchiche, ma le eccezioni — perossidi, idruri, il fluoro che comanda sull’ossigeno — sono proprio dove si sbaglia di più.

Vediamo che cos’è il numero di ossidazione, le regole di assegnazione in ordine di priorità, le eccezioni che contano davvero e i casi in cui il valore risulta frazionario.

Che cos’è il numero di ossidazione

Il numero di ossidazione (o stato di ossidazione) è la carica che un atomo avrebbe se ogni coppia di legame venisse attribuita interamente all’atomo più elettronegativo. Non è una carica reale — in un legame covalente gli elettroni sono condivisi — ma un’astrazione contabile. La sua utilità è pratica: confrontando il numero di ossidazione di un atomo prima e dopo una reazione si capisce subito se ha perso elettroni (ossidazione, il numero sale) o se li ha acquistati (riduzione, il numero scende).

n.o. del C-4CH₄metano-2CH₃OHalcol (metanolo)+0CH₂Oaldeide (formaldeide)+2HCOOHacido (formico)+4CO₂anidride carbonicaossidazione →salendo: il carbonio perde elettroni (si ossida); scendendo si riduce
La scala dei numeri di ossidazione. Salire sulla scala significa ossidarsi (perdere elettroni, il numero aumenta); scendere significa ridursi (acquistare elettroni). Il numero di ossidazione misura formalmente questa posizione e rende immediato il confronto fra reagenti e prodotti.

Le regole, in ordine di priorità

Le regole vanno applicate in sequenza: quando due regole sembrano in conflitto, vince quella più in alto nella gerarchia. È questo l’aspetto che spesso sfugge e che genera errori.

Regola Valore Esempio
Elemento allo stato libero 0 O2, Fe, Cl2, S8
Ione monoatomico = carica Na+ = +1, Cl = −1
Fluoro nei composti sempre −1 il più elettronegativo, non cede mai
Metalli alcalini / alcalino-terrosi +1 / +2 K = +1, Ca = +2
Idrogeno +1 (di norma) −1 negli idruri metallici
Ossigeno −2 (di norma) −1 nei perossidi, +2 in OF2

A queste si aggiunge la regola di chiusura, la più potente di tutte: la somma dei numeri di ossidazione di tutti gli atomi è pari alla carica complessiva della specie (zero per una molecola neutra, la carica per uno ione poliatomico).

Σ (numeri di ossidazione) = carica della specie

È proprio questa equazione di bilancio che permette di ricavare l’incognita: si fissano gli elementi «sicuri» (fluoro, metalli, idrogeno, ossigeno) e si lascia che la somma determini il valore dell’elemento centrale.

Le eccezioni che contano

La regola «ossigeno = −2» è quella che cade più spesso, e quasi sempre nei punti che fanno la differenza in un esercizio o in un’analisi.

Nei perossidi (come H2O2 o Na2O2) esiste il legame O−O e ciascun ossigeno vale −1. Lo ione perossido O22− ha ordine di legame 1 e un legame O−O debole, dell’ordine dei 140 kJ/mol: è proprio questa debolezza a rendere i perossidi così reattivi e ossidanti. Esiste poi un gradino ancora più alto, il superossido O2 (ordine di legame 1,5), in cui l’ossigeno vale −½: i metalli alcalini più pesanti lo formano direttamente bruciando all’aria (il potassio, il rubidio e il cesio danno il superossido, il sodio il perossido, il litio il normale ossido).

Per l’idrogeno l’eccezione sono gli idruri metallici (NaH, CaH2): legato a un metallo meno elettronegativo di lui, l’idrogeno prende gli elettroni e vale −1 invece di +1. È il motivo per cui questi composti sono riducenti energici.

Gli stati frazionari

Il numero di ossidazione può risultare frazionario, e non è un errore: significa semplicemente che lo stesso elemento si trova in più ambienti diversi e il valore calcolato è una media. Il caso classico è la magnetite Fe3O4, in cui il ferro «vale» in media +8/3: in realtà il solido contiene un terzo di ioni Fe2+ e due terzi di Fe3+ (la magnetite è infatti FeO·Fe2O3). Anche lo ione superossido, con il suo −½, è uno stato frazionario reale. Quando incontrate un valore non intero, conviene chiedersi se l’elemento è davvero presente in più forme di valenza distinte.

Perché conta nella pratica

Assegnare correttamente i numeri di ossidazione è il primo gesto di qualunque analisi redox: senza, non si bilancia un’equazione, non si sceglie un ossidante, non si interpreta una titolazione. In laboratorio e in produzione è una competenza che si usa di continuo — riconoscere lo stato del ferro in un minerale, capire se un reagente è ridotto o ossidato, prevedere se un composto sarà un buon agente ossidante. Conoscere bene le eccezioni, in particolare quelle dell’ossigeno e dell’idrogeno, è ciò che distingue un’assegnazione sicura da una sbagliata.

Domande frequenti

Che cos’è il numero di ossidazione?

È la carica formale che un atomo avrebbe se tutti i suoi legami fossero considerati ionici, attribuendo le coppie elettroniche all’atomo più elettronegativo. Non è una carica reale, ma uno strumento contabile che permette di individuare ossidazione e riduzione, bilanciare le equazioni e classificare i composti. Se il valore di un atomo aumenta si è ossidato, se diminuisce si è ridotto.

Quanto vale l’ossigeno nel numero di ossidazione?

Di norma vale −2, ma con eccezioni importanti: nei perossidi (H2O2, Na2O2) vale −1, nei superossidi vale −½, e in OF2 vale addirittura +2 perché il fluoro, più elettronegativo, gli impone il segno positivo. Queste eccezioni derivano dall’ordine di priorità delle regole, in cui il fluoro precede l’ossigeno.

Perché in OF2 l’ossigeno è positivo?

Perché il fluoro è l’elemento più elettronegativo in assoluto e nei composti vale sempre −1. Per chiudere il bilancio della molecola neutra OF2, l’ossigeno è costretto al valore +2. È l’esempio chiave che mostra come le regole si applichino in ordine gerarchico: quella del fluoro vince su quella dell’ossigeno.

Il numero di ossidazione può essere frazionario?

Sì, e non è un errore. Un valore frazionario indica che lo stesso elemento è presente in più stati di valenza diversi e il numero calcolato è una media. Il caso tipico è la magnetite Fe3O4, dove il ferro vale in media +8/3 perché il solido contiene sia Fe2+ sia Fe3+ (è FeO·Fe2O3).

Quanto vale l’idrogeno negli idruri?

Negli idruri metallici come NaH o CaH2 l’idrogeno vale −1, non +1. Questo accade perché è legato a un metallo meno elettronegativo di lui, quindi formalmente acquista gli elettroni del legame. È il motivo per cui questi composti sono riducenti molto energici. Nella stragrande maggioranza degli altri composti, invece, l’idrogeno vale +1.

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