Chimica inorganica
Elementi, composti e chimica di coordinazione: le basi di reattivita’ e pericolosita’.
In sintesi
- Perché il loro sottolivello d parzialmente pieno permette transizioni d-d: in presenza dei leganti gli orbitali d si separano in energia, e un elettrone può saltare al…
- È il colore che si percepisce quando una parte dello spettro visibile viene assorbita: ciò che resta della luce appare del colore opposto a quello assorbito.
- Perché non hanno orbitali d parzialmente riempiti.
- Per la regola di selezione di Laporte, che vieta le transizioni tra orbitali della stessa parità (d→d) nei complessi centrosimmetrici come quelli ottaedrici regolari.
Il blu dello zaffiro, il rosso del rubino, l’azzurro di una soluzione di rame: i metalli di transizione sono i grandi protagonisti del colore in chimica. La spiegazione sta in un tipo particolare di transizione elettronica, possibile solo grazie al sottolivello d parzialmente pieno. Qui vediamo l’origine generale del colore; il meccanismo di separazione degli orbitali è trattato in dettaglio nel pilastro sul campo cristallino.
Vediamo perché i composti del blocco d sono colorati, cosa sono le transizioni d-d, come si lega il colore osservato a quello assorbito e perché le bande sono spesso deboli.
L’origine del colore
Un composto appare colorato quando assorbe una parte della luce visibile: l’occhio percepisce il colore complementare di quello assorbito. Nei metalli di transizione l’assorbimento avviene perché gli orbitali d, in presenza dei leganti, non sono più tutti alla stessa energia ma si separano in gruppi a energia diversa. Un elettrone d può allora saltare dal gruppo a energia più bassa a quello più alto assorbendo un fotone di luce visibile: è la transizione d-d.
La separazione dei livelli
La differenza di energia tra i due gruppi di orbitali d si chiama separazione del campo cristallino, indicata con Δ (in un complesso ottaedrico, ΔO). Quanto vale Δ dipende dal metallo, dal suo stato di ossidazione e soprattutto dai leganti: leganti diversi producono separazioni diverse, quindi assorbono lunghezze d’onda diverse, quindi danno colori diversi. La meccanica precisa di come i cinque orbitali d si separano — in ottaedrico, tetraedrico e altre geometrie — è il cuore della teoria del campo cristallino, a cui rimandiamo per l’approfondimento.
ΔO = hν · colore osservato = complementare di quello assorbito
L’equazione lega l’energia della transizione (Δ = hν) alla frequenza, e quindi al colore, della luce assorbita. Poiché vediamo il complementare, un complesso che assorbe nel verde apparirà rosso, uno che assorbe nel giallo apparirà viola, e così via.
Il colore complementare: alcuni esempi
Lo stesso ione può dare colori sorprendenti a seconda dell’intorno. Lo ione Cr3+ è responsabile del verde nel cromo(III) comune, ma quando sostituisce l’alluminio nel reticolo del corindone assorbe la luce verde e produce il rosso intenso del rubino. Nello zaffiro, invece, il colore blu nasce da coppie Fe2+/Ti4+ che assorbono nel giallo. Il ferro(II) dà il rosso dei granati, il rame(II) idratato il classico azzurro delle sue soluzioni.
| Specie | Colore assorbito | Colore osservato |
|---|---|---|
| Rubino (Cr3+ nel corindone) | verde | rosso |
| Zaffiro (Fe2+/Ti4+) | giallo | blu |
| Cu2+ idratato | arancio-rosso | azzurro |
| Granato (Fe2+) | verde-azzurro | rosso |
| Zn2+ (d10) | nessuno | incolore |
Quando non c’è colore
Non tutti gli ioni del blocco d sono colorati. Servono orbitali d parzialmente riempiti perché una transizione d-d sia possibile: uno ione con sottolivello d vuoto (d0, come Sc3+ o Ti4+) o completamente pieno (d10, come Zn2+ o Cu+) non ha elettroni da promuovere o spazio dove promuoverli, e perciò i suoi composti sono tipicamente incolori. È un’ulteriore conferma che il colore nasce proprio dal sottolivello d incompleto.
Perché conta nella pratica
Il colore non è solo estetica: è uno strumento analitico. La spettroscopia UV-visibile sfrutta le bande d-d per identificare e quantificare ioni metallici in soluzione, per studiare la natura dei leganti (un cambio di colore segnala spesso un cambio di coordinazione) e per seguire reazioni in tempo reale. Capire da dove viene il colore — e perché certe bande sono deboli — permette di interpretare correttamente uno spettro e di sfruttarlo in controllo qualità e ricerca. Per il meccanismo dettagliato della separazione degli orbitali si rimanda al pilastro sul campo cristallino.
Domande frequenti
Perché i complessi dei metalli di transizione sono colorati?
Perché il loro sottolivello d parzialmente pieno permette transizioni d-d: in presenza dei leganti gli orbitali d si separano in energia, e un elettrone può saltare al livello superiore assorbendo un fotone di luce visibile. Il composto assorbe quindi un certo colore e l’occhio percepisce il colore complementare. Senza orbitali d parzialmente riempiti questo non è possibile.
Cos’è il colore complementare?
È il colore che si percepisce quando una parte dello spettro visibile viene assorbita: ciò che resta della luce appare del colore opposto a quello assorbito. Un complesso che assorbe nel verde appare rosso, uno che assorbe nel giallo appare blu o viola. Per questo, conoscendo la lunghezza d’onda di massimo assorbimento, si può prevedere il colore osservato.
Perché alcuni composti del blocco d sono incolori?
Perché non hanno orbitali d parzialmente riempiti. Gli ioni con sottolivello d vuoto (d0, come Sc3+ o Ti4+) o completamente pieno (d10, come Zn2+ o Cu+) non possono dare transizioni d-d: non c’è un elettrone da promuovere o un livello libero dove andare. I loro composti risultano perciò tipicamente incolori.
Perché le bande d-d sono spesso deboli?
Per la regola di selezione di Laporte, che vieta le transizioni tra orbitali della stessa parità (d→d) nei complessi centrosimmetrici come quelli ottaedrici regolari. La transizione diventa solo parzialmente permessa grazie alle vibrazioni che rompono temporaneamente la simmetria. Per questo i complessi ottaedrici hanno colori tenui, mentre quelli tetraedrici, non centrosimmetrici, sono molto più intensi.
Da cosa dipende il colore preciso di un complesso?
Dalla separazione Δ tra i livelli d, che a sua volta dipende dal metallo, dal suo stato di ossidazione e soprattutto dai leganti. Leganti diversi producono Δ diversi, quindi assorbono lunghezze d’onda diverse e danno colori diversi. La regola che ordina i leganti per la loro capacità di separare gli orbitali d è la serie spettrochimica, trattata nel pilastro sul campo cristallino.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.