Chimica inorganica

Elementi, composti e chimica di coordinazione: le basi di reattivita’ e pericolosita’.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica inorganica

In sintesi

  • Sono gli elementi del blocco centrale della tavola periodica, caratterizzati da orbitali d parzialmente riempiti.
  • Perché i leganti che circondano il metallo separano gli orbitali d in due livelli di energia leggermente diversi.
  • Perché il colore dipende non solo dal metallo, ma anche dal suo stato di ossidazione e dai leganti che lo circondano.
  • Perché gli orbitali s e d esterni hanno energie vicine, e da essi possono essere rimossi diversi numeri di elettroni.

Perché i composti del rame sono azzurri, quelli del cromo colorati come il nome stesso suggerisce (dal greco chroma, colore), e quelli dei metalli di transizione in genere così vivaci? Il colore dei metalli di transizione non è un dettaglio estetico, ma la manifestazione visibile della loro particolare struttura elettronica. Capirne l’origine è un bell’esempio di come la chimica spieghi qualcosa che vediamo tutti i giorni.

Vediamo che cosa sono i metalli di transizione, perché formano composti colorati e quali proprietà li rendono speciali.

I metalli di transizione

I metalli di transizione occupano il blocco centrale della tavola periodica e si caratterizzano per avere gli orbitali d parzialmente riempiti. È proprio questa configurazione elettronica a conferire loro un insieme di proprietà distintive: molteplici stati di ossidazione, formazione di complessi colorati, comportamento catalitico e, in alcuni casi, proprietà magnetiche. Ferro, rame, cromo, nichel, cobalto, zinco e i metalli preziosi appartengono a questo gruppo.

L’origine del colore

Quando un metallo di transizione forma un complesso, i leganti che lo circondano “spezzano” l’energia degli orbitali d, che non sono più tutti equivalenti: si crea una piccola differenza di energia tra due gruppi di orbitali d (la separazione del campo cristallino). Un elettrone può saltare dal livello inferiore a quello superiore assorbendo un fotone di luce di energia esattamente pari a quella differenza. Poiché tale differenza cade tipicamente nel campo della luce visibile, il composto assorbe certi colori e ci restituisce i complementari: ecco perché appare colorato.

λmaxlunghezza d’onda λ (nm) →assorbanza (A)
Assorbimento nel visibile. Un complesso di un metallo di transizione assorbe luce a una lunghezza d’onda corrispondente al salto degli elettroni d tra i livelli separati dal campo dei leganti. Il colore che percepiamo è quello complementare alla luce assorbita.

ΔE (separazione d) = hν  →  assorbimento nel visibile  →  colore

Stati di ossidazione multipli

A differenza dei metalli dei primi gruppi, che hanno un solo stato di ossidazione tipico, i metalli di transizione ne possiedono spesso diversi. Il ferro può essere +2 o +3, il manganese arriva fino a +7, il cromo a +6. Questa versatilità deriva dalla vicinanza energetica degli orbitali s e d esterni, da cui possono essere rimossi diversi numeri di elettroni. È alla base sia della loro ricca chimica redox sia della loro attività catalitica.

Catalisi e magnetismo

Due altre proprietà distintive completano il quadro. La attività catalitica: la capacità di passare facilmente da uno stato di ossidazione all’altro e di legare temporaneamente i reagenti come leganti rende i metalli di transizione catalizzatori ideali, capaci di offrire alle reazioni un percorso a più bassa energia. Il magnetismo: la presenza di elettroni d spaiati conferisce a molti loro composti proprietà magnetiche (paramagnetismo), e in alcuni casi — ferro, cobalto, nichel — il ferromagnetismo che conosciamo nelle calamite. Anche queste proprietà discendono direttamente dalla configurazione degli orbitali d, lo stesso tratto che spiega colore e stati di ossidazione multipli: un bell’esempio di come una singola caratteristica strutturale generi un’intera famiglia di comportamenti.

Metallo Stati di ossidazione comuni Esempio di colore
Rame +1, +2 azzurro/blu (Cu²⁺)
Ferro +2, +3 verde (Fe²⁺), giallo-bruno (Fe³⁺)
Cromo +2, +3, +6 verde, arancio (cromati)
Manganese +2 … +7 viola intenso (permanganato)

Perché conta nella pratica

Le proprietà dei metalli di transizione li rendono protagonisti dell’industria: sono catalizzatori insostituibili (dal ferro nella sintesi dell’ammoniaca ai metalli preziosi nelle marmitte catalitiche), pigmenti per vernici e ceramiche, costituenti di leghe metalliche, materiali magnetici. Il loro colore è sfruttato analiticamente per quantificare i metalli in soluzione tramite la spettrofotometria. Per il tecnico, riconoscere un metallo di transizione e prevederne stati di ossidazione, colore e tendenza a formare complessi è uno strumento quotidiano, tanto in laboratorio quanto nel controllo dei processi. Va ricordato infine che molti composti dei metalli di transizione, proprio per la loro reattività e per gli stati di ossidazione elevati, sono classificati come tossici o nocivi per l’ambiente: i cromati esavalenti e diversi sali di nichel e cobalto, ad esempio, richiedono particolari cautele di manipolazione e smaltimento, ed è un aspetto da non trascurare nella valutazione del rischio chimico e nella corretta etichettatura dei prodotti che li contengono.

Domande frequenti

Che cosa sono i metalli di transizione?

Sono gli elementi del blocco centrale della tavola periodica, caratterizzati da orbitali d parzialmente riempiti. Da questa configurazione derivano le loro proprietà tipiche: stati di ossidazione multipli, formazione di complessi colorati, attività catalitica e, in alcuni casi, magnetismo.

Perché i composti dei metalli di transizione sono colorati?

Perché i leganti che circondano il metallo separano gli orbitali d in due livelli di energia leggermente diversi. Un elettrone può saltare dal livello inferiore al superiore assorbendo un fotone di luce visibile; il colore che vediamo è quello complementare alla luce assorbita.

Perché lo stesso metallo può dare composti di colori diversi?

Perché il colore dipende non solo dal metallo, ma anche dal suo stato di ossidazione e dai leganti che lo circondano. Cambiando uno di questi fattori cambia la separazione degli orbitali d e quindi l’energia (e il colore) della luce assorbita.

Perché i metalli di transizione hanno stati di ossidazione multipli?

Perché gli orbitali s e d esterni hanno energie vicine, e da essi possono essere rimossi diversi numeri di elettroni. Questo permette al metallo di assumere più cariche stabili (il ferro +2 o +3, il manganese fino a +7), alla base della loro ricca chimica redox e catalitica.

A che cosa servono i metalli di transizione nell’industria?

Sono catalizzatori fondamentali (sintesi dell’ammoniaca, marmitte catalitiche), pigmenti per vernici e ceramiche, costituenti di leghe e materiali magnetici. Il loro colore è inoltre sfruttato in analisi chimica per quantificare i metalli in soluzione tramite la spettrofotometria.

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