Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • È una misura adimensionale dell’efficienza di una colonna, N = 16 (tR / W)2, dove tR è il tempo di ritenzione e W la larghezza del picco alla base.
  • L’altezza equivalente a un piatto teorico è il rapporto HETP = L / N, dove L è la lunghezza della colonna e N il numero di piatti.
  • Perché N cresce al diminuire della larghezza del picco W, a parità di tempo di ritenzione: la formula N = 16 (tR / W)2 lega direttamente l’efficienza alla strettezza dei…
  • Entrambe le misure sono valide e danno lo stesso N per un picco gaussiano: alla base si usa il coefficiente 16 con la larghezza W, a metà altezza si usa 5,54 con la larghezza…

Una colonna cromatografica si giudica anche per la sua efficienza: la capacità di mantenere stretti i picchi mentre gli analiti la attraversano. L’efficienza si quantifica con il numero di piatti teorici N e con l’altezza equivalente a un piatto teorico HETP. Sono i due numeri che dicono, in modo immediato, se una colonna «funziona bene» o sta degradando.

Vediamo da dove nasce il modello dei piatti, come si calcola N da un cromatogramma, che cosa significa HETP e perché picchi stretti e N alto vanno di pari passo.

Il modello dei piatti

Il modello dei piatti teorici immagina la colonna come una sequenza di tanti piccoli scomparti, i «piatti», in ciascuno dei quali l’analita raggiunge l’equilibrio tra fase mobile e fase stazionaria. È un’analogia presa dalla distillazione: più «equilibri» l’analita compie lungo la colonna, più efficiente è la separazione. Il modello è una semplificazione, perché in realtà gli equilibri non sono discreti, ma descrive molto bene la forma gaussiana dei picchi e fornisce un parametro misurabile, N, per confrontare le colonne.

fase mobileIniettoreColonnafase stazionaria (impaccamento)RivelatoreCromatogramma
Lo schema di un sistema cromatografico. La fase mobile spinge gli analiti attraverso la colonna impaccata con la fase stazionaria; il rivelatore registra il cromatogramma. Il modello dei piatti tratta la colonna come una serie di equilibri successivi: più piatti teorici N, più stretti i picchi in uscita.

Calcolare N da un picco

Il numero di piatti teorici si ricava direttamente dalla forma di un picco, mettendo in relazione il suo tempo di ritenzione con la sua larghezza. Più un picco è stretto rispetto a quanto è ritenuto, più alto è N.

N = 16 tR2W2 = 16 (tR / W)2

Qui tR è il tempo di ritenzione del picco e W la sua larghezza alla base, misurata tracciando le tangenti ai fianchi del picco. Esiste anche una versione che usa la larghezza a metà altezza W1/2, con coefficiente 5,54 al posto di 16: è più comoda da misurare sugli strumenti moderni e dà lo stesso N per un picco gaussiano. In entrambi i casi, N è adimensionale.

HETP: l’altezza di un piatto

Il numero di piatti, da solo, dipende dalla lunghezza della colonna: una colonna più lunga ha più piatti. Per confrontare l’efficienza intrinseca di colonne diverse si usa l’altezza equivalente a un piatto teorico, indicata con H o HETP, che divide la lunghezza per il numero di piatti.

HETP = LN

L è la lunghezza della colonna (spesso in millimetri o micrometri) e N il numero di piatti. HETP rappresenta la lunghezza di colonna che corrisponde a un singolo equilibrio: più è piccola, più piatti entrano in una data lunghezza e più la colonna è efficiente. Una colonna ben confezionata e ben usata ha un HETP piccolo e stabile; un HETP che cresce nel tempo segnala un degrado dell’impaccamento o un problema strumentale.

N alto significa picchi stretti

Il legame tra N e la larghezza dei picchi è il cuore pratico di tutto. Poiché N cresce al diminuire di W (a parità di tR), un’efficienza elevata si traduce direttamente in picchi stretti e alti. Picchi stretti hanno tre vantaggi concreti: si separano meglio da quelli vicini, sono più alti e quindi più facili da rilevare e integrare, e migliorano il limite di rivelabilità del metodo. Per questo, a parità di selettività, una colonna più efficiente dà cromatogrammi più nitidi e quantificazioni più affidabili.

Situazione N Picchi Effetto
Colonna efficiente alto stretti e alti buona separazione, rilevabilità migliore
Colonna degradata basso larghi e bassi picchi che si sovrappongono, integrazione difficile
Colonna più lunga più alto relativamente più stretti più efficienza ma anche più tempo e contropressione

I punti chiave su N e HETP

Prima di passare alle applicazioni pratiche, conviene fissare i concetti operativi che riguardano l’efficienza.

Perché conta nella pratica

Per un tecnico, N e HETP sono gli indicatori di salute della colonna. Un N stabile e alto garantisce picchi stretti, separazioni nitide e quantificazioni affidabili; un N in calo è un campanello d’allarme che invita a manutenzione o sostituzione. Capire che l’efficienza dipende dalla larghezza dei picchi, e non dalla loro distanza, aiuta anche a non confondere due problemi diversi: i picchi possono essere troppo vicini per scarsa selettività oppure troppo larghi per scarsa efficienza, e le soluzioni sono completamente differenti.

Domande frequenti

Che cos’è il numero di piatti teorici N?

È una misura adimensionale dell’efficienza di una colonna, N = 16 (tR / W)2, dove tR è il tempo di ritenzione e W la larghezza del picco alla base. Deriva dal modello che immagina la colonna come una serie di equilibri successivi tra fase mobile e fase stazionaria. Un N elevato indica picchi stretti e una colonna efficiente.

Che cos’è l’HETP?

L’altezza equivalente a un piatto teorico è il rapporto HETP = L / N, dove L è la lunghezza della colonna e N il numero di piatti. Rappresenta la lunghezza di colonna corrispondente a un singolo equilibrio: più è piccola, più piatti entrano in una data lunghezza e più la colonna è efficiente. Serve a confrontare l’efficienza intrinseca di colonne di lunghezza diversa.

Perché un N alto dà picchi stretti?

Perché N cresce al diminuire della larghezza del picco W, a parità di tempo di ritenzione: la formula N = 16 (tR / W)2 lega direttamente l’efficienza alla strettezza dei picchi. Un’efficienza elevata produce quindi picchi stretti e alti, che si separano meglio dai vicini, sono più facili da integrare e migliorano il limite di rivelabilità.

Conviene misurare N alla base o a metà altezza?

Entrambe le misure sono valide e danno lo stesso N per un picco gaussiano: alla base si usa il coefficiente 16 con la larghezza W, a metà altezza si usa 5,54 con la larghezza W1/2. La misura a metà altezza è più comoda e robusta sugli strumenti moderni, perché meno sensibile al rumore e alla codatura, ed è quella più spesso riportata dai software.

Che cosa indica un calo di N nel tempo?

Un degrado della colonna: l’impaccamento si compatta o forma vuoti, si accumulano contaminanti in testa, oppure c’è un problema strumentale come volumi morti o connessioni allentate. Monitorare N su un picco di riferimento standard a ogni qualifica del sistema permette di intervenire con manutenzione o sostituzione prima che la perdita di efficienza comprometta le separazioni critiche.

Approfondisci

Dalla teoria alla conformità. Se questo argomento riguarda un prodotto che produci, importi o vendi, può tradursi in un obbligo normativo concreto: vedi il nostro servizio di redazione delle schede di sicurezza (SDS) e richiedi una verifica del tuo caso.

Vuoi una verifica sul tuo caso?

Raccontaci cosa produci, importi o vendi: ti diciamo con chiarezza cosa serve per essere in regola, senza tecnicismi inutili e senza blocchi di vendita o spedizione.

Risposta entro 24hConsulenti REACH·CLP·ADRVerifica senza impegno
Richiedi una verificaVedi gli articoli

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.