Rifiuti pericolosi e schede di sicurezza: il legame

Rifiuti e RENTRI

Classificare, depositare e tracciare i rifiuti chimici evitando sanzioni.

6 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Rifiuti e RENTRI

In sintesi

  • La SDS del prodotto di origine è uno strumento fondamentale per avviare la classificazione del rifiuto.
  • La sezione 2 (classificazione CLP del prodotto), la sezione 3 (composizione/informazioni sugli ingredienti con numero CAS, frazioni e classificazione di ogni componente) e la…
  • Non necessariamente in modo automatico, ma nella maggior parte dei casi sì.
  • La responsabilità della classificazione del rifiuto è del produttore del rifiuto, non del fornitore del prodotto.

La scheda di dati di sicurezza (SDS) è il documento che descrive la composizione e i pericoli di un prodotto chimico lungo tutta la catena di fornitura. Quando quel prodotto diventa un rifiuto, la SDS non cessa di essere rilevante: al contrario, le informazioni in essa contenute sono il punto di partenza obbligato per classificare il rifiuto come pericoloso o non pericoloso secondo il Reg. UE 1357/2014.

Comprendere il legame tra SDS e classificazione rifiuti è essenziale per le PMI chimiche che producono rifiuti dai propri processi produttivi o dalla gestione di prodotti invenduti, scaduti o fuori specifica. Questa guida illustra quali sezioni della SDS alimentano la classificazione HP e dove si trovano i limiti di questo approccio.

Dal prodotto al rifiuto: il cambio di regime normativo

Un prodotto chimico regolato da REACH e CLP diventa rifiuto nel momento in cui il detentore “se ne disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsene” (art. 183, comma 1, lett. a), D.Lgs. 152/2006 TUA). Da quel momento:

  • si esce dal campo di applicazione del Reg. REACH (art. 2, par. 2 del Reg. 1907/2006);
  • la SDS non accompagna più il rifiuto (è sostituita dal FIR — formulario di identificazione rifiuti);
  • la classificazione non segue più il Reg. CLP ma le norme sui rifiuti (Reg. 1357/2014 e Decisione 2014/955/UE).

Tuttavia, il Reg. 1357/2014 rinvia esplicitamente alle classificazioni CLP delle sostanze per definire le soglie delle caratteristiche HP. Questo crea un legame strutturale tra i due sistemi.

Le sezioni della SDS utili per la classificazione HP

Non tutte le sezioni della SDS sono egualmente rilevanti per la classificazione del rifiuto. Le più importanti sono:

Sezione 2 — Identificazione dei pericoli

La sezione 2 della SDS riporta la classificazione CLP del prodotto (categorie di pericolo, menzioni H). Questa classificazione indica quali pericoli sono presenti nel prodotto nella sua forma commerciale. Per il rifiuto derivante dal prodotto, la stessa classificazione è un indicatore presuntivo delle caratteristiche HP, ma va verificata rispetto alla composizione effettiva del rifiuto. Ad esempio: un prodotto classificato Acute Tox. 4 (H302) suggerisce che il rifiuto potrebbe avere HP6 (tossicità acuta), ma solo se la concentrazione della sostanza tossica nel rifiuto supera la soglia del 25% prevista dal Reg. 1357/2014 per questa categoria.

Sezione 3 — Composizione e ingredienti

La sezione 3 è la più preziosa per la classificazione del rifiuto. Elenca le sostanze costituenti con:

  • numero CAS e CE per identificazione univoca;
  • frazioni in peso (range o valore esatto);
  • classificazione CLP di ogni componente (categorie di pericolo e frasi H).

Con questi dati è possibile applicare il calcolo delle soglie HP del Reg. 1357/2014 per ogni caratteristica di pericolo rilevante. Attenzione: le SDS conformi al Reg. 2020/878 (in vigore dal 1° gennaio 2023) devono riportare la classificazione CLP aggiornata al Reg. 1272/2008 e successive modifiche. SDS redatte con versioni precedenti del CLP potrebbero avere classificazioni degli ingredienti non aggiornate.

Sezione 9 — Proprietà fisico-chimiche

La sezione 9 fornisce il punto di flash (fondamentale per HP3 — infiammabile), il pH (rilevante per HP8 — corrosivo), la densità e la solubilità in acqua (utile per HP14 — ecotossico). Questi dati fisico-chimici consentono di valutare caratteristiche HP che non dipendono solo dalla composizione chimica ma dalle proprietà della miscela nel suo insieme.

Sezione 13 — Smaltimento

La sezione 13 della SDS include una “raccomandazione” del fornitore sul codice EER applicabile e sulla modalità di smaltimento. Questa indicazione ha un valore orientativo: il fornitore la formula per il prodotto originale, non per il rifiuto specifico che si genera nel processo del cliente. Il produttore del rifiuto rimane l’unico responsabile della classificazione corretta.

Dove la SDS non basta: quando serve l’analisi chimica del rifiuto

La SDS descrive la composizione del prodotto originale. Il rifiuto che si genera può avere una composizione diversa per diversi motivi:

  • reazioni chimiche avvenute durante l’uso (degradazione, ossidazione, polimerizzazione);
  • contaminazioni con altre sostanze (residui di reazione, acqua, impurezze);
  • evaporazione di componenti volatili che altera le frazioni relative;
  • miscelazione di più rifiuti in contenitore comune.

In questi casi, la SDS del prodotto originale non è più rappresentativa della composizione effettiva del rifiuto. Le linee guida ISPRA raccomandano l’analisi chimica del rifiuto quando la composizione è incerta o variabile. L’analisi deve essere effettuata da un laboratorio accreditato.

Schema operativo: da SDS a classificazione HP

Fase Azione Fonte dati
1 Identificare le sostanze pericolose nel rifiuto SDS sezione 3 del prodotto originale
2 Verificare che la composizione non sia variata Valutazione di processo / analisi chimica
3 Estrarre la classificazione CLP di ogni componente SDS sezione 2 e 3, ECHA C&L Inventory
4 Applicare le soglie HP del Reg. 1357/2014 Reg. UE 1357/2014, allegato tabelle soglie
5 Attribuire il codice EER con o senza asterisco Decisione 2014/955/UE
6 Registrare nel registro RENTRI e emettere FIR D.Lgs. 152/2006, DM 59/2023

Domande frequenti

La scheda di sicurezza si usa per classificare i rifiuti pericolosi?

La SDS del prodotto di origine è uno strumento fondamentale per avviare la classificazione del rifiuto. Le sezioni 2, 3 e 9 forniscono i dati di base per valutare le caratteristiche HP. Non è sufficiente da sola se la composizione del rifiuto si discosta da quella del prodotto originario.

Quali sezioni della SDS sono più rilevanti per la classificazione del rifiuto?

La sezione 2 (classificazione CLP), la sezione 3 (composizione con frazioni e classificazione degli ingredienti) e la sezione 9 (proprietà fisico-chimiche: punto di flash, pH). La sezione 13 ha valore orientativo ma non vincolante.

Se un prodotto è classificato CLP come pericoloso, il rifiuto derivante è automaticamente HP?

Non in modo automatico. La classificazione CLP è il punto di partenza. Il confronto deve essere fatto tra la concentrazione della sostanza pericolosa nel rifiuto e le soglie HP del Reg. 1357/2014, che non coincidono sempre con le soglie CLP del prodotto.

Cosa fare se la SDS indica un codice EER diverso da quello assegnato dall’azienda?

La responsabilità della classificazione del rifiuto è del produttore del rifiuto. Il codice EER in sezione 13 è una raccomandazione basata sul prodotto originale. Il produttore del rifiuto deve effettuare una propria valutazione sulla composizione effettiva del rifiuto.

La SDS deve essere aggiornata quando il prodotto è destinato allo smaltimento?

No. Quando il prodotto diventa rifiuto si esce dal campo REACH/SDS. I documenti di accompagnamento diventano il formulario di identificazione rifiuti (FIR) e le registrazioni del registro RENTRI.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).