Chimica fisica

Termodinamica, cinetica ed equilibri: i principi dietro i processi chimici.

7 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica fisica

In sintesi

  • È la «concentrazione efficace»: la grandezza adimensionale che, inserita al posto della frazione molare nell’espressione μ = μ* + RT ln a, tiene conto delle interazioni reali.
  • Per il solvente, quando è quasi puro (x → 1), le molecole di soluto sono troppo rare per cambiare le interazioni e γ → 1 (legge di Raoult).
  • Il modo più diretto è misurare la pressione di vapore della soluzione e dividerla per quella del solvente puro (o per la costante di Henry per il soluto).
  • Lo stato standard del solvente è il solvente puro a 1 bar: è un stato reale.

In una soluzione reale le molecole non si ignorano: interagiscono tra loro e con il solvente, e queste interazioni fanno sì che la concentrazione misurata «percepisca» meno (o più) del numero di moli davvero presenti. Per descrivere correttamente il potenziale chimico — e quindi l’equilibrio, la solubilità e la corrosione — si introduce l’attività, una concentrazione efficace che tiene conto di tutto questo.

Vediamo perché serve l’attività, come si definisce il coefficiente di attività, quali stati standard si usano per solvente e soluto, e perché nelle soluzioni elettrolitiche si ricorre al coefficiente medio.

Il limite delle soluzioni ideali

Per una soluzione ideale il potenziale chimico della componente A è μA = μA* + RT ln xA, dove xA è la frazione molare. Questa relazione è esatta solo quando le interazioni A–B, A–A e B–B hanno la stessa energia media. Nelle soluzioni reali le energie sono diverse: la pressione parziale del vapore si discosta dalla legge di Raoult, l’entalpia di miscela è non nulla e il comportamento dipende dalla composizione in modo non lineare.

Per preservare la forma matematica del potenziale chimico — e tutte le equazioni derivate — si rimpiazza la frazione molare con una grandezza adimensionale chiamata attività.

Definizione di attività e coefficiente di attività

Per il solvente A, l’attività aA si definisce in modo che il potenziale chimico reale abbia sempre la forma:

μA = μA* + RT ln aA

Confrontando con la relazione per il vapore (pA/pA*), l’attività del solvente è il rapporto tra la pressione di vapore effettiva e quella del solvente puro: aA = pA/pA*. È una misura sperimentale diretta. L’attività si lega alla frazione molare tramite il coefficiente di attività γ:

aA = γA · xA — γA → 1 quando xA → 1

Stato standard del solvente e del soluto

Lo stato standard del solvente è il solvente puro a pressione 1 bar: lì xA = 1 e quindi aA = 1 e γA = 1. Per il soluto si usa la convenzione di Henry: lo stato standard è uno stato ipotetico in cui il soluto si comporta come in soluzione diluita ma alla concentrazione di riferimento b° = 1 mol kg−1. Lì l’attività vale 1 per definizione, e γB → 1 quando la concentrazione scende a zero.

Una chicca concreta: quando si aggiunge 1 mol di MgSO4 a un grande volume d’acqua il volume totale diminuisce di 1,4 cm3, perché gli ioni Mg2+ e SO42− collassano la struttura aperta dell’acqua. Il volume molare parziale di MgSO4 in acqua infinitamente diluita è quindi −1,4 cm3 mol−1: un valore negativo, prova che queste grandezze descrivono effetti fisici reali.

Potenziale chimico: soluzione ideale vs reale (deviazione positiva)μ altoμ bassox → 1x → 0ideale (γ = 1)reale (γ > 1)RT ln γ
Potenziale chimico: ideale vs reale. La curva tratteggiata (blu) mostra il potenziale chimico di una soluzione ideale (γ = 1); la curva continua (oro) il caso reale con deviazione positiva (γ > 1). La differenza verticale è RT ln γ, positiva quando le interazioni A–B sono meno favorevoli di A–A e B–B.

Il coefficiente di attività medio negli elettroliti

Gli elettroliti si dissociano in ioni. Non esiste modo sperimentale di separare il contributo del catione da quello dell’anione: le misure elettrochimiche danno sempre il prodotto γ+γ. Si introduce allora il coefficiente medio di attività:

γ± = (γ+p · γq)1/(p+q)

Per un elettrolita 1:1 (p = q = 1) diventa la media geometrica: γ± = (γ+γ)1/2. Questo coefficiente è misurabile per via elettrochimica e compare in tutte le equazioni di equilibrio ionico in soluzione acquosa.

Deviazioni positive e negative

Il valore di γ dipende dall’interazione media tra soluto e solvente rispetto a quella tra molecole uguali. Se le interazioni A–B sono meno favorevoli di A–A e B–B, la tensione di vapore è più alta del previsto: deviazione positiva, γ > 1. Se le interazioni A–B sono più forti, la pressione di vapore scende sotto il valore ideale: deviazione negativa, γ < 1. Per gli elettroliti γ± è sempre < 1 a concentrazioni moderate, perché le interazioni coulombiane abbassano il potenziale chimico rispetto al valore ideale.

Tipo di soluzione γ Pressione di vapore Causa
Ideale = 1 = Raoult Interazioni A–B = A–A = B–B
Dev. positiva > 1 > ideale Interazioni A–B sfavorevoli
Dev. negativa < 1 < ideale Interazioni A–B forti
Elettrolita diluito γ± < 1 Atmosfera ionica stabilizza gli ioni

Domande frequenti

Che cos’è l’attività di una sostanza in soluzione?

È la «concentrazione efficace»: la grandezza adimensionale che, inserita al posto della frazione molare nell’espressione μ = μ* + RT ln a, tiene conto delle interazioni reali. Si misura dalla pressione di vapore: a = p/p* per il solvente, a = p/K per il soluto.

Perché il coefficiente di attività vale 1 in certi limiti?

Per il solvente, quando è quasi puro (x → 1), le molecole di soluto sono troppo rare per cambiare le interazioni e γ → 1 (legge di Raoult). Per il soluto, quando è infinitamente diluito (x → 0), ogni molecola è completamente circondata da solvente e si comporta come nel regime ideale-diluito di Henry: γ → 1.

Come si misura sperimentalmente l’attività?

Il modo più diretto è misurare la pressione di vapore della soluzione e dividerla per quella del solvente puro (o per la costante di Henry per il soluto). Per gli elettroliti si misurano le forze elettromotrici di celle galvaniche, che danno γ+γ e quindi γ±.

Qual è la differenza tra lo stato standard del solvente e del soluto?

Lo stato standard del solvente è il solvente puro a 1 bar: è un stato reale. Lo stato standard del soluto è uno stato ipotetico: il soluto alla concentrazione b° = 1 mol kg−1 ma con comportamento ideale-diluito (γ = 1). Non è fisicamente accessibile, ma è matematicamente coerente e universalmente adottato.

Perché per gli elettroliti si usa il coefficiente medio?

Perché nessun esperimento può misurare separatamente γ+ e γ: qualsiasi misura fisica coinvolge ioni di entrambi i segni. La media geometrica γ± apporta la non-idealità equamente ai due ioni, ed è l’unica grandezza sperimentalmente accessibile.

Come varia γ± con la concentrazione?

Per soluzioni molto diluite (sotto 1 mmol kg−1) la legge limite di Debye-Hückel prevede che log γ± scenda linearmente con la radice della forza ionica, partendo da 1 a concentrazione zero. A concentrazioni moderate γ± raggiunge un minimo e poi risale per effetto dell’idratazione degli ioni, non catturata dalla teoria semplice.

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