Caso pratico: resina poliuretanica per stampi

Classificazione ed etichettatura CLP

Classificare ed etichettare i prodotti chimici secondo il Regolamento CLP.

6 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Classificazione ed etichettatura CLP

In sintesi

  • La risposta dipende dalla concentrazione di isocianati liberi nel componente A (hardener).
  • No, una volta indurita, la resina poliuretanica non è più una sostanza o miscela chimica ai sensi del CLP: è un articolo.
  • Se il componente A (isocianato) è classificato H334 in forma liquida, l’art. 35 CLP impone la chiusura CRC per gli imballaggi destinati al pubblico generico. Se il prodotto è…
  • Il Regolamento (UE) 2020/1149 impone che le miscele con isocianati ≥0,1% vendute per uso industriale o professionale possano essere acquistate solo da operatori che hanno…

Un’azienda che produce accessori per sport motoristici acquista una resina poliuretanica bicomponente per realizzare stampi di prototipazione. Il prodotto arriva con due componenti: un hardener a base di MDI (isocianato) e un poliolo. Il responsabile acquisti chiede: bisogna fare qualcosa dal punto di vista normativo prima di usarlo e venderlo nei kit montagio?

Questo caso pratico esamina step by step le verifiche CLP necessarie per una resina poliuretanica bicomponente: classificazione dei due componenti, obblighi di imballaggio, restrizioni REACH per gli isocianati e cosa cambia se il prodotto viene rivenduto a terzi.

Il punto di partenza: leggere le SDS dei due componenti

La prima operazione è analizzare le schede di sicurezza (SDS) secondo il Regolamento (UE) 2020/878. Per una resina PU bicomponente occorre avere due SDS distinte, una per ogni componente. Il punto critico è la sezione 2 di ciascuna SDS, che riporta la classificazione CLP.

Per il componente A (hardener a base MDI), la SDS tipicamente riporta:

  • H351 — Sospettato di provocare il cancro (se contiene MDI polimerico in forma aerosol)
  • H334 — Può provocare sintomi allergici o asmatici o difficoltà respiratorie se inalato (sensibilizzante respiratorio)
  • H317 — Può provocare una reazione allergica della pelle
  • H315, H319 — Irritazione cutanea e oculare

Per il componente B (poliolo), la classificazione è spesso più lieve: H315 (irritazione cutanea) e H319 (irritazione oculare) sono le più comuni, eventualmente H302 se il poliolo contiene ammine catalitiche.

Cosa controllare sulla classificazione del componente isocianato

Il punto più delicato per una resina PU è la concentrazione di isocianati monomeri liberi nell’hardener. Molti produttori forniscono prepolimeri dove gli isocianati liberi sono stati ridotti a livelli molto bassi (spesso <1% NCO libero), ma questo non garantisce automaticamente che la soglia CLP dello 0,1% per H334 sia rispettata.

Cosa verificare nella SDS e nel datasheet tecnico:

  • Il contenuto di NCO libero (in % peso) dichiarato nella scheda tecnica.
  • Se l’isocianato è MDI monomero, MDI polimerico, TDI o un prepolimero: le soglie di classificazione H334 differiscono.
  • Se la SDS riporta già H334: la soglia è superata e la classificazione si applica.
  • Se la SDS non riporta H334 ma il contenuto NCO è vicino alla soglia: richiedere al fornitore la documentazione del metodo di calcolo usato per escluderla.

Obblighi di imballaggio: chiusura CRC e indicatore tattile

Se il componente A reca H334 e viene venduto in forma liquida a utenti non esclusivamente professionali, scatta l’obbligo di chiusura di sicurezza per bambini (art. 35 CLP) e di indicatore tattile di pericolo.

Per un kit resina venduto online, anche in contesti B2B senza restrizione d’accesso, si considera che il prodotto possa raggiungere il pubblico. Le conseguenze operative sono:

  • Il contenitore dell’hardener deve avere tappo certificato EN ISO 8317.
  • Il contenitore deve riportare l’indicatore tattile EN ISO 11683.
  • Se si utilizza un contenitore industriale non certificato per riempire kit destinati alla vendita, occorre trasferire il prodotto in un imballaggio conforme o acquisire la certificazione CRC del contenitore originale.

Restrizioni REACH per gli isocianati dal 24 agosto 2023

Il Regolamento (UE) 2020/1149 ha introdotto la restrizione 74 nell’allegato XVII REACH. Chiunque venda o distribuisca miscele contenenti isocianati in concentrazione ≥0,1% per uso industriale o professionale deve verificare che l’acquirente abbia completato una formazione certificata sulla sicurezza degli isocianati.

Nella pratica, per il rivenditore del kit resina questo significa:

  • Includere nella documentazione di vendita (ordine, conferma, fattura) una dichiarazione che l’acquirente ha completato la formazione richiesta.
  • Oppure indirizzare l’acquirente a corsi di formazione riconosciuti (ECHA pubblica un elenco dei provider) e condizionare la fornitura al completamento.
  • Archiviare la documentazione per almeno 5 anni per eventuali controlli.

L’obbligo non si applica alle vendite al consumatore finale per uso non professionale, ma per kit di prototipazione industriale il target è quasi sempre professionale.

Errori tipici in questo scenario

  • Classificare il kit come unica miscela: i due componenti sono miscele separate, ciascuna con la propria SDS e classificazione. Non esiste un’unica classificazione CLP per “la resina miscelata” perché la miscela reattiva non è stabile.
  • Ritenere che “prepolimero = sicuro”: la riduzione degli isocianati liberi abbassa il rischio ma non lo elimina. Se la SDS del prepolimero riporta H334, la classificazione e gli obblighi si applicano ugualmente.
  • Non aggiornare la SDS al formato 2020/878: molti fornitori extra-UE forniscono ancora SDS in formato 2015/830 o precedente. Per i prodotti importati, chi immette sul mercato è responsabile di avere SDS conformi al formato vigente.
  • Ignorare il requisito di formazione per gli isocianati nelle vendite B2B: questo è il punto più frequentemente trascurato dalle PMI che rivendono resine PU a clienti artigiani o officine.

Domande frequenti

Una resina poliuretanica bicomponente deve essere classificata come sensibilizzante?

La risposta dipende dalla concentrazione di isocianati liberi nel componente A (hardener). Se la concentrazione di isocianati monomeri (MDI, TDI, HDI o equivalenti) supera lo 0,1% in peso, la miscela va classificata come sensibilizzante respiratoria categoria 1 con H334. Molti produttori formulano i prepolimeri per portare gli isocianati liberi sotto questa soglia, ma occorre verificare i dati analitici e non fare affidamento sulla sola denominazione commerciale.

Il prodotto finito (stampo indurito) deve avere un’etichetta CLP?

No. Una volta indurita, la resina poliuretanica non è più una sostanza o miscela chimica ai sensi del CLP: è un articolo. Gli articoli non richiedono etichettatura CLP né scheda di sicurezza (salvo eccezioni per rilascio di sostanze pericolose in condizioni normali o prevedibili di uso). L’obbligo CLP riguarda i componenti A e B allo stato liquido, prima della reazione.

Se vendo un kit resina poliuretanica online, devo applicare la chiusura di sicurezza per bambini?

Se il componente A (isocianato) è classificato H334 in forma liquida, l’art. 35 CLP impone la chiusura CRC per gli imballaggi destinati al pubblico generico. Se il prodotto è venduto su piattaforme accessibili a privati senza restrizione d’accesso, si considera destinato al pubblico e la CRC è obbligatoria.

Dal 24 agosto 2023, chi può acquistare resine con isocianati?

Il Regolamento (UE) 2020/1149 impone che le miscele con isocianati ≥0,1% vendute per uso industriale o professionale possano essere acquistate solo da operatori che hanno completato una formazione certificata sulla sicurezza degli isocianati. Il fornitore deve verificare o documentare questo requisito prima della vendita.

Quale classificazione ha tipicamente il componente B (poliolo) di una resina poliuretanica?

Il componente B (poliolo) ha di norma classificazioni meno critiche dell’isocianato, spesso solo per irritazione cutanea (H315) o irritazione oculare (H319). Tuttavia, in alcune formulazioni sono presenti ammine catalitiche (come DABCO o DMDEE) che possono portare classificazioni per tossicità acuta o corrosività. Occorre valutare la SDS del singolo prodotto.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).