Chimica analitica e di laboratorio
Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.
In sintesi
- È una colonna HPLC a fase inversa la cui fase stazionaria è costituita da microsfere di silice porosa con catene alchiliche a 18 atomi di carbonio legate alla superficie.
- Perché determina l’efficienza della colonna.
- È la cromatografia liquida ad altissime prestazioni: usa colonne con particelle sotto i 2 micrometri e strumenti capaci di operare a 1000 bar e oltre.
- No.
La colonna è il cuore dell’HPLC: è lì che avviene la separazione. Tra i molti parametri che la definiscono, due contano più di tutti per la qualità del risultato: la chimica della fase stazionaria — quasi sempre C18 in fase inversa — e la dimensione delle particelle che la compongono. È quest’ultima, oggi, a segnare il confine fra HPLC tradizionale e UHPLC.
Vediamo com’è fatta una colonna C18, perché la dimensione delle particelle determina l’efficienza, che cos’è l’UHPLC e come incidono lunghezza e diametro della colonna.
La colonna C18
La fase stazionaria più diffusa in fase inversa è la C18: microsfere di silice porosa alla cui superficie sono legate catene alchiliche a 18 atomi di carbonio (octadecil, da cui il nome ODS). Queste catene apolari formano lo «strato» che trattiene gli analiti apolari. Esistono varianti più corte (C8, C4) per molecole molto idrofobiche o per le proteine, e fasi diverse (fenil, ciano, ammino) per selettività particolari, ma la C18 resta la fase di prima scelta, robusta e ben caratterizzata.
La dimensione delle particelle
La silice è impaccata sotto forma di microsfere il cui diametro è il parametro più influente sull’efficienza. Le particelle classiche misurano 5 micrometri; quelle a 3 micrometri offrono picchi più stretti; quelle sub-2 micrometri (sotto i 2 micrometri) portano l’efficienza al massimo. Il motivo è che con particelle più piccole il percorso degli analiti è più uniforme e gli scambi fra le fasi più rapidi: i picchi si allargano di meno e la risoluzione migliora. Più piccola è la particella, più efficiente è la colonna.
particella più piccola → picchi più stretti (più efficienza) ma→ contropressione più alta
C’è però un prezzo da pagare. Far passare la fase mobile attraverso un letto di particelle molto piccole richiede una pressione molto più alta: la contropressione cresce rapidamente al diminuire del diametro delle particelle. Un sistema HPLC tradizionale, progettato per ~400 bar, non regge le particelle sub-2 micrometri.
L’UHPLC
Per sfruttare le particelle sub-2 micrometri sono nati gli strumenti UHPLC (cromatografia liquida ad altissime prestazioni), capaci di operare a 1000 bar e oltre. Rispetto all’HPLC tradizionale, l’UHPLC offre separazioni più efficienti e soprattutto molto più rapide: analisi che richiedevano venti minuti si chiudono in pochi minuti, con minor consumo di solvente. È diventata uno standard nei laboratori ad alto volume di campioni, dove la velocità di throughput è decisiva.
Lunghezza e diametro della colonna
Oltre alle particelle, contano le dimensioni geometriche della colonna. Una colonna più lunga offre più «piatti teorici» e quindi maggiore risoluzione, ma allunga i tempi e aumenta la contropressione. Il diametro interno incide sul volume e sulla portata: colonne strette (microbore) consumano meno solvente e si abbinano bene alla rivelazione MS, mentre quelle più larghe sopportano carichi maggiori. La scelta è un compromesso fra risoluzione, velocità, pressione e consumo di solvente.
Va ricordato che la risoluzione cresce solo con la radice quadrata della lunghezza: raddoppiare la colonna non raddoppia la separazione ma la migliora di circa il quaranta per cento, raddoppiando però tempi e pressione. Per questo, di fronte a due picchi che non si separano, è quasi sempre più efficiente ridurre la dimensione delle particelle o cambiare la selettività (fase mobile, fase stazionaria) piuttosto che allungare la colonna. La geometria si sceglie in armonia con le particelle e con il rivelatore a valle.
| Parametro | Aumentando… | Effetto |
|---|---|---|
| Dimensione particelle | più piccola | più efficienza, più contropressione |
| Lunghezza colonna | maggiore | più risoluzione, tempi e pressione più alti |
| Diametro interno | minore | meno solvente, miglior accoppiamento con MS |
| Portata fase mobile | maggiore | analisi più rapida, contropressione più alta |
Perché conta nella pratica
Scegliere la colonna giusta è metà del lavoro di un metodo HPLC. Per un tecnico di azienda chimica, capire che la C18 è il punto di partenza, che le particelle più piccole danno più risoluzione ma esigono pressioni e strumenti adeguati, e che lunghezza e diametro sono compromessi, significa saper bilanciare risoluzione, velocità e robustezza. Sapere quando vale la pena passare all’UHPLC o alle particelle core-shell, e quando una colonna 5 micrometri tradizionale è più che sufficiente, evita acquisti sbagliati e metodi fragili, e rende prevedibile la qualità del cromatogramma.
Domande frequenti
Che cos’è una colonna C18?
È una colonna HPLC a fase inversa la cui fase stazionaria è costituita da microsfere di silice porosa con catene alchiliche a 18 atomi di carbonio legate alla superficie. Queste catene apolari trattengono gli analiti apolari. È la fase di prima scelta in fase inversa perché robusta, ben caratterizzata e adatta alla maggior parte delle molecole organiche.
Perché la dimensione delle particelle è così importante?
Perché determina l’efficienza della colonna. Particelle più piccole rendono più uniforme il percorso degli analiti e più rapidi gli scambi fra le fasi: i picchi si allargano meno e la risoluzione migliora. Passando da 5 a 3 e poi a sotto i 2 micrometri si ottengono picchi sempre più stretti, al prezzo di una contropressione che cresce rapidamente.
Che cos’è l’UHPLC?
È la cromatografia liquida ad altissime prestazioni: usa colonne con particelle sotto i 2 micrometri e strumenti capaci di operare a 1000 bar e oltre. Offre separazioni più efficienti e soprattutto molto più rapide rispetto all’HPLC tradizionale, con minor consumo di solvente. È lo standard nei laboratori ad alto volume di campioni dove conta la velocità di analisi.
Le particelle più piccole vanno bene su qualsiasi strumento?
No. Le particelle sotto i 2 micrometri generano contropressioni che un sistema HPLC tradizionale, progettato per circa 400 bar, non sopporta: servono strumenti UHPLC. Una soluzione intermedia sono le particelle core-shell, che offrono un’efficienza vicina con pressioni più contenute e funzionano anche su molti strumenti HPLC classici.
Come scelgo lunghezza e diametro della colonna?
In base al compromesso fra risoluzione, velocità, pressione e consumo di solvente. Una colonna più lunga dà più risoluzione ma allunga i tempi e aumenta la pressione; un diametro interno più piccolo riduce il consumo di solvente e si accoppia meglio alla rivelazione MS, mentre uno più largo regge carichi maggiori. Si sceglie secondo l’obiettivo dell’analisi.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.