Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

7 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • Sta per “high performance”, ad alte prestazioni, e fa riferimento alle particelle finissime della colonna e alle alte pressioni necessarie per farvi passare l’eluente.
  • Quando il composto non è volatile, si decompone con il calore o ha un peso molecolare elevato: principi attivi, zuccheri, proteine, polimeri.
  • È l’accoppiamento tra HPLC e spettrometria di massa: unisce la capacità di separazione dell’HPLC all’identificazione e all’alta sensibilità della massa.
  • Sulla selettività (α): è il fattore con l’effetto più forte sulla risoluzione.

L’HPLC (High-Performance Liquid Chromatography, cromatografia liquida ad alta prestazione) è la tecnica analitica più diffusa per i composti che non si possono vaporizzare: principi attivi farmaceutici, additivi, conservanti, coloranti, vitamine, polimeri. Dove la gascromatografia non arriva, arriva l’HPLC.

Vediamo come funziona lo strumento, la differenza fra fase normale e fase inversa, l’eluizione isocratica e a gradiente, e l’equazione fondamentale della risoluzione — quella che dice, in pratica, su quali leve agire per separare meglio. Chiuderemo con i rivelatori più usati, il passaggio all’UHPLC con le particelle sub-2 µm e i problemi più comuni nella preparazione del campione, perché in cromatografia liquida buona parte degli errori nasce proprio prima che il campione entri in colonna.

Come funziona

In HPLC la fase mobile è un liquido (l’eluente) spinto ad alta pressione attraverso una colonna riempita di particelle finissime. Il campione, iniettato nel flusso, si separa perché i suoi componenti si distribuiscono in modo diverso tra l’eluente e la fase stazionaria.

  • la pompa genera pressioni elevate (centinaia di bar) per spingere l’eluente;
  • l’iniettore introduce un volume preciso e riproducibile di campione;
  • la colonna è il cuore della separazione;
  • il rivelatore (UV-Vis, a serie di diodi DAD, fluorimetrico o spettrometro di massa) registra ciò che esce.
fase mobileIniettoreColonnafase stazionaria (impaccamento)RivelatoreCromatogramma
Schema di un sistema HPLC. La pompa spinge l’eluente liquido ad alta pressione attraverso la colonna; ogni componente esce a un tempo diverso e il rivelatore costruisce il cromatogramma.

Fase normale e fase inversa

La distinzione più importante per chi imposta un metodo riguarda la polarità delle due fasi:

Modalità Fase stazionaria Eluente Usata per
Fase inversa (RP) apolare (C18) acqua + solvente organico la maggior parte delle analisi: da polari a medio-apolari
Fase normale polare (silice) solventi apolari composti molto apolari, isomeri

La fase inversa copre la grande maggioranza delle applicazioni di routine ed è quella che incontri più spesso in un laboratorio di controllo qualità.

Isocratica e gradiente

Si può mantenere costante la composizione dell’eluente (isocratica), semplice e ripetibile, oppure variarla durante l’analisi (a gradiente), che separa meglio le miscele complesse.

5%50%95%isocratica inizialegradienteplateautempo →% solvente organico (B)
Un profilo di gradiente. Si parte con poca percentuale di solvente organico (B) per trattenere e separare i composti più polari, poi si aumenta progressivamente per eluire anche i più apolari, infine un plateau pulisce la colonna.

In pratica: l’isocratica si preferisce per i controlli di routine su pochi analiti noti; il gradiente è quasi obbligato quando si cercano impurezze o si analizzano matrici sconosciute con molti componenti.

L’equazione fondamentale della risoluzione

Come si fa, concretamente, a separare meglio due picchi? La risposta è in una sola relazione, l’equazione fondamentale della risoluzione, che scompone Rs in tre fattori indipendenti:

Rs = √N4 · α − 1α · k1 + k

Ciascun fattore è una leva diversa, e questo dice in che ordine intervenire:

  • Selettività (α) — la leva più potente: cambiare fase stazionaria, pH o tipo di solvente organico. Piccole variazioni danno grandi guadagni di risoluzione.
  • Efficienza (N) — colonna più lunga o particelle più piccole; agisce sotto radice quadrata, quindi raddoppiare N migliora Rs solo del 40% circa.
  • Ritenzione (k) — aumentare k aiuta finché si resta in un intervallo ragionevole (2–10); oltre, si allunga solo l’analisi.

Dove si usa l’HPLC

È lo strumento quotidiano in farmaceutica, cosmetica, alimentare e chimica fine. Serve a verificare il titolo di un principio attivo, a quantificare conservanti e additivi, a cercare impurezze e prodotti di degradazione, a seguire la stabilità di un prodotto nel tempo. Molte di queste verifiche sono richieste da specifiche di capitolato o da normative di settore.

I rivelatori più usati

Il rivelatore decide che cosa riesci a “vedere”. I più diffusi in laboratorio sono:

  • UV-Vis e DAD: i più comuni; il DAD (a serie di diodi) registra l’intero spettro ultravioletto di ogni picco, utile per verificarne la purezza spettrale;
  • Fluorimetrico: altissima sensibilità e selettività per le molecole fluorescenti, anche in traccia;
  • Indice di rifrazione (RID): universale ma poco sensibile, impiegato per zuccheri e polimeri privi di assorbimento UV;
  • Spettrometro di massa (LC-MS): identifica e quantifica in traccia, lo strumento di riferimento per le impurezze e le analisi di conferma.

La scelta si fa in base alle proprietà degli analiti e alla sensibilità richiesta dalla specifica: un conservante che assorbe nell’UV si misura benissimo con un DAD, mentre uno zucchero richiede un RID o la massa.

Dalle particelle da 5 µm all’UHPLC

L’efficienza di una colonna HPLC dipende moltissimo dalla dimensione delle particelle della fase stazionaria. Per anni lo standard sono state le particelle da 5 µm; oggi si lavora sempre più con particelle da sub-2 µm, che danno picchi molto più stretti e separazioni più rapide. È quello che si chiama UHPLC (cromatografia liquida a ultra-alta prestazione).

  • particelle più piccole = più piatti teorici per metro = maggiore risoluzione;
  • il prezzo da pagare è una contropressione molto più alta, che richiede strumenti progettati per reggere oltre mille bar;
  • il vantaggio pratico è enorme: analisi che richiedevano 30 minuti possono ridursi a pochi minuti, a parità di qualità.

Esistono anche le particelle core-shell (a nucleo solido e guscio poroso): offrono efficienza vicina all’UHPLC senza pressioni estreme, ed è per questo che si sono diffuse rapidamente nei laboratori di routine.

Preparazione del campione e problemi comuni

In HPLC molti problemi nascono prima della colonna. Alcuni accorgimenti e segnali da conoscere:

  • Filtrazione: campioni ed eluenti vanno filtrati; il particolato intasa la colonna e fa salire la contropressione;
  • Solvente di diluizione: il campione andrebbe sciolto in una miscela il più possibile simile all’eluente iniziale, altrimenti i picchi si deformano o si sdoppiano;
  • Picchi fantasma (ghost peaks): picchi che compaiono senza campione, spesso da eluenti o solventi contaminati;
  • Contropressione che sale nel tempo: segnale tipico di una colonna che si sta sporcando e di una precolonna da sostituire.

Curare questi dettagli è ciò che distingue un metodo robusto da uno che “funziona solo a volte”. Una precolonna (guard column) sacrificale protegge la colonna analitica trattenendo lo sporco: costa poco e si sostituisce facilmente, allungando di molto la vita della colonna principale. Allo stesso modo, un flussaggio regolare con solvente forte rimuove i composti fortemente trattenuti che, accumulandosi, farebbero comparire picchi spuri nelle corse successive.

Domande frequenti

Cosa significa l’”HP” di HPLC?

Sta per “high performance”, ad alte prestazioni, e fa riferimento alle particelle finissime della colonna e alle alte pressioni necessarie per farvi passare l’eluente. In passato la sigla veniva letta come “high pressure”, alta pressione.

Quando si usa l’HPLC al posto della GC?

Quando il composto non è volatile, si decompone con il calore o ha un peso molecolare elevato: principi attivi, zuccheri, proteine, polimeri. Per i composti volatili e stabili al calore resta preferibile la GC.

Che cos’è la LC-MS?

È l’accoppiamento tra HPLC e spettrometria di massa: unisce la capacità di separazione dell’HPLC all’identificazione e all’alta sensibilità della massa. È fondamentale per le impurezze in traccia e le analisi di conferma.

Su quale parametro intervengo per primo se due picchi non si separano?

Sulla selettività (α): è il fattore con l’effetto più forte sulla risoluzione. In pratica si cambia composizione dell’eluente, pH o colonna. Solo dopo ha senso aumentare l’efficienza (N) o aggiustare la ritenzione (k).

Perché i risultati cambiano se cambio colonna?

La colonna determina la selettività: variando fase stazionaria, dimensione delle particelle o lunghezza cambiano tempi di ritenzione e risoluzione. Per questo i metodi validati specificano sempre la colonna esatta e tutte le condizioni operative.

Approfondisci: l’HPLC

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