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Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 31/05/2026chimica analitica

In sintesi

  • Il rivelatore UV/Vis, che misura l’assorbanza dell’eluato a una lunghezza d’onda impostata.
  • Il DAD misura simultaneamente tutto lo spettro UV-visibile, non una sola lunghezza d’onda.
  • Quando si devono determinare tracce di analiti fluorescenti in matrici complesse.
  • È l’accoppiamento dell’HPLC con la spettrometria di massa: dopo la separazione cromatografica l’analita viene ionizzato e lo spettrometro ne misura il rapporto massa/carica.

Separare gli analiti non basta: serve qualcosa che li «veda» all’uscita della colonna e ne registri il passaggio come un picco. È il compito del rivelatore, e la sua scelta determina che cosa il metodo può rilevare e con quale sensibilità. Dall’onnipresente UV al potentissimo accoppiamento con la spettrometria di massa, il rivelatore definisce il carattere dell’analisi.

Vediamo come funzionano i rivelatori UV/Vis e DAD, che cosa offrono la fluorescenza e l’accoppiamento LC-MS, e come scegliere il rivelatore in funzione del problema analitico.

Il rivelatore UV/Vis

Il rivelatore più diffuso in HPLC è l’UV/Vis: misura quanta luce ultravioletta o visibile l’eluato assorbe a una certa lunghezza d’onda. Quando un analita che assorbe a quella lunghezza d’onda passa nella cella di flusso, l’assorbanza sale e si registra un picco. È economico, robusto, di uso universale e adatto a tutte le molecole dotate di cromofori (doppi legami coniugati, anelli aromatici, gruppi carbonilici). Il suo limite è che «vede» solo a una lunghezza d’onda alla volta e nulla degli analiti privi di cromofori.

tM (tempo morto)tR1tR2tR3Wtempo →segnale del rivelatore
Cromatogramma da rivelatore UV. Il rivelatore registra l’assorbanza dell’eluato nel tempo: ogni analita che assorbe alla lunghezza d’onda impostata genera un picco. È la rivelazione di gran lunga più usata in HPLC, per costo, robustezza e versatilità.

Il DAD: uno spettro per ogni picco

Il DAD (rivelatore a serie di diodi, diode-array detector) è un UV/Vis evoluto: invece di una sola lunghezza d’onda, misura simultaneamente tutto lo spettro UV-visibile in continuo. Per ogni picco si ottiene così non solo l’altezza, ma anche lo spettro di assorbimento, che è una firma utile per identificare l’analita e — confrontando lo spettro lungo il picco — per verificarne la purezza (un picco contaminato da un coeluente mostra uno spettro che cambia da un punto all’altro). È lo strumento principe per lo sviluppo di metodi e per il controllo della purezza dei picchi.

La fluorescenza: sensibile e selettiva

Il rivelatore a fluorescenza sfrutta la capacità di alcune molecole di emettere luce dopo averla assorbita. Si illumina l’eluato a una lunghezza d’onda di eccitazione e si misura la luce emessa a una lunghezza d’onda maggiore. Rispetto all’UV ha due vantaggi notevoli: una sensibilità molto più alta (rileva tracce dove l’UV non arriva) e una grande selettività, perché solo le molecole fluorescenti danno segnale, mentre la matrice non fluorescente resta invisibile. È ideale per analiti fluorescenti naturali (idrocarburi policiclici aromatici, alcune vitamine) o resi tali da derivatizzazione.

L’LC-MS: separazione più massa

L’accoppiamento con la spettrometria di massa (LC-MS) è il rivelatore più potente: dopo la separazione cromatografica, l’analita viene ionizzato e lo spettrometro ne misura il rapporto massa/carica. Si ottiene così non solo un picco, ma l’informazione sulla massa molecolare e, in MS/MS, sulla struttura. L’LC-MS unisce la capacità separativa dell’HPLC alla specificità e sensibilità della MS, ed è oggi indispensabile per identificare impurezze sconosciute, confermare strutture e quantificare tracce in matrici complesse. Richiede però fasi mobili compatibili (tamponi volatili) e strumentazione costosa.

HPLC (separa)  +  MS (massa/struttura)  →  identificazione e quantificazione di tracce

Come scegliere il rivelatore

La scelta dipende dall’analita e dall’obiettivo. Per la routine su molecole con cromofori, l’UV (o il DAD) è quasi sempre la scelta giusta: economico e affidabile. Per tracce di molecole fluorescenti, la fluorescenza offre sensibilità e selettività imbattibili. Per identificare l’ignoto, confermare strutture o spingersi alle tracce in matrici difficili, serve l’LC-MS. Non è raro montare più rivelatori in serie (per esempio DAD seguito da MS) per avere insieme spettro UV, purezza e massa.

Rivelatore Misura Punto di forza Quando si usa
UV/Vis assorbanza a una lunghezza d’onda economico, universale routine, molecole con cromofori
DAD spettro UV-vis completo spettro e purezza dei picchi sviluppo metodi, controllo purezza
Fluorescenza luce emessa dopo eccitazione altissima sensibilità e selettività tracce di analiti fluorescenti
MS (LC-MS) rapporto massa/carica massa, struttura, specificità identificazione, tracce, conferme

Perché conta nella pratica

Il rivelatore decide che cosa un metodo può davvero misurare. Per un tecnico, sapere che l’UV/Vis copre la routine ma è cieco agli analiti senza cromofori, che il DAD aggiunge la firma spettrale e il controllo di purezza, che la fluorescenza apre alle tracce dei composti fluorescenti e che l’LC-MS è la chiave per l’identificazione dell’ignoto, significa scegliere lo strumento adatto al problema. Questa consapevolezza evita di sviluppare un metodo destinato a non vedere l’analita di interesse e indirizza gli investimenti in strumentazione verso ciò che serve davvero al laboratorio.

Domande frequenti

Qual è il rivelatore più usato in HPLC?

Il rivelatore UV/Vis, che misura l’assorbanza dell’eluato a una lunghezza d’onda impostata. È il più diffuso perché economico, robusto e adatto a tutte le molecole dotate di cromofori, come anelli aromatici, doppi legami coniugati e gruppi carbonilici. Il suo limite è che vede a una sola lunghezza d’onda alla volta e non rileva gli analiti privi di cromofori.

Che cosa aggiunge il DAD rispetto a un UV semplice?

Il DAD misura simultaneamente tutto lo spettro UV-visibile, non una sola lunghezza d’onda. Per ogni picco fornisce così l’intero spettro di assorbimento, utile come firma per l’identificazione e per verificare la purezza dei picchi: un picco contaminato da un coeluente mostra uno spettro che cambia lungo il picco. È lo strumento ideale per lo sviluppo di metodi.

Quando conviene un rivelatore a fluorescenza?

Quando si devono determinare tracce di analiti fluorescenti in matrici complesse. La fluorescenza è molto più sensibile dell’UV per le molecole adatte e molto selettiva, perché solo i composti fluorescenti danno segnale e la matrice non fluorescente resta invisibile. Il limite è che pochi analiti sono fluorescenti per natura: spesso serve una derivatizzazione chimica che li renda tali.

Che cos’è l’LC-MS?

È l’accoppiamento dell’HPLC con la spettrometria di massa: dopo la separazione cromatografica l’analita viene ionizzato e lo spettrometro ne misura il rapporto massa/carica. Fornisce la massa molecolare e, in MS/MS, informazioni strutturali. Unisce la capacità separativa dell’HPLC alla specificità e sensibilità della MS ed è indispensabile per identificare impurezze sconosciute e quantificare tracce.

Si può usare più di un rivelatore alla volta?

Sì, ed è una pratica comune. Montando i rivelatori in serie — per esempio un DAD seguito da uno spettrometro di massa — si ottiene da una sola corsa lo spettro UV, la verifica di purezza e la massa molecolare. Va solo verificato che le condizioni (fase mobile, tamponi) siano compatibili con tutti i rivelatori, in particolare con la MS, che richiede tamponi volatili.

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