Chimica analitica e di laboratorio
Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.
In sintesi
- È una tecnica cromatografica che separa le molecole in base alla loro dimensione anziché alla natura chimica, usando granuli porosi.
- Perché sono troppo voluminose per entrare nei pori dei granuli: restano nel flusso principale e percorrono il cammino più breve, uscendo per prime.
- Idealmente no: in questa tecnica non c’è affinità chimica fra le molecole e il materiale della colonna, solo la geometria dei pori.
- Serve soprattutto a caratterizzare i polimeri, misurando la distribuzione delle lunghezze delle loro catene, informazione che determina molte proprietà del materiale.
Come si separano le molecole non in base alla loro natura chimica, ma semplicemente alla loro dimensione? E come si misura quanto è lungo, in media, un polimero? La risposta a entrambe le domande è una tecnica elegante e un po’ controintuitiva: la cromatografia a esclusione dimensionale, in cui, sorprendentemente, escono prima le molecole più grandi.
Vediamo come funziona questa separazione per dimensione, perché le molecole grandi escono per prime e a cosa serve soprattutto questa tecnica.
Una separazione per dimensione
La cromatografia a esclusione dimensionale separa le molecole in base alla loro grandezza, e non alla loro affinità chimica per la colonna. La colonna è riempita di granuli porosi, attraversati da una rete di minuscoli canali e cavità. Mentre il liquido trasporta le molecole attraverso questi granuli, le molecole interagiscono con i pori in modo diverso a seconda delle loro dimensioni: ed è questa diversa interazione a separarle.
Perché le grandi escono per prime
Qui sta l’aspetto controintuitivo. Le molecole grandi sono troppo voluminose per entrare nei pori dei granuli: restano nel flusso principale e attraversano la colonna per la via più diretta, uscendo per prime. Le molecole piccole, invece, riescono a infilarsi nei pori, dove si attardano percorrendo un cammino molto più lungo e tortuoso: di conseguenza escono dopo. È esattamente il contrario di quanto si potrebbe immaginare e di quanto accade nelle altre cromatografie.
dimensione grande → esclusa dai pori → esce prima | dimensione piccola → entra nei pori → esce dopo
Niente affinità chimica: solo geometria
Una caratteristica importante è che, idealmente, in questa tecnica le molecole non si legano al materiale della colonna: non c’è affinità chimica in gioco, solo la geometria dei pori. Questo la rende una separazione “gentile”, che non altera le molecole e non rischia di trattenerle. È un vantaggio prezioso quando si lavora con molecole delicate come le proteine, che si vogliono separare senza danneggiarle.
L’applicazione principale: misurare i polimeri
L’uso più importante della cromatografia a esclusione dimensionale è la caratterizzazione dei polimeri. Un polimero non è fatto di molecole tutte uguali, ma di catene di lunghezze diverse; questa tecnica permette di misurare la distribuzione delle dimensioni delle catene, cioè quanto sono lunghe in media e quanto variano. È un’informazione fondamentale, perché la lunghezza delle catene determina molte proprietà di un materiale plastico, come la resistenza e la viscosità.
| Molecola | Comportamento nei pori | Ordine di uscita |
|---|---|---|
| Grande | esclusa, resta nel flusso | esce per prima |
| Media | entra in parte dei pori | esce in mezzo |
| Piccola | entra in tutti i pori | esce per ultima |
Anche per le biomolecole
Oltre ai polimeri sintetici, la tecnica è molto usata in biochimica per separare e caratterizzare proteine e altre biomolecole in base alla loro dimensione. Permette per esempio di separare le proteine grandi da quelle piccole, di stimare la massa di una proteina sconosciuta o di purificare una biomolecola da contaminanti di dimensione diversa. La sua delicatezza la rende ideale per questi campioni fragili. In molti laboratori biochimici è una tappa abituale nella purificazione delle proteine, dove serve a separare la proteina di interesse da frammenti più piccoli o da aggregati più grandi, sfruttando semplicemente la differenza di dimensione.
La curva di taratura con molecole di riferimento
Per trasformare i tempi di uscita in dimensioni o masse effettive, la cromatografia a esclusione dimensionale ha bisogno di una taratura particolare. Si fanno passare attraverso la colonna alcune molecole di riferimento di dimensione nota, e si registra a che tempo escono. Si costruisce così una curva che lega il tempo di uscita alla dimensione: le molecole grandi a tempi brevi, le piccole a tempi lunghi. Confrontando il tempo di uscita di una molecola sconosciuta con questa curva, si stima la sua dimensione o la sua massa. È importante che le molecole di riferimento siano simili per natura a quelle da analizzare, perché la separazione dipende dalla dimensione effettiva che la molecola assume in soluzione, e questa può variare a seconda del tipo di molecola e del liquido usato. Per questo, quando si caratterizza un polimero, si usano di solito riferimenti dello stesso tipo o si applicano correzioni che tengono conto delle differenze. Senza una taratura adeguata, i tempi di uscita resterebbero numeri privi di significato pratico; con essa, diventano misure quantitative della dimensione e della massa delle molecole.
Domande frequenti
Che cos’è la cromatografia a esclusione dimensionale?
È una tecnica cromatografica che separa le molecole in base alla loro dimensione anziché alla natura chimica, usando granuli porosi. Le molecole grandi, escluse dai pori, escono prima delle piccole. È molto usata per caratterizzare polimeri e proteine.
Perché le molecole grandi escono per prime?
Perché sono troppo voluminose per entrare nei pori dei granuli: restano nel flusso principale e percorrono il cammino più breve, uscendo per prime. Le molecole piccole entrano nei pori, percorrono un cammino più lungo e tortuoso, e quindi escono dopo. È il contrario delle altre cromatografie.
Le molecole si legano alla colonna?
Idealmente no: in questa tecnica non c’è affinità chimica fra le molecole e il materiale della colonna, solo la geometria dei pori. Questo la rende una separazione gentile, che non altera le molecole, vantaggiosa soprattutto con campioni delicati come le proteine.
A cosa serve principalmente?
Serve soprattutto a caratterizzare i polimeri, misurando la distribuzione delle lunghezze delle loro catene, informazione che determina molte proprietà del materiale. È molto usata anche in biochimica per separare e caratterizzare proteine e altre biomolecole in base alla dimensione.
Perché si chiama anche a permeazione di gel?
Perché, soprattutto nel campo dei polimeri sintetici, il materiale poroso che riempie la colonna è chiamato gel. I due nomi indicano la stessa tecnica e lo stesso principio di separazione per dimensione: la parola gel si riferisce semplicemente al materiale della colonna.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.