Chimica inorganica

Elementi, composti e chimica di coordinazione: le basi di reattivita’ e pericolosita’.

7 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica inorganica

In sintesi

  • Perché hanno il guscio di valenza completamente pieno (ns2np6) e le energie di ionizzazione più alte di tutti gli elementi del loro periodo.
  • Osservò che PtF6 ossidava O2 a [O2][PtF6] e notò che la prima energia di ionizzazione di Xe (1170 kJ/mol) è quasi identica a quella di O2 (1175 kJ/mol).
  • XeF2 è lineare: 5 coppie attorno a Xe (3 LP + 2 F) disposte in bipiramidale trigonale, con le LP nelle posizioni equatoriali.
  • XeO3 è un ossido forte nello stato di ossidazione +6.

Per decenni i gas nobili erano considerati inerti per definizione: guscio esterno completo, zero reattività. Poi, nel 1962, Neil Bartlett sintetizzò il primo composto stabile di xeno e tutto cambiò. Da allora la chimica dei gas nobili è diventata un capitolo affascinante dell’inorganica, con composti che vanno dagli innocui fluoruri ai pericolosissimi ossidi esplosivi.

Vediamo perché gli altri gas nobili non reagiscono, come Bartlett arrivò alla sintesi storica, la serie dei fluoruri di xeno e le loro geometrie VSEPR, e gli ossidi instabili ma ricchi di applicazioni analitiche.

La configurazione elettronica a guscio chiuso

I gas nobili (He, Ne, Ar, Kr, Xe, Rn) hanno il guscio di valenza pieno: 2 elettroni per He, 8 per gli altri (s2p6). Questa configurazione è la più stabile possibile per i non metalli: le energie di ionizzazione sono elevatissime (He: 2372 kJ/mol, Ne: 2081 kJ/mol) e le affinità elettroniche praticamente nulle. Per formare un legame occorre investire un’enorme energia nel primo passo (ionizzare il gas nobile o distorcerne la densità elettronica), e solo Xe e Kr hanno parametri termodinamici abbastanza favorevoli per essere stabilizzati da fluoruri ossidanti forti come F2 e PtF6.

La sintesi storica di Bartlett (1962)

Neil Bartlett stava studiando PtF6, il più potente agente ossidante allora disponibile, quando osservò che ossidava O2 a [O2]+[PtF6]. Cruciale: la prima energia di ionizzazione dello xeno (1170 kJ/mol) è quasi identica a quella dell’ossigeno molecolare (1175 kJ/mol). Bartlett mescolò i gas a temperatura ambiente: si formò subito un solido giallo-arancio che interpretò come Xe+[PtF6]. In realtà il prodotto è più complesso (miscela di sali di Xe2F3+ e PtF6), ma il principio rimase: lo xeno può essere ossidato. La notizia scosse la comunità scientifica e aprì un’intera sub-disciplina.

Fluoruri di xeno: sintesi e strutture

I fluoruri di xeno si ottengono riscaldando Xe e F2 in proporzioni controllate in recipienti di nichel o Monel (resistenti al fluoro). La proporzione Xe/F2 e la temperatura determinano quale fluoruro prevale:

Xe + F2 → XeF2  (250 °C, pressione, Xe in eccesso)

XeF2 si forma con Xe in grande eccesso (Xe : F2 ≈ 2:1); XeF4 richiede Xe : F2 ≈ 1:5; XeF6 si ottiene ad alta pressione di F2 (300 atm) a 300 °C. Tutti e tre sono solidi bianchi stabili a temperatura ambiente, volatili, e si idrolizzano all’aria: vanno manipolati in atmosfera inerte o sottovuoto.

Geometrie VSEPR dei fluoruri di xenoXeF₂lineare (3 LP)XeFF3 LP equatorialiXeF₄quadrato-planare (2 LP assiali)XeFFFF2 LP in posizione assialeXeF₆ottaedro distorto (1 LP)XeFFFFLP1 LP rompe la simmetria Oh
Geometrie VSEPR dei fluoruri di xeno. XeF₂: 5 coppie (3 LP + 2 F) → lineare. XeF₄: 6 coppie (2 LP assiali + 4 F) → quadrato-planare. XeF₆: 7 coppie (1 LP) → ottaedro distorto dalla coppia solitaria.

Geometrie VSEPR dei fluoruri di Xe

Composto Coppie totali (VSEPR) LP Geometria molecolare Angolo F-Xe-F
XeF2 5 (bipiram. trig.) 3 equatoriali lineare 180°
XeF4 6 (ottaedrica) 2 assiali opposti quadrato-planare 90°
XeF6 7 1 (asimmetrica) ottaedro distorto <90°

Il caso di XeF6 è particolarmente istruttivo: sette coppie di elettroni generano una geometria non ottaedrica perché la coppia solitaria occupa parte dello spazio, abbassando la simmetria da Oh a C3v flussionale. Il composto è dinamicamente distorto: la coppia solitaria «gironzola» attorno all’ottaedro su scala dei millisecondi.

XeO3: un ossido esplosivo

L’idrolisi di XeF6 produce XeO3, un ossido di xeno(VI) estremamente pericoloso:

XeF6 + 3H2O → XeO3 + 6HF   ∆H ≈ −400 kJ mol−¹

XeO3 è un solido bianco igroscopico con geometria piramidale trigonale (tre LP). È un esplosivo primario sensibile: decompone con violenza anche al minimo urto o riscaldamento, liberando Xe e O2. L’energia di reazione è circa −400 kJ/mol, tutta rilasciata in modo adiabatico. Si lavora con quantità inferiori al milligrammo in laboratori specializzati.

Gli ossidi superiori, XeO4 (geometria tetraedrica) e il perxenato [XeO6]4−, sono ugualmente instabili e ancora più potenti ossidanti. Curiosamente, il perxenato in soluzione acquosa ha abbastanza potere ossidante da ossidare Mn2+ a MnO4 senza catalizzatori: lo si usa come reattivo analitico di pregio.

Perché solo Xe e Kr reagiscono?

La risposta sta nell’energia di ionizzazione (IE) e nella polarizzabilità atomica. He e Ne hanno IE così alte (2372 e 2081 kJ/mol rispettivamente) che nessun ossidante reale riesce a ionizzarli parzialmente. Ar (IE = 1521 kJ/mol) è ancora troppo refrattario; soltanto a condizioni criogeniche estreme si sono isolati composti instabili come HArF. Kr (IE = 1351 kJ/mol) forma KrF2, stabile solo sotto i 60°C. Xe (IE = 1170 kJ/mol) è il caso più favorevole: abbastanza polarizzabile e abbastanza bassa IE da permettere la formazione di legami stabili con F e O in composti isolabili a temperatura ambiente.

Domande frequenti

Perché i gas nobili sono inerti?

Perché hanno il guscio di valenza completamente pieno (ns2np6) e le energie di ionizzazione più alte di tutti gli elementi del loro periodo. Per formare un legame si deve investire moltissima energia nella distorsione o nella rimozione degli elettroni, e solo gli agenti ossidanti più forti (F2, PtF6) riescono a superare la barriera nel caso di Xe e Kr.

Come sintetizzò Bartlett il primo composto di xeno?

Osservò che PtF6 ossidava O2 a [O2][PtF6] e notò che la prima energia di ionizzazione di Xe (1170 kJ/mol) è quasi identica a quella di O2 (1175 kJ/mol). Mescolando i due gas a temperatura ambiente nel 1962 ottenne un solido giallo-arancio, il primo composto stabile di un gas nobile. Fu una delle scoperte più sorprendenti della chimica del XX secolo.

Quali sono le geometrie di XeF2, XeF4 e XeF6?

XeF2 è lineare: 5 coppie attorno a Xe (3 LP + 2 F) disposte in bipiramidale trigonale, con le LP nelle posizioni equatoriali. XeF4 è quadrato-planare: 6 coppie (2 LP opposti in posizione assiale). XeF6 ha 7 coppie con una LP che distorce l’ottaedro, rendendo la molecola flussionale a temperatura ambiente.

Perché XeO3 è così pericoloso?

XeO3 è un ossido forte nello stato di ossidazione +6. La decomposizione in Xe e O2 libera circa 400 kJ/mol in modo adiabatico: la reazione è così rapida e violenta che anche quantità di pochi milligrammi possono creare un’esplosione. È sensibile a calore, attrito e urto, e va manipolato solo da personale specializzato con strumentazione adeguata.

Esistono composti di altri gas nobili oltre a Xe e Kr?

In condizioni normali di laboratorio, solo Xe forma una chimica ricca. Kr forma KrF2 ma si decompone sopra i 60°C. Ar forma HArF solo a temperature criogeniche (sotto i 40 K) e in matrice solida. He e Ne non formano alcun composto legato covalentemente. Rn è radioattivo e la sua chimica è praticabile solo in tracce, ma ci si aspetta composti analoghi a quelli di Xe.

Dalla teoria alla conformità. Se questo argomento riguarda un prodotto che produci, importi o vendi, può tradursi in un obbligo normativo concreto: vedi il nostro servizio di redazione delle schede di sicurezza (SDS) e richiedi una verifica del tuo caso.

Approfondisci

Vuoi una verifica sul tuo caso?

Raccontaci cosa produci, importi o vendi: ti diciamo con chiarezza cosa serve per essere in regola, senza tecnicismi inutili e senza blocchi di vendita o spedizione.

Risposta entro 24hConsulenti REACH·CLP·ADRVerifica senza impegno
Richiedi una verificaVedi gli articoli

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.