Chimica analitica e di laboratorio
Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.
In sintesi
- È una titolazione in cui il punto di equivalenza si individua seguendo il potenziale di un elettrodo indicatore al variare del volume di titolante, invece di usare un…
- Si individua come il punto di massima pendenza della curva potenziale-volume, cioè il massimo della derivata prima (variazione di potenziale per unità di volume).
- È oggettiva, perché il punto finale si calcola dalla derivata e non dal cambio di colore; funziona su soluzioni torbide o colorate dove un indicatore non si vedrebbe; non…
- Tutti i tipi principali: acido-base (con elettrodo a vetro), di precipitazione (per esempio cloruri con argento e elettrodo d’argento), redox (con elettrodo di platino) e…
In molte titolazioni il punto di fine corsa si individua con un indicatore colorato, ma quando il colore è incerto, la soluzione è torbida o serve la massima accuratezza, si segue invece il potenziale con un elettrodo: è la titolazione potenziometrica. Il punto di equivalenza si legge come il punto di massima pendenza della curva, in modo oggettivo e automatizzabile.
Vediamo come si esegue una titolazione potenziometrica, come si trova il punto di equivalenza dalla derivata della curva, quali vantaggi offre rispetto agli indicatori e in quali applicazioni è insostituibile.
Seguire il potenziale invece del colore
In una titolazione potenziometrica si aggiunge il titolante a piccoli incrementi e, dopo ogni aggiunta, si registra il potenziale di un elettrodo indicatore immerso nella soluzione (per esempio un elettrodo a vetro per le acido-base, un elettrodo d’argento per le precipitazioni con argento). Il potenziale resta quasi costante lontano dal punto di equivalenza, poi compie un salto brusco in corrispondenza dell’equivalenza, perché lì la concentrazione dello ione misurato cambia di ordini di grandezza per piccole aggiunte di titolante.
Il punto di equivalenza dalla derivata
Il salto della curva individua il punto di equivalenza, ma per localizzarlo con precisione si ricorre alla derivata. La derivata prima (variazione di potenziale per unità di volume) presenta un massimo netto proprio al centro del salto; la derivata seconda passa per lo zero nello stesso punto. Cercare il massimo della derivata prima, o l’attraversamento dello zero della derivata seconda, dà il volume al punto di equivalenza in modo oggettivo, senza dipendere dal giudizio dell’operatore.
punto di equivalenza → ΔEΔV massimo (oppure Δ²EΔV² = 0)
| Volume titolante (mL) | Potenziale (mV) | ΔE/ΔV (mV/mL) |
|---|---|---|
| 9,0 | 210 | 20 |
| 9,5 | 230 | 60 |
| 10,0 | 330 | 340 (massimo) |
| 10,5 | 420 | 80 |
| 11,0 | 440 | 30 |
I vantaggi rispetto agli indicatori
La titolazione potenziometrica supera i limiti degli indicatori colorati in numerosi casi. È oggettiva, perché il punto finale si calcola dalla derivata e non dal giudizio sul cambio di colore; funziona su soluzioni torbide o colorate, dove l’indicatore non si vedrebbe; non richiede di trovare un indicatore con il giusto intervallo di viraggio; e può risolvere più punti di equivalenza in un’unica titolazione (per esempio gli acidi poliprotici), che con gli indicatori sarebbero difficili da distinguere.
Le applicazioni
La titolazione potenziometrica copre tutti i grandi tipi di titolazione: acido-base (con elettrodo a vetro, anche in solventi non acquosi), di precipitazione (cloruri con argento, usando un elettrodo d’argento), redox (con un elettrodo di platino, per esempio nelle determinazioni con permanganato o nei metodi iodometrici) e complessometriche. È molto usata per la determinazione di acidi e basi deboli, del contenuto salino, dell’acqua per il metodo Karl Fischer (che è una titolazione potenziometrica), e in generale ovunque serva accuratezza e tracciabilità.
Un caso particolarmente utile è quello degli acidi e basi deboli, dove con gli indicatori il viraggio è graduale e poco netto: la curva potenziometrica mostra comunque un salto identificabile, e dal punto di semi-equivalenza (a metà del volume di equivalenza) si può anche stimare la costante di dissociazione, perché lì il pH eguaglia il pKa. La tecnica permette inoltre di titolare in ambiente non acquoso sostanze troppo deboli per dare un punto finale visibile in acqua, allargando il campo delle determinazioni possibili in modo prezioso per il chimico analitico.
Perché conta nella pratica
Per il laboratorio di controllo qualità, la titolazione potenziometrica è spesso la via più accurata e ripetibile per determinare una concentrazione: niente ambiguità sul colore, niente problemi con campioni torbidi, e la possibilità di automatizzare l’intera procedura con un titolatore. Capire come si legge il punto di equivalenza dalla derivata e perché il potenziale salta permette al tecnico di impostare correttamente la titolazione, validare il dato e diagnosticare un risultato anomalo, sia che lavori a mano sia che usi uno strumento automatico.
Domande frequenti
Che cos’è una titolazione potenziometrica?
È una titolazione in cui il punto di equivalenza si individua seguendo il potenziale di un elettrodo indicatore al variare del volume di titolante, invece di usare un indicatore colorato. Il potenziale resta quasi costante lontano dall’equivalenza e compie un salto brusco in sua corrispondenza, da cui si ricava il volume al punto di equivalenza.
Come si trova il punto di equivalenza?
Si individua come il punto di massima pendenza della curva potenziale-volume, cioè il massimo della derivata prima (variazione di potenziale per unità di volume). In alternativa si cerca il punto in cui la derivata seconda attraversa lo zero. Entrambi i metodi danno il volume al punto di equivalenza in modo oggettivo, senza dipendere dal giudizio dell’operatore.
Quali vantaggi ha rispetto agli indicatori colorati?
È oggettiva, perché il punto finale si calcola dalla derivata e non dal cambio di colore; funziona su soluzioni torbide o colorate dove un indicatore non si vedrebbe; non richiede di trovare un indicatore con il giusto intervallo di viraggio; e può risolvere più punti di equivalenza in un’unica titolazione, come negli acidi poliprotici. È inoltre facilmente automatizzabile.
Quali tipi di titolazione si possono fare in modo potenziometrico?
Tutti i tipi principali: acido-base (con elettrodo a vetro), di precipitazione (per esempio cloruri con argento e elettrodo d’argento), redox (con elettrodo di platino) e complessometriche. È usata anche per la determinazione dell’acqua col metodo Karl Fischer. Basta scegliere l’elettrodo indicatore adatto allo ione o alla reazione coinvolta.
Si può automatizzare la titolazione potenziometrica?
Sì, ed è uno dei suoi grandi vantaggi. I titolatori automatici dosano il titolante con una buretta a pistone, leggono il potenziale a ogni passo, calcolano la derivata e individuano da soli il punto di equivalenza, fermandosi al volume esatto. Questo elimina l’errore soggettivo, garantisce ripetibilità e produce un dato tracciabile, ideale per il controllo qualità di routine.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.