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Chimica analitica e di laboratorio

Tecniche di laboratorio e controllo qualita’: cromatografia, spettroscopia, titolazioni.

6 min di letturaAggiornato il 01/06/2026chimica analitica

In sintesi

  • Perché il segnale EXAFS è una somma di oscillazioni sinusoidali, una per ogni guscio di vicini, ciascuna con una frequenza proporzionale al doppio della distanza del guscio.
  • È lo spazio delle distanze ottenuto trasformando il segnale EXAFS dalla variabile k (numero d’onda dell’elettrone) alla variabile R.
  • Perché l’onda fotoelettronica subisce uno sfasamento attraversando il potenziale dell’atomo assorbitore e di quello diffondente.
  • Dall’ampiezza dell’intervallo di numero d’onda k su cui si calcola la trasformata: più ampio è il dato in k, migliore è la separazione di due gusci a distanze vicine.

Le oscillazioni EXAFS sono la somma dei contributi di più gusci di vicini, ciascuno a una frequenza diversa. La trasformata di Fourier è lo strumento che separa quelle frequenze e le converte in distanze, restituendo un grafico in cui ogni picco corrisponde a un guscio di coordinazione. È il modo intuitivo di «vedere» l’intorno locale di un atomo.

Vediamo perché il segnale è una somma di sinusoidi, come la trasformata di Fourier porta dallo spazio k allo spazio R, perché i picchi sono spostati rispetto alle distanze vere e quali sono i limiti del metodo.

Una somma di sinusoidi

Il segnale EXAFS χ(k) è la somma di più oscillazioni: una per ogni guscio di atomi vicini, ciascuna con una frequenza (in k) proporzionale al doppio della propria distanza, 2R. È esattamente la situazione in cui la trasformata di Fourier dà il meglio di sé: presa una funzione fatta di più sinusoidi sovrapposte, la trasformata ne identifica le frequenze componenti e ne misura l’intensità.

k = √(2m(E − Esoglia))ħ  ·  periodo dell’oscillazione ∝ 12R

Dallo spazio k allo spazio R

Applicando la trasformata di Fourier al segnale χ(k), si passa dalla variabile k (numero d’onda dell’elettrone) alla variabile R (distanza). Il risultato è una curva nello spazio R con dei picchi: ogni picco si trova alla distanza di un guscio di coordinazione, e la sua area è legata al numero e al tipo di vicini di quel guscio. È in pratica una distribuzione radiale degli atomi attorno all’assorbitore: il primo picco sono i vicini più prossimi, il secondo i vicini successivi, e così via.

λmaxlunghezza d’onda λ (nm) →assorbanza (A)
Dallo spazio k allo spazio R. La trasformata di Fourier delle oscillazioni EXAFS produce una curva con picchi (qui l’andamento mostra un massimo): ciascuno corrisponde a un guscio di coordinazione a una certa distanza dall’atomo assorbitore. Più il guscio è vicino, più il picco è a R piccolo.

I picchi sono spostati: lo sfasamento

C’è un dettaglio cruciale da non dimenticare: le posizioni dei picchi nello spazio R non coincidono esattamente con le distanze di legame vere. Sono sistematicamente spostate verso valori più piccoli, tipicamente di alcuni decimi di Ångström. La causa è lo sfasamento (il termine φ nell’argomento del seno): l’onda fotoelettronica subisce uno sfasamento nell’attraversare il potenziale dell’atomo assorbitore e di quello diffondente, e questo sposta i picchi.

Per ottenere le distanze corrette occorre quindi correggere lo sfasamento, usando valori calcolati teoricamente o ricavati da composti di riferimento con distanze note. Lo sfasamento, d’altra parte, non è solo un fastidio: dipende dal tipo di atomo diffondente e fornisce un’ulteriore impronta utile per identificare la natura chimica dei vicini.

I limiti del metodo

La trasformata di Fourier dell’EXAFS ha alcune limitazioni pratiche da conoscere.

Limite Causa Conseguenza
Picchi spostati sfasamento dell’onda distanze da correggere, non si leggono dirette
Risoluzione finita intervallo di k limitato gusci troppo vicini non si separano
Picchi allargati finestra finita e disordine difficile leggere l’area in modo assoluto
Artefatti a basso R sottrazione del fondo la zona a R molto piccolo è poco affidabile

Il quadro finale

Mettendo insieme le informazioni, la trasformata di Fourier offre una visione intuitiva dell’intorno locale: il primo picco dà la distanza dei vicini più prossimi (dopo correzione dello sfasamento), la sua area il loro numero, lo sfasamento e l’andamento del segnale il loro tipo. I picchi successivi descrivono i gusci più lontani, sempre più deboli e disordinati. L’analisi quantitativa rigorosa si fa poi con un adattamento (fit) del segnale a un modello strutturale, ma la trasformata resta il modo più immediato per leggere a colpo d’occhio quanti vicini ci sono e a che distanza.

Perché conta nella pratica

La trasformata di Fourier è il modo in cui la maggior parte di chi usa l’EXAFS «vede» i propri dati: un grafico in spazio R con picchi che dicono a colpo d’occhio quanti gusci ci sono e a che distanza. Saperlo leggere — e ricordare che le distanze vere richiedono la correzione dello sfasamento e che la risoluzione dipende dal dato in k — evita errori grossolani nello studio di catalizzatori e materiali. È il ponte fra le oscillazioni grezze e un modello strutturale dell’intorno di un atomo.

Domande frequenti

Perché si usa la trasformata di Fourier nell’EXAFS?

Perché il segnale EXAFS è una somma di oscillazioni sinusoidali, una per ogni guscio di vicini, ciascuna con una frequenza proporzionale al doppio della distanza del guscio. La trasformata di Fourier separa queste frequenze e le converte in distanze, producendo una curva con picchi: uno per ogni guscio di coordinazione. È il modo più intuitivo di leggere l’intorno locale.

Che cos’è lo spazio R?

È lo spazio delle distanze ottenuto trasformando il segnale EXAFS dalla variabile k (numero d’onda dell’elettrone) alla variabile R. La curva in spazio R ha picchi a distanze che corrispondono ai gusci di coordinazione attorno all’atomo assorbitore: una sorta di distribuzione radiale dei vicini, dal primo guscio (più vicino) ai successivi.

Perché i picchi non cadono alle distanze vere?

Perché l’onda fotoelettronica subisce uno sfasamento attraversando il potenziale dell’atomo assorbitore e di quello diffondente. Questo sfasamento sposta i picchi verso distanze minori di quelle reali, tipicamente di alcuni decimi di Ångström. Per ricavare le distanze corrette si corregge lo sfasamento usando valori teorici o riferimenti con distanze note.

Da cosa dipende la risoluzione in distanza?

Dall’ampiezza dell’intervallo di numero d’onda k su cui si calcola la trasformata: più ampio è il dato in k, migliore è la separazione di due gusci a distanze vicine. Per questo si raccolgono dati EXAFS fino a k elevati e con buon rapporto segnale/rumore. Un intervallo k troppo corto allarga i picchi e impedisce di distinguere gusci ravvicinati.

La trasformata di Fourier basta per l’analisi quantitativa?

È il primo passo, ma per i numeri precisi si fa di solito un adattamento (fit) del segnale a un modello strutturale, che tiene conto di sfasamenti, ampiezze e disordine. La trasformata serve a vedere a colpo d’occhio quanti gusci ci sono e a che distanza, mentre il fit fornisce distanze, numeri di coordinazione e fattori di disordine con le relative incertezze.

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