ATEX: classificazione delle aree con atmosfere esplosive

Ambiente, Seveso ed emissioni

Adempimenti ambientali, direttiva Seveso ed emissioni per chi gestisce sostanze chimiche.

7 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Ambiente, Seveso ed emissioni

In sintesi

  • La classificazione ATEX delle aree è la procedura con cui il datore di lavoro identifica e delimita le zone in cui possono formarsi atmosfere esplosive (miscele di gas, vapori…
  • Zone 0, 1 e 2 si riferiscono ad atmosfere esplosive formate da gas, vapori o nebbie.
  • Zone 20, 21 e 22 riguardano atmosfere esplosive formate da nubi di polvere combustibile.
  • In ciascuna zona ATEX possono essere impiegate solo apparecchiature certificate secondo la Direttiva ATEX 2014/34/UE (ATEX Prodotti), appartenenti alla categoria di protezione…

Negli stabilimenti chimici, farmaceutici e petrolchimici la presenza di gas, vapori o polveri infiammabili crea il rischio di atmosfere esplosive. La classificazione delle aree ATEX è lo strumento obbligatorio con cui il datore di lavoro mappa questi rischi, determina l’estensione delle zone pericolose e garantisce che solo le apparecchiature idonee vi siano installate.

Questa guida illustra il quadro normativo ATEX, la distinzione tra le sei zone (0, 1, 2 per gas; 20, 21, 22 per polveri), i criteri di classificazione secondo EN 60079-10, gli obblighi documentali e le scelte di apparecchiature conformi alla Direttiva 2014/34/UE.

Il quadro normativo ATEX: due direttive, un sistema

ATEX è l’acronimo di ATmosphères EXplosibles. Il sistema normativo europeo si articola su due direttive complementari:

  • Direttiva ATEX Prodotti (2014/34/UE): disciplina la progettazione, la fabbricazione e la commercializzazione delle apparecchiature e dei sistemi di protezione destinati all’uso in atmosfere potenzialmente esplosive. In Italia è recepita dal D.Lgs. 85/2016.
  • Direttiva ATEX Utenti (1999/92/CE): stabilisce i requisiti minimi per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori in ambienti con rischio di atmosfere esplosive. In Italia è recepita dagli artt. 287–298 del D.Lgs. 81/2008 (Titolo XI).

Le norme tecniche di riferimento per la classificazione sono la serie EN 60079 (IEC 60079), in particolare EN 60079-10-1 per i gas e EN 60079-10-2 per le polveri.

Le sei zone ATEX: gas e polveri

La classificazione distingue nettamente tra atmosfere esplosive generate da gas/vapori/nebbie e quelle generate da polveri. Ciascuna tipologia ha tre zone di rischio crescente:

Zona Tipo di atmosfera Frequenza/durata della presenza Esempio tipico in un impianto chimico
Zona 0 Gas, vapori, nebbie Continua, prolungata o frequente (>1000 h/anno) Interno di serbatoi di stoccaggio liquidi infiammabili, interno di reattori aperti
Zona 1 Gas, vapori, nebbie Occasionale in condizioni normali (10–1000 h/anno) Adiacenze di valvole, pompe, raccordi flangiati, bocchette di ventilazione di serbatoi
Zona 2 Gas, vapori, nebbie Non probabile in condizioni normali; se presente, breve (<10 h/anno) Aree attorno a guarnizioni, sistemi di tenuta meccanica in condizioni di buona manutenzione
Zona 20 Nube di polvere Continua, prolungata o frequente Interno di silos, filtri, mescolatori, essiccatori con polveri combustibili
Zona 21 Nube di polvere Occasionale in condizioni normali Adiacenze di punti di carico/scarico sacchi o big-bag, area attorno a coclee aperte
Zona 22 Nube di polvere Non probabile in condizioni normali; se presente, breve Aree attorno a attrezzature con polvere depositata in strati che può essere sollevata

Come si determina l’estensione delle zone

L’estensione spaziale di ciascuna zona dipende da:

  • Caratteristiche fisico-chimiche della sostanza: densità del vapore rispetto all’aria (sostanze più pesanti dell’aria tendono a stagnare al suolo), volatilità, punto di infiammabilità, limiti di infiammabilità inferiore (LFL) e superiore (UFL), temperatura di autoaccensione.
  • Portata della sorgente di rilascio: entità del rilascio continuo, di primo grado o di secondo grado (classificazione EN 60079-10-1).
  • Ventilazione disponibile: la disponibilità e l’efficacia della ventilazione (naturale o artificiale) è il fattore che più riduce l’estensione delle zone. Una ventilazione classificata «alta» può ridurre una Zona 0 a Zona 2 o addirittura a zona non classificata.

La norma EN 60079-10-1 fornisce metodi analitici semplificati e l’appendice informativa con tabelle di distanze tipiche, ma per impianti complessi è spesso necessario ricorrere a simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics) o a modelli gaussiani di dispersione.

Apparecchiature ammesse per zona: categorie e marcatura

La Direttiva ATEX 2014/34/UE suddivide le apparecchiature in due gruppi (I per miniere, II per superficie) e in categorie di protezione, ciascuna ammessa in specifiche zone:

  • Categoria 1G / 1D: protezione molto elevata; ammessa in Zona 0/20 (e ovviamente nelle zone meno rischiose). Deve garantire la sicurezza anche in caso di guasto raro.
  • Categoria 2G / 2D: protezione elevata; ammessa in Zona 1/21. Sicurezza garantita anche in caso di guasto frequentemente previsto.
  • Categoria 3G / 3D: protezione normale; ammessa solo in Zona 2/22. Sicurezza garantita in condizioni normali di funzionamento.

La marcatura Ex sull’apparecchiatura indica il tipo di protezione (es. «d» = custodia a prova di esplosione, «e» = sicurezza aumentata, «ia/ib» = sicurezza intrinseca), il gruppo di gas (IIA, IIB, IIC) e la classe di temperatura (T1–T6). La combinazione di questi parametri deve essere compatibile con le sostanze presenti nella zona classificata.

Il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE)

L’art. 294 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a redigere il Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (DPCE) prima che i lavoratori inizino a operare in ambienti con rischio ATEX. Il DPCE deve contenere:

  • La determinazione e valutazione dei rischi di esplosione.
  • La classificazione delle zone e la planimetria aggiornata.
  • L’elenco dei luoghi e delle apparecchiature installate con la relativa certificazione.
  • Le misure tecniche e organizzative adottate (messa a terra, limitazione delle sorgenti di accensione, procedure operative, formazione).
  • Le istruzioni per le attività di manutenzione e riparazione in zone ATEX.

Il DPCE va aggiornato ogni volta che si modifica l’impianto, si introducono nuove sostanze o si rilevano non conformità.

Errori tipici nella classificazione ATEX

  • Non classificare le zone interne di apparecchiature (serbatoi, reattori) trattandole come zone 0 per definizione: spesso vengono ignorate del tutto.
  • Classificare estensioni di zona troppo ridotte per ragioni economiche, senza basi tecniche, esponendo a rischio aree limitrofe.
  • Non aggiornare la classificazione dopo modifiche di layout, variazioni di sostanza o potenziamenti produttivi.
  • Installare apparecchiature di categoria inferiore a quella richiesta per la zona (es. Cat. 3G in Zona 1) acquistandole a prezzo ridotto su mercati non conformi.
  • Dimenticare le sorgenti di accensione non elettriche: superfici calde, fiamme aperte, scariche elettrostatiche, attrito meccanico.

Controlli e vigilanza

La vigilanza sull’applicazione della normativa ATEX spetta all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) e alle ASL/ATS, con il supporto tecnico di INAIL. In caso di infortuni o incidenti in zone ATEX, la mancata o errata classificazione e l’assenza o inadeguatezza del DPCE costituiscono elementi di responsabilità penale a carico del datore di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 e del codice penale.

Domande frequenti

Cos’è la classificazione ATEX delle aree?

È la procedura con cui il datore di lavoro identifica le zone in cui possono formarsi atmosfere esplosive (gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili) e le assegna a una delle sei zone previste dalla norma EN 60079-10 (Zone 0/1/2 per gas, Zone 20/21/22 per polveri). Obbligo previsto dall’art. 293 D.Lgs. 81/2008 e dalla Direttiva ATEX 1999/92/CE.

Qual è la differenza tra zona 0, zona 1 e zona 2?

Zone gas: Zona 0 = atmosfera esplosiva continua o frequente (>1000 h/anno, es. interno serbatoi); Zona 1 = occasionale in condizioni normali (10–1000 h/anno, es. attorno a valvole); Zona 2 = non probabile in condizioni normali (<10 h/anno, es. attorno a guarnizioni in buono stato).

Qual è la differenza tra zona 20, zona 21 e zona 22 per le polveri?

Zone polveri: Zona 20 = nube di polvere continua o frequente (es. interno silos); Zona 21 = occasionale in condizioni normali (es. punti di carico/scarico); Zona 22 = non probabile, breve durata (es. accumuli di polvere sollevabili).

Quali apparecchiature si possono usare in zona ATEX?

Solo apparecchiature certificate ATEX 2014/34/UE con categoria corrispondente alla zona: Cat. 1G/1D per Zona 0/20, Cat. 2G/2D per Zona 1/21, Cat. 3G/3D per Zona 2/22. Gruppo esplosivo e temperatura massima superficiale devono essere compatibili con le sostanze presenti.

Chi deve redigere il DPCE?

Il datore di lavoro, ai sensi dell’art. 294 D.Lgs. 81/2008, prima che i lavoratori inizino ad operare in zone ATEX. Il DPCE deve contenere la classificazione delle zone, le apparecchiature installate, le misure adottate e va aggiornato ad ogni modifica rilevante.

Devi classificare le zone ATEX nel tuo stabilimento?

Una corretta classificazione delle aree protegge i lavoratori e limita la responsabilità del datore di lavoro in caso di incidente. Possiamo supportarti dalla valutazione del rischio fino alla redazione del DPCE.

Risposta entro 24hConsulenti REACH·CLP·ADRVerifica senza impegno
Richiedi una verifica
Scopri il servizio di consulenza

Approfondisci

Fonti ufficiali

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).