Caso pratico: inchiostro per stampante a ricarica

Classificazione ed etichettatura CLP

Classificare ed etichettare i prodotti chimici secondo il Regolamento CLP.

6 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Classificazione ed etichettatura CLP

In sintesi

  • Sì, se la miscela è classificata come pericolosa ai sensi del Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), deve essere etichettata con pittogrammi, parola segnale e frasi H/P…
  • Sì, se la miscela è classificata pericolosa oppure contiene sostanze SVHC in concentrazione superiore allo 0,1%.
  • Sì, dal 1° gennaio 2021 le miscele classificate pericolose destinate al pubblico generale devono essere notificate all’ECHA tramite il portale PCN con un identificatore UFI…
  • Se il colorante supera le soglie di classificazione CLP per CMR (0,1% per cat. 1A/1B, 1% per cat. 2), la miscela deve essere classificata CMR con il pittogramma GHS08 e le…

Un piccolo e-commerce che vende inchiostri per stampanti a ricarica — cartucce refill o flaconi da versare — si trova spesso a fare i conti con obblighi normativi che passano inosservati fino al primo controllo. La questione non riguarda solo chi produce l’inchiostro, ma chiunque lo importi o lo distribuisca nel mercato europeo: la responsabilità sulla conformità CLP ricade su tutta la catena.

Questo caso pratico descrive uno scenario realistico — un rivenditore online che importa inchiostri compatibili da un fornitore extra-UE — e analizza punto per punto cosa verificare, quali errori sono più frequenti e come strutturare la conformità senza bloccare il business.

Lo scenario: inchiostri compatibili importati da fornitore extra-UE

L’operatore acquista flaconi da 100 ml di inchiostro pigmentato per stampanti inkjet da un produttore cinese, li rivende sfusi o in kit sul proprio sito italiano. I prodotti arrivano con etichette in inglese e spesso senza scheda di sicurezza o con una SDS generica non conforme ai requisiti europei.

Dal punto di vista normativo, questo operatore è un importatore ai sensi del REACH (art. 3, punto 11, Regolamento (CE) n. 1907/2006): introduce la sostanza o miscela nel territorio doganale UE. Come importatore, è il primo responsabile della conformità CLP e REACH nel mercato europeo.

Prima verifica: la composizione della miscela

Il punto di partenza obbligato è ottenere dal fornitore la composizione completa della miscela: nomi IUPAC o denominazioni comuni delle sostanze, numeri CAS e CE, concentrazioni percentuali. Senza questi dati non è possibile fare nessuna delle verifiche successive.

Negli inchiostri pigmentati tipici si trovano:

  • Pigmenti organici (es. Carbon Black, ftalocianina, diazo-pigmenti).
  • Glicoli come il glicole propilenico (1,2-propandiolo) o il glicole dietilenico.
  • Tensioattivi non ionici o anionici.
  • Biocidi conservanti (es. MIT/CMIT, 1,2-benzisotiazol-3(2H)-one).
  • Alcoli (es. 2-pirrolidone, dimetilsolfossido).

Alcuni di questi componenti hanno classificazioni CLP rilevanti. Il Carbon Black, ad esempio, è classificato Carc. 2 (H351) nell’Allegato VI del CLP quando il tenore di IPA estrattibili supera determinate soglie. I biocidi isotiazoloni sono sensibilizzanti cutanei (Skin Sens. 1) con SCL molto bassi.

Classificazione della miscela: il calcolo pratico

Una volta nota la composizione, la classificazione della miscela si determina applicando i criteri dell’Allegato I del CLP, spesso con il metodo additivo o di sommatoria. I passaggi sono:

  1. Identificare la classificazione di ciascuna sostanza presente (da Allegato VI CLP o inventario C&L ECHA).
  2. Calcolare se le concentrazioni superano le soglie generiche o gli SCL specifici per ciascuna classe di pericolo.
  3. Applicare la classificazione risultante alla miscela, combinando le classi di pericolo attivate.

Per un inchiostro tipico il risultato più frequente è una classificazione per pericoli cutanei (irritante o corrosivo), sensibilizzazione cutanea, e talvolta pericolo di aspirazione. Se il Carbon Black supera la soglia per Carc. 2, la miscela viene classificata CMR e scatta l’obbligo di UFI/PCN.

Etichetta CLP: errori tipici riscontrati nei prodotti importati

Nei prodotti importati da paesi extra-UE, i problemi più ricorrenti sono:

  • Etichetta in lingua diversa dall’italiano: il CLP (art. 17) richiede la lingua ufficiale dello Stato membro in cui è commercializzato.
  • Pittogrammi in bianco e nero o di formato errato: i pittogrammi GHS devono essere in nero su fondo bianco con bordo rosso, di dimensione minima 1 cm².
  • Frasi H assenti o incomplete: spesso si riportano solo le frasi P senza le frasi H, invertendo la struttura richiesta.
  • Indirizzo del fornitore UE mancante: l’etichetta deve riportare nome e indirizzo del fabbricante o importatore stabilito nell’UE, non del produttore cinese.
  • UFI assente su prodotti PCN-obbligati: molte importazioni ignorano l’obbligo PCN/UFI vigente dal 2021.

Scheda di sicurezza: requisiti minimi per essere conformi

La SDS deve essere redatta in italiano, secondo il formato a 16 sezioni del Regolamento (UE) 2020/878. I punti critici per un inchiostro da ricarica sono:

  • Sezione 1: nome del prodotto, identificatori (CAS della miscela se applicabile), dati del responsabile UE.
  • Sezione 2: classificazione CLP completa, etichetta riepilogativa con pittogrammi e frasi H/P.
  • Sezione 3: composizione con concentrazioni e numeri CAS/CE delle sostanze pericolose sopra le soglie.
  • Sezione 8: OEL (valori limite italiani D.Lgs. 81/2008) per Carbon Black e altri componenti con VLE fissato.
  • Sezione 15: verifica SVHC e restrizioni Allegato XVII se applicabili.

Una SDS generica in inglese, redatta per il mercato americano (GHS-US), non è conforme al REACH/CLP europeo: i requisiti di sezione sono diversi, i riferimenti normativi non corrispondono, e mancano le notifiche nazionali italiane.

Notifica PCN e UFI: l’obbligo spesso trascurato

Se la classificazione finale della miscela include almeno una classe di pericolo (anche solo irritante), scatta l’obbligo di notifica PCN all’ECHA ai sensi del Regolamento (UE) 2017/542. Per i prodotti al pubblico il termine è scaduto il 1° gennaio 2021; per uso professionale il 1° gennaio 2024.

Il processo prevede la generazione di un UFI tramite l’algoritmo ECHA (strumento online gratuito), la notifica tramite il portale PCN con la composizione dettagliata, e l’apposizione dell’UFI sull’etichetta. Il costo amministrativo è contenuto, ma molti importatori piccoli lo ignorano o non sanno che esiste, esponendosi a sanzioni.

Domande frequenti

Un inchiostro per stampante a ricarica venduto online deve avere l’etichetta CLP?

Sì. Se la miscela è classificata come pericolosa ai sensi del Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), deve essere etichettata con pittogrammi, parola segnale e frasi H/P, indipendentemente dal canale di vendita.

Gli inchiostri da ricarica richiedono la scheda di sicurezza (SDS)?

Sì, se la miscela è classificata pericolosa oppure contiene sostanze SVHC in concentrazione superiore allo 0,1%. La SDS deve seguire il formato a 16 sezioni del Regolamento (UE) 2020/878.

Serve la notifica PCN/UFI per inchiostri da ricarica venduti al pubblico?

Sì. Dal 1° gennaio 2021 le miscele classificate pericolose destinate al pubblico generale devono essere notificate all’ECHA tramite il portale PCN con un identificatore UFI univoco da riportare in etichetta.

Cosa succede se l’inchiostro contiene un colorante classificato CMR?

Se il colorante supera le soglie di classificazione CLP per CMR (0,1% per cat. 1A/1B, 1% per cat. 2), la miscela deve essere classificata CMR con il pittogramma GHS08. Potrebbero applicarsi anche le restrizioni REACH sull’Allegato XVII.

È possibile vendere inchiostri da ricarica senza conoscere la composizione del fornitore OEM?

No. L’importatore è responsabile della classificazione e dell’etichettatura. Senza la composizione completa non è possibile verificare se la miscela è classificata pericolosa.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).