EER: cosa significa e perché conta

Rifiuti e RENTRI

Classificare, depositare e tracciare i rifiuti chimici evitando sanzioni.

5 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Rifiuti e RENTRI

In sintesi

  • EER sta per Elenco Europeo dei Rifiuti.
  • EER (Elenco Europeo Rifiuti) è la denominazione aggiornata del CER (Catalogo Europeo Rifiuti).
  • I rifiuti pericolosi sono identificati nel catalogo EER con un asterisco (*) dopo il codice a sei cifre.
  • I rifiuti a specchio sono coppie di codici EER che si riferiscono alla stessa tipologia di rifiuto ma in versione pericolosa (con asterisco) e non pericolosa.

Ogni volta che un’azienda produce, trasporta o smaltisce un rifiuto, uno dei primi passaggi obbligatori è l’assegnazione del codice EER corretto. Questo codice compare sul Formulario di Identificazione Rifiuti, nel registro di carico e scarico, e nelle comunicazioni al RENTRI: un’assegnazione errata può invalidare l’intera catena documentale e generare sanzioni.

Il termine EER (Elenco Europeo dei Rifiuti) ha progressivamente sostituito l’acronimo CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) nella normativa italiana più recente, ma i codici numerici sono gli stessi. Questa voce di glossario ne spiega la struttura, la logica di classificazione e le implicazioni operative per chi gestisce rifiuti chimici o industriali.

Origine normativa

L’Elenco Europeo dei Rifiuti è stato istituito con la Decisione della Commissione Europea 2000/532/CE del 3 maggio 2000, più volte modificata (da ultimo con la Decisione 2014/955/UE). In Italia è stato recepito nell’allegato D alla Parte IV del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale). Il catalogo è armonizzato a livello europeo: lo stesso codice identifica lo stesso tipo di rifiuto in tutti gli Stati membri dell’UE, facilitando la tracciabilità transfrontaliera.

Struttura del codice a sei cifre

Il codice EER è composto da sei cifre organizzate in tre livelli gerarchici:

  • Capitolo (prime 2 cifre): identifica il settore o il processo che genera il rifiuto. Esempio: capitolo 07 = rifiuti da processi chimici organici; capitolo 15 = rifiuti da imballaggi e assorbenti.
  • Sottocapitolo (cifre 3 e 4): specifica il processo all’interno del settore. Esempio: 15 01 = imballaggi (compresi i rifiuti urbani di imballaggio oggetto di raccolta differenziata).
  • Voce specifica (cifre 5 e 6): identifica il rifiuto preciso. Esempio: 15 01 10 = imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose (con asterisco: 15 01 10*).

Il catalogo comprende 20 capitoli principali (da 01 a 20) e oltre 800 voci.

Rifiuti pericolosi: il significato dell’asterisco

Nel catalogo EER, i rifiuti pericolosi sono contrassegnati da un asterisco (*) a fianco del codice. Questa marcatura deriva dal fatto che quei rifiuti possiedono, o si presume posseggano, almeno una delle proprietà di pericolo elencate nell’allegato III della Direttiva 2008/98/CE (da HP1 esplosivo a HP15 non più pericoloso per destino diverso).

La presenza dell’asterisco comporta obblighi aggiuntivi: deposito temporaneo più restrittivo (art. 183, lett. bb, D.Lgs. 152/2006), necessità di trasportatore iscritto all’Albo per la categoria rifiuti pericolosi, e — in certi casi — rispetto delle norme ADR per il trasporto.

Rifiuti a specchio: come classificarli

Nel catalogo EER esistono coppie di codici “a specchio”: uno con asterisco (pericoloso) e uno senza (non pericoloso) per la stessa tipologia di rifiuto. Per classificare correttamente un rifiuto a specchio è necessaria una valutazione della composizione chimica:

  1. Identificare le sostanze presenti nel rifiuto.
  2. Verificare se tali sostanze sono classificate come pericolose ai sensi del Reg. CLP 1272/2008.
  3. Confrontare le concentrazioni con le soglie delle proprietà di pericolo HP applicabili (allegato III Dir. 2008/98/CE e Reg. (UE) 1357/2014).
  4. Se le soglie sono superate: usare il codice con asterisco. Se non superate e documentabile: usare il codice senza asterisco.
  5. In caso di incertezza: applicare il principio di precauzione (art. 184, comma 5-bis, D.Lgs. 152/2006) e classificare come pericoloso.

Quando conta nella pratica

Il codice EER condiziona direttamente:

  • Il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR): deve riportare il codice EER esatto. Un codice errato (es. 15 01 02 invece di 15 01 10*) invalida la documentazione di trasporto.
  • Il registro di carico e scarico: ogni movimento di rifiuto deve essere annotato con il codice EER corrispondente.
  • Le comunicazioni al RENTRI: il portale accetta solo codici EER validi; un errore di codifica blocca la trasmissione o genera segnalazioni.
  • La scelta del destinatario: gli impianti di recupero o smaltimento hanno autorizzazioni specifiche per determinati codici EER; conferire un rifiuto con codice diverso da quello autorizzato è illecito.
  • Le dichiarazioni MUD: il Modello Unico di Dichiarazione ambientale richiede i codici EER dei rifiuti gestiti nell’anno precedente.

Domande frequenti

Cosa significa EER nella gestione dei rifiuti?

EER sta per Elenco Europeo dei Rifiuti. Si tratta dell’elenco armonizzato a livello europeo che assegna un codice a sei cifre a ogni tipologia di rifiuto, determinando la disciplina applicabile per deposito, trasporto e smaltimento.

Qual è la differenza tra EER e CER?

EER è la denominazione aggiornata del CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti). I codici numerici rimangono invariati; cambia solo la denominazione adottata nei provvedimenti più recenti, inclusi quelli attuativi del RENTRI.

Come si riconosce un codice EER di rifiuto pericoloso?

I rifiuti pericolosi sono identificati nel catalogo EER con un asterisco (*) dopo il codice a sei cifre. Ad esempio 15 01 10* indica imballaggi contaminati da sostanze pericolose.

Cosa sono i rifiuti a specchio nell’EER?

Sono coppie di codici che si riferiscono alla stessa tipologia di rifiuto in versione pericolosa (con asterisco) e non pericolosa. Per classificarli correttamente è necessario analizzare la composizione e confrontarla con le soglie delle proprietà di pericolo HP.

Il codice EER deve comparire nel Formulario di Identificazione Rifiuti?

Sì, il codice EER è un dato obbligatorio del FIR previsto dall’art. 193 D.Lgs. 152/2006. La sua omissione o errata indicazione costituisce violazione sanzionabile amministrativamente.

Classificazione rifiuti: verifica il codice EER corretto

Un codice EER sbagliato invalida FIR, registro e comunicazioni RENTRI. Se hai dubbi su come classificare i tuoi rifiuti chimici o industriali, richiedici una verifica tecnica.

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Fonti ufficiali

Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).