Pericoli fisici CLP: infiammabili, comburenti, esplosivi e gas

Classificazione ed etichettatura CLP

Classificare ed etichettare i prodotti chimici secondo il Regolamento CLP.

8 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Classificazione ed etichettatura CLP

In sintesi

  • I pericoli fisici CLP comprendono le classi di pericolo legate alle proprietà fisico-chimiche di una sostanza o miscela: infiammabilità, esplosività, comburentismo, pericoli…
  • Il Reg. 1272/2008 CLP divide i liquidi infiammabili in tre categorie: Cat. 1 (punto di infiammabilità < 23 °C e punto iniziale di ebollizione ≤ 35 °C), Cat. 2 (punto di…
  • Non necessariamente, i generatori di aerosol hanno una classe di pericolo dedicata nel CLP (Allegato I, sezione 2.3).
  • Per i solidi comburenti (sezione 2.13 dell’Allegato I CLP) si applicano i test UN 3.1 (saggio di combustione) che confrontano il tempo di combustione del campione con quello del…

Classificare correttamente i pericoli fisici è il primo passo per un’etichetta CLP conforme. Errori in questa fase si traducono in pittogrammi mancanti, indicazioni H errate e, nei casi più gravi, in prodotti ritirati dal mercato o sanzioni ai sensi del D.Lgs. 34/1992 e del Reg. 1272/2008.

Questa guida percorre le principali classi di pericolo fisico previste dal Regolamento CLP — infiammabili, esplosivi, comburenti e gas — spiegando i criteri di classificazione, le soglie quantitative e gli errori più frequenti riscontrati nelle schede di classificazione di PMI e importatori.

Il quadro normativo: dove si trovano i criteri

Il Regolamento (CE) n. 1272/2008 CLP (Classification, Labelling and Packaging) recepisce il Sistema Globalmente Armonizzato delle Nazioni Unite (GHS) nell’ordinamento europeo. I criteri di classificazione per i pericoli fisici si trovano nell’Allegato I, Parte 2 (sezioni 2.1–2.17). L’Allegato VI elenca le classificazioni armonizzate obbligatorie (CLH) per singole sostanze: quando una sostanza ha una voce nell’Allegato VI, quella classificazione non è derogabile dall’operatore.

Per le sostanze o miscele non armonizzate, la classificazione è auto-classificazione (SDA, Self-Declaration Approach): l’operatore valuta i dati disponibili e li confronta con i criteri dell’Allegato I. L’ECHA mette a disposizione le linee guida “Guidance on the Application of the CLP Criteria” (ultimo aggiornamento con ATP 21, 2024) come documento interpretativo non vincolante ma di riferimento pratico.

Liquidi, solidi e gas infiammabili

La classe “liquidi infiammabili” (sezione 2.6) è la più comune tra i prodotti chimici destinati al mercato professionale e consumer. La suddivisione in categorie dipende da due parametri misurabili:

  • Punto di infiammabilità (flash point): temperatura alla quale la sostanza sviluppa vapori sufficienti per infiammarsi (metodo Pensky-Martens chiuso o Abel).
  • Punto iniziale di ebollizione: influenza la volatilità e quindi il rischio di accumulo di vapori.
Categoria Flash point Punto ebollizione iniziale Indicazione H Pittogramma
Cat. 1 < 23 °C ≤ 35 °C H224 GHS02 (fiamma)
Cat. 2 < 23 °C > 35 °C H225 GHS02 (fiamma)
Cat. 3 ≥ 23 °C e ≤ 60 °C H226 GHS02 (fiamma)

I solidi infiammabili (sezione 2.7) si classificano in base alla velocità di combustione misurata con il test UN 3.2: Cat. 1 se il fronte di fiamma percorre più di 45 mm/min e la zona bagnata non arresta la combustione; Cat. 2 per velocità superiore a 45 mm/min con zona bagnata che arresta la combustione.

Le sostanze e miscele gassose infiammabili (sezione 2.2) si classificano in Cat. 1A (miscele di gas con campo d’infiammabilità ampio) o Cat. 1B (altri gas infiammabili). Appartiene a Cat. 1A, ad esempio, l’idrogeno puro.

Esplosivi: una classe spesso sottovalutata

La sezione 2.1 dell’Allegato I CLP disciplina gli esplosivi instabili e i quattro sottotipi di esplosivi (Div. 1.1–1.6). La classificazione si basa su test di serie UN (Allegato I, Parte 1 delle Raccomandazioni ONU sul trasporto di merci pericolose) condotti da laboratori accreditati. La classe esplosivi richiede l’utilizzo del pittogramma GHS01 (bomba esplodente).

Un errore diffuso è confondere gli esplosivi instabili — sostanze che a temperatura ambiente possono decomporsi o detonare senza necessità di innesco — con i semplici infiammabili. Tra gli esempi più frequenti: perossidi organici con alto tenore di perossido attivo (che possono anche soddisfare i criteri della sezione 2.15) e sostanze auto-reattive di Tipo A o B (sezione 2.8).

Comburenti: solidi, liquidi e gas

Le sostanze comburenti cedono ossigeno e accelerano la combustione di altri materiali. Il CLP distingue tre classi:

  • Gas comburenti (sezione 2.4): gas con potere ossidante superiore all’aria, testato secondo EN ISO 10156.
  • Liquidi comburenti (sezione 2.13): test UN 3.1 (saggio di combustione/ignizione) con riferimento al nitrato di ammonio al 65%.
  • Solidi comburenti (sezione 2.14): test UN 3.1 con riferimento al bromato di potassio/cellulosa.

Il pittogramma associato è GHS03 (cerchio con fiamma), spesso obbligatorio su detergenti professionali a base di percarbonato e su fertilizzanti a base nitrica.

Gas sotto pressione

La sezione 2.5 classifica i gas contenuti in recipienti a pressione ≥ 200 kPa (manometrica) o liquefatti (anche criogenici). Le sottoclassi sono:

  • Gas compressi: rimangono in fase gassosa a temperatura ambiente (es. azoto tecnico in bombola).
  • Gas liquefatti: parzialmente condensati a pressione di stoccaggio (es. propano, CO₂).
  • Gas liquefatti refrigerati: tenuti in fase liquida per via della bassa temperatura (es. azoto liquido).
  • Gas disciolti: disciolti in solvente sotto pressione (es. acetilene).

Il pittogramma è GHS04 (bombola), con avvertenza “Attenzione” e indicazione H280 o H281 (criogenici). Importante: i generatori di aerosol non rientrano in questa classe; hanno la propria sezione (2.3) con test specifici di infiammabilità e pressione.

Altre classi di pericolo fisico rilevanti

Oltre alle quattro classi principali sopra discusse, alcune categorie ricorrono frequentemente in ambito industriale e e-commerce:

  • Sostanze auto-reattive (sezione 2.8): si decompongono esotermicamente senza ossigeno. Tipi A–G in ordine decrescente di pericolosità. Tipo A ed B condividono pittogramma esplosivi (GHS01).
  • Liquidi piroforici (sezione 2.9) e solidi piroforici (sezione 2.10): si infiammano spontaneamente all’aria. Cat. unica; pittogramma GHS02.
  • Sostanze e miscele che a contatto con l’acqua emettono gas infiammabili (sezione 2.12): cat. 1 (reagiscono violentemente, gas può esplodere), cat. 2, cat. 3. Pittogramma GHS02.
  • Perossidi organici (sezione 2.15): Tipi A–G, con rischi di esplosione, autoaccelerazione della decomposizione e infiammabilità cumulabili.
  • Sostanze corrosive per i metalli (sezione 2.16): Cat. 1 unica; pittogramma GHS05 (corrosione) — non va confuso con il pericolo di corrosione cutanea.

Come applicare i criteri: procedura pratica

  1. Raccogliere i dati fisico-chimici: flash point, punto di ebollizione, velocità di combustione, pressione di vapore, sensitività agli shock. Fonti accettabili: dati sperimentali del fornitore, banche dati pubblicate, calcolo per miscele secondo le regole dell’Allegato I.
  2. Verificare l’Allegato VI: se la sostanza ha una CLH, quella classificazione è vincolante e prevale sull’auto-classificazione.
  3. Consultare l’inventario C&L ECHA: per le miscele, le notifiche dei componenti indicano quali classificazioni auto-attribuite sono prevalenti sul mercato.
  4. Documentare il ragionamento: la giustificazione della classificazione va conservata per 10 anni (art. 49 CLP) ed è richiesta in caso di ispezione da parte di autorità nazionali.
  5. Aggiornare al cambio ATP: ogni Adattamento al Progresso Tecnico (ATP) può introdurre nuove classificazioni armonizzate o modificare i criteri; monitorare il Gazzetta Ufficiale UE.

Errori frequenti nella classificazione dei pericoli fisici

  • Usare il flash point del componente puro per classificare una miscela invece di misurarlo sulla miscela stessa o usare le regole di calcolo (sezione 2.6.3 Allegato I CLP).
  • Classificare un aerosol infiammabile sotto la classe “liquidi infiammabili” anziché sotto “generatori di aerosol” (sezione 2.3): le indicazioni H e i precauzionali P sono differenti.
  • Omettere la classe “gas sotto pressione” per flaconi spray con propellente compresso sopra 200 kPa.
  • Non aggiornare la classificazione a seguito di cambio formulazione (anche una variazione del tenore di solvente infiammabile può spostare la categoria).
  • Confondere le tabelle di classificazione dei pericoli fisici con quelle del D.Lgs. 81/2008 (sicurezza sul lavoro): i due sistemi usano parametri analoghi ma non identici.

Domande frequenti

Cosa si intende per pericoli fisici nel Regolamento CLP?

I pericoli fisici CLP comprendono le classi di pericolo legate alle proprietà fisico-chimiche di una sostanza o miscela: infiammabilità, esplosività, comburentismo, pericoli connessi ai gas compressi e reattività con acqua o altri agenti. Sono distinti dai pericoli per la salute e per l’ambiente.

Quali sono le categorie di pericolo per i liquidi infiammabili secondo il CLP?

Il Reg. 1272/2008 CLP divide i liquidi infiammabili in tre categorie: Cat. 1 (flash point < 23 °C e punto di ebollizione iniziale ≤ 35 °C, H224), Cat. 2 (flash point < 23 °C e punto di ebollizione iniziale > 35 °C, H225) e Cat. 3 (flash point ≥ 23 °C e ≤ 60 °C, H226). A ciascuna corrisponde un diverso grado di urgenza nelle precauzioni.

Un gas compresso in aerosol richiede classificazione come gas sotto pressione?

Non necessariamente. I generatori di aerosol hanno una classe di pericolo dedicata nel CLP (Allegato I, sezione 2.3). I gas compressi nella classe “gas sotto pressione” riguardano recipienti come bombole e cartucce. La distinzione è rilevante per le indicazioni H e per l’etichettatura del contenitore.

Come si classifica un prodotto comburente solido?

Per i solidi comburenti si applicano i test UN 3.1 (saggio di combustione) che confrontano il tempo di combustione del campione con quello del bromato di potassio come riferimento. Il risultato determina l’assegnazione a Cat. 1, 2 o 3, con indicazioni H270–H272.

Dove trovo i criteri di classificazione per i pericoli fisici nel CLP?

I criteri sono nell’Allegato I del Reg. 1272/2008, Parti 2 e 3. L’Allegato VI contiene le classificazioni armonizzate. L’ECHA pubblica le linee guida “Guidance on the Application of the CLP Criteria”, aggiornate periodicamente con ogni ATP.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).