Chimica fisica
Termodinamica, cinetica ed equilibri: i principi dietro i processi chimici.
In sintesi
- Nella transizione del primo ordine la prima derivata di G (cioè −S rispetto a T e V rispetto a p) è discontinua: c’è un calore latente finito e una variazione di volume.
- Perché la transizione avviene a temperatura costante mentre le due fasi coesistono: tutta l’energia fornita va a distruggere (o costruire) interazioni molecolari e a cambiare…
- È la transizione del secondo ordine dell’elio-4 da liquido normale (He-I) a superfluido (He-II) a 2,17 K.
- In assenza di campo magnetico la transizione superconduttiva è del secondo ordine: la resistività scende in modo continuo, non c’è calore latente e non c’è variazione di…
Non tutte le transizioni di fase si somigliano: alcune sono accompagnate da un salto brusco di entalpia e volume, altre da un’anomalia del calore specifico senza nessun calore latente. La classificazione sistematica proposta da Ehrenfest — transizioni del primo ordine e del secondo ordine — è lo strumento con cui si distinguono queste due famiglie e si capisce la fisica che le sottende.
Questa pagina descrive la classificazione, le grandezze discontinue in ciascun caso, esempi concreti e le implicazioni termodinamiche.
La classificazione di Ehrenfest
Paul Ehrenfest propose nel 1933 di classificare le transizioni di fase in base all’ordine della derivata della funzione di Gibbs G rispetto alla temperatura (o alla pressione) che presenta una discontinuità. L’idea è semplice: G è sempre continuo attraverso una transizione (condizione di equilibrio), ma le sue derivate possono non esserlo.
Transizione del primo ordine: la prima derivata di G rispetto a T (che è −S) o rispetto a p (che è V) è discontinua. Ciò significa che entropia e volume cambiano bruscamente alla temperatura di transizione. Fisicamente, esiste un calore latente (ΔH ≠ 0) e una variazione di volume (ΔV ≠ 0).
Transizione del secondo ordine: G, S e V sono tutti continui, ma le seconde derivate (il calore specifico Cᵣ = −T ∂²G/∂T² e la compressibilità isoterma) divergono o presentano un’anomalia. Non c’è calore latente, non c’è variazione di volume, ma il calore specifico diverge.
G(Ttrs) invariato; ΔH ≠ 0, ΔV ≠ 0 → discontinuità in S e V
G, S, V continui; Cᵣ = −T (∂²G/∂T²)ᵣ diverge a Ttrs
Transizioni del primo ordine: fusione, vaporizzazione, sublimazione
Le transizioni più comuni — fusione, vaporizzazione, sublimazione, molte transizioni polimorfiche dei solidi — sono del primo ordine. Le loro caratteristiche:
- Calore latente: la temperatura rimane costante durante la transizione nonostante si fornisca calore. Tutta l’energia va nel cambiamento di struttura, non nell’aumento di temperatura.
- Variazione di volume: la densità cambia bruscamente. Nell’acqua che bolle il volume aumenta di un fattore ~1700 a 100 °C e 1 atm.
- Coesistenza di fasi: durante la transizione convivono le due fasi con proprietà diverse. È questo che rende la transizione «primo ordine» visibile macroscopicamente.
| Transizione | ΔH (kJ mol⁻¹) | ΔV | Tipo |
|---|---|---|---|
| Fusione del ghiaccio (0 °C, 1 atm) | +6,008 | −1,6 cm³ mol⁻¹ | 1º ordine |
| Vaporizzazione H₂O (100 °C, 1 atm) | +40,7 | +30,1 L mol⁻¹ | 1º ordine |
| Sublimazione ghiaccio (0 °C, punto triplo) | +51,0 | grande, > 0 | 1º ordine |
Transizioni del secondo ordine: la transizione lambda dell’elio e i superconduttori
Le transizioni del secondo ordine sono più sottili: non c’è calore latente, non si vede «nulla» macroscopicamente durante il passaggio, eppure la struttura microscopica cambia radicalmente. I casi più noti:
Transizione superfluida dell’elio-4 (la transizione λ): a 2,17 K (a 1 atm) l’elio-4 liquido passa da He-I (liquido normale) a He-II (superfluido, viscosità zero). Il calore specifico mostra una curva che ricorda la lettera greca λ, con una divergenza a Tλ. Non c’è calore latente, non c’è variazione di volume apprezzabile. La transizione è del secondo ordine puro.
Transizione superconduttiva: molti metalli (piombo, nichel, alluminio) diventano superconduttori al di sotto di una temperatura critica. In assenza di campo magnetico la transizione è del secondo ordine: la resistività cade a zero in modo continuo, il calore specifico mostra un salto (non una divergenza delta), e non c’è calore latente. La simmetria rompe in modo continuo.
Transizioni magnetiche (ordine-disordine): la transizione ferromagnetica al punto di Curie (es. 1043 K per il ferro) è del secondo ordine. La magnetizzazione spontanea cala continuamente fino ad annullarsi al punto di Curie, senza calore latente.
Come riconoscere l’ordine di una transizione in laboratorio
La distinzione tra primo e secondo ordine ha conseguenze pratiche immediate nella caratterizzazione dei materiali. In DSC (Differential Scanning Calorimetry), una transizione del primo ordine produce un picco affilato di flusso di calore (positivo per endotermici, negativo per esotermici) a temperatura costante: il calore latente viene assorbito o rilasciato mentre il campione rimane alla temperatura di transizione. Misurando l’area del picco si ottiene direttamente ΔHᵗᵅᵕ.
Una transizione del secondo ordine produce invece un cambio di pendenza nella linea di base del segnale DSC (senza picco netto) oppure una divergenza del tipo λ. Non c’è nessun plateau a temperatura costante. La dilatometria conferma: in una transizione del primo ordine si vede un salto nel volume specifico; in una del secondo ordine il volume varia in modo continuo ma la sua derivata (il coefficiente di espansione termica) diverge.
Implicazioni pratiche: sicurezza termica e controllo di processo
La conoscenza del tipo di transizione ha risvolti di sicurezza non banali. Una transizione del primo ordine può essere accompagnata da una variazione di volume brusca: la solidificazione rapida di alcuni materiali può generare tensioni meccaniche interne o fratture se non gestita correttamente. L’entalpia di transizione finita significa che il sistema deve scambiare calore con l’ambiente durante la transizione: se questo non avviene abbastanza rapidamente, la temperatura può variare in modo incontrollato.
Le transizioni del secondo ordine, non avendo calore latente, sono più facili da controllare termicamente, ma la divergenza del calore specifico significa che vicino alla temperatura di transizione il sistema è particolarmente sensibile: piccole variazioni di T producono grandi variazioni di Cᵣ, con conseguenze imprevedibili su bilanci energetici e stabilità termica.
Domande frequenti
Che cosa distingue una transizione del primo ordine da una del secondo?
Nella transizione del primo ordine la prima derivata di G (cioè −S rispetto a T e V rispetto a p) è discontinua: c’è un calore latente finito e una variazione di volume. Nella transizione del secondo ordine le prime derivate sono continue ma le seconde (calore specifico, compressibilità) divergono o presentano un’anomalia. Non c’è calore latente e non c’è variazione di volume.
Perché le transizioni del primo ordine hanno un calore latente?
Perché la transizione avviene a temperatura costante mentre le due fasi coesistono: tutta l’energia fornita va a distruggere (o costruire) interazioni molecolari e a cambiare il volume, non ad aumentare la temperatura. È questa la firma termodinamica del primo ordine: ΔH ≠ 0 a T costante.
Che cos’è la transizione lambda dell’elio?
È la transizione del secondo ordine dell’elio-4 da liquido normale (He-I) a superfluido (He-II) a 2,17 K. Il nome viene dalla forma a λ del grafico del calore specifico in funzione della temperatura: il calore specifico diverge avvicinandosi alla temperatura di transizione, poi crolla. Non c’è calore latente, la transizione è continua ma il calore specifico segnala la discontinuità delle seconde derivate.
I superconduttori hanno una transizione di quale ordine?
In assenza di campo magnetico la transizione superconduttiva è del secondo ordine: la resistività scende in modo continuo, non c’è calore latente e non c’è variazione di volume apprezzabile. In presenza di un campo magnetico critico la transizione diventa del primo ordine: c’è un cambiamento discontinuo del parametro d’ordine e un calore latente associato all’ingresso o all’uscita del flusso magnetico.
Come si misura sperimentalmente l’ordine di una transizione?
Il modo più diretto è la calorimetria differenziale a scansione (DSC): una transizione del primo ordine mostra un picco affilato di calore latente a temperatura costante; una transizione del secondo ordine mostra un cambiamento nella linea di base del calore specifico (anomalia λ o salto) senza picco di calore latente. La dilatometria (misura del volume) può confermare: variazione discontinua = primo ordine.
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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione; le scadenze indicate possono essere modificate da provvedimenti successivi. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme.