Rifiuti e RENTRI
Classificare, depositare e tracciare i rifiuti chimici evitando sanzioni.
In sintesi
- CER era la denominazione italiana del Catalogo Europeo dei Rifiuti adottato con la Decisione 2000/532/CE.
- L’EER è strutturato in 20 capitoli tematici (dal 01 al 20).
- Un codice EER con asterisco (es. 06 01 01*) identifica un rifiuto pericoloso ai sensi della Decisione 2014/955/UE.
- Il percorso corretto è: identificare il processo generatore, cercare il capitolo EER corrispondente a quella attività, verificare se esiste una voce specifica e, se esistono voci…
L’attribuzione del codice EER (ex CER) è uno degli adempimenti più sottovalutati nella gestione dei rifiuti: sbagliare codice significa violare il D.Lgs. 152/2006 anche quando tutte le altre pratiche sono formalmente corrette. Per un’impresa chimica o un laboratorio, il rischio non è teorico: il codice EER determina quali impianti possono ricevere il rifiuto, quali autorizzazioni servono e come deve essere compilato il registro.
Questa guida illustra la struttura dell’Elenco Europeo dei Rifiuti basata sulla Decisione 2014/955/UE, le regole di attribuzione previste dal D.M. 24 giugno 2022 e i criteri pratici per distinguere rifiuti pericolosi da non pericolosi tramite le voci specchio.
Dalla sigla CER alla sigla EER: cosa è cambiato
Il Catalogo Europeo dei Rifiuti nasce con la Decisione 2000/532/CE e viene recepito in Italia con il D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale). La Decisione 2014/955/UE aggiorna e sostituisce l’elenco, introducendo modifiche a numerose voci e chiarendo le regole di classificazione per le proprietà di pericolo HP.
Il D.M. 24 giugno 2022 recepisce formalmente la nuova denominazione EER (Elenco Europeo dei Rifiuti) nell’ordinamento italiano. Sul piano operativo, la struttura a 6 cifre rimane identica: le prime 2 identificano il capitolo, le seconde 2 il sottocapitolo, le ultime 2 la voce specifica. Il codice già in uso non cambia; cambia solo la sigla ufficiale.
La struttura dei 20 capitoli EER
Il principio fondamentale è che il codice deve rispecchiare il processo che ha generato il rifiuto, non la sua composizione chimica. La tabella seguente riepiloga i capitoli più rilevanti per le imprese del settore chimico:
| Capitolo | Descrizione | Esempi tipici per il settore chimico |
|---|---|---|
| 06 | Rifiuti da processi chimici inorganici | Acidi, basi, sali, catalizzatori esauriti |
| 07 | Rifiuti da processi chimici organici | Solventi alogenati, residui di reazione, acque madri |
| 08 | Rifiuti da produzione vernici, adesivi, inchiostri | Fondi di vernice, diluenti esausti, resine scartate |
| 13 | Oli esauriti e residui combustibili liquidi | Oli idraulici, lubrificanti esausti, emulsioni acqua-olio |
| 14 | Rifiuti da solventi organici (uso come detergenti) | Solventi da pulizia macchinari, acetone esausto |
| 15 | Imballaggi, assorbenti, stracci contaminati | Fusti contaminati, IBC, taniche, imballaggi pericolosi |
| 16 | Rifiuti non specificati altrove | Rifiuti misti, sostanze fuori specifica non classificabili |
| 20 | Rifiuti urbani e assimilati | Rifiuti da uffici aziendali, mensa, imballaggi non contaminati |
Le voci specchio: la distinzione pericoloso / non pericoloso
Molte sezioni dell’EER contengono voci specchio: coppie di codici che descrivono lo stesso tipo di rifiuto, uno con asterisco (pericoloso) e uno senza. Un esempio nel capitolo 15:
- 15 01 10* — imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze
- 15 01 01 — imballaggi in carta e cartone (non pericoloso)
- 15 01 02 — imballaggi in plastica (non pericoloso)
Quando esistono due voci specchio, il produttore è obbligato ad analizzare il rifiuto secondo le proprietà di pericolo HP1-HP15 del Regolamento (UE) 1357/2014. Solo se l’analisi esclude la pericolosità si può attribuire il codice senza asterisco. In assenza di analisi, il rifiuto deve essere classificato come pericoloso.
Il percorso di attribuzione passo per passo
- Identificare il processo produttivo che genera il rifiuto. Non la composizione chimica in sé, ma l’attività (produzione di vernici → capitolo 08; sintesi organica → capitolo 07).
- Scorrere il capitolo corrispondente e cercare una voce specifica. Se esiste una voce esatta, è quella da usare.
- Se non c’è una voce specifica, cercare la voce generica all’interno dello stesso capitolo, tipicamente identificata dal sottocapitolo 99 (es. 07 07 99 — rifiuti non specificati altrimenti nel capitolo 07 07).
- Solo se nessun capitolo specifico copre il rifiuto, usare il capitolo 16. Questa è l’ultima risorsa, non la scorciatoia.
- Verificare la pericolosità quando esistono voci specchio: effettuare un’analisi chimica o basarsi sulla scheda di sicurezza e sulla composizione nota del rifiuto.
- Documentare il ragionamento classificatorio, mantenendolo disponibile in caso di controllo ARPA o ispezione degli organi di vigilanza.
Proprietà di pericolo HP: quali rilevare per i rifiuti chimici
Le 15 proprietà di pericolo (HP1-HP15) sono definite nell’Allegato III della Direttiva 2008/98/CE. Per i rifiuti chimici, le più frequentemente rilevanti sono:
- HP3 — Infiammabile (punto di infiammabilità inferiore a 60 °C per liquidi)
- HP4 — Irritante (causa irritazione cutanea o oculare grave)
- HP5 — Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT SE o RE)
- HP6 — Tossicità acuta (per ingestione, inalazione o contatto cutaneo)
- HP7 — Cancerogeno (categorie 1A, 1B, 2)
- HP14 — Ecotossico (pericolo per l’ambiente acquatico acuto o cronico)
La valutazione si basa sulle concentrazioni delle sostanze nel rifiuto e sulle soglie di pericolo definite dal Regolamento CLP (1272/2008/CE). La scheda di sicurezza (SDS) fornisce le indicazioni di partenza, ma il rifiuto va valutato nella sua composizione effettiva al momento della produzione.
Errori frequenti nell’attribuzione del codice EER
- Usare sempre lo stesso codice per flussi di rifiuto diversi: un codice unico per “tutti i rifiuti chimici” è un segnale di allarme in sede di controllo.
- Classificare come non pericoloso senza analisi in presenza di voci specchio: senza documentazione, l’onere della prova ricade interamente sul produttore.
- Confondere il capitolo 14 con il 07: il cap. 14 è riservato a solventi usati come prodotti di pulizia (detersivi industriali), non a solventi prodotti come sottoprodotto di reazione chimica.
- Ricorrere al capitolo 16 per rifiuti che hanno un capitolo specifico: riduce la tracciabilità e genera contestazioni in sede di controllo.
- Non rivalutare il codice al variare del processo produttivo: se la formulazione o il ciclo produttivo cambia, la classificazione va aggiornata.
EER e RENTRI: il codice nel registro telematico
Con l’entrata a regime del RENTRI (Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti), disciplinato dal D.M. 4 aprile 2023 n. 59, il codice EER è il campo chiave di ogni movimento registrato. Gli operatori soggetti all’obbligo di iscrizione devono censire i propri rifiuti nel RENTRI usando il codice EER corretto: un codice errato può rendere il trasporto formalmente non conforme e generare sanzioni ai sensi dell’art. 258 del D.Lgs. 152/2006.
Documentare la classificazione
Non esiste un modulo obbligatorio per documentare la classificazione EER, ma è buona prassi tenere un documento di classificazione rifiuti aziendale. Per ogni flusso deve riportare: processo generatore, capitolo EER scelto e motivazione, eventuale analisi di pericolosità con riferimento al laboratorio e alla data, data di ultima verifica. In caso di ispezione, questo documento dimostra che l’attribuzione è stata fatta con metodo e non in modo arbitrario.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra codice EER e codice CER?
CER era la denominazione italiana del Catalogo Europeo dei Rifiuti adottato con la Decisione 2000/532/CE. Con il recepimento della Decisione 2014/955/UE tramite D.M. 24 giugno 2022, la sigla ufficiale è diventata EER. La struttura a 6 cifre e i 20 capitoli sono rimasti sostanzialmente invariati.
Quanti capitoli ha l’Elenco EER?
L’EER è strutturato in 20 capitoli tematici. I capitoli 01-12 e 17-20 descrivono rifiuti per settore produttivo; i capitoli 13, 14 e 15 riguardano rispettivamente oli esauriti, solventi e imballaggi; il capitolo 16 copre i rifiuti non classificabili altrove.
Cosa significa un asterisco nel codice EER?
Un codice EER con asterisco (es. 06 01 01*) identifica un rifiuto pericoloso. Il produttore deve verificare le proprietà di pericolo HP1-HP15 prima di attribuire o escludere il codice con asterisco.
Come si attribuisce il codice EER a un rifiuto di laboratorio chimico?
Si identifica il processo generatore, si cerca il capitolo EER corrispondente, si verifica l’esistenza di una voce specifica e, in presenza di voci specchio, si analizza il rifiuto per la pericolosità. Solo dopo si attribuisce il codice definitivo.
Chi è responsabile dell’attribuzione del codice EER?
Il produttore iniziale del rifiuto, ai sensi degli artt. 188 e 193 del D.Lgs. 152/2006. Trasportatore e gestore possono verificare la correttezza, ma la responsabilità primaria rimane al produttore.
Serve aiuto nell’attribuire i codici EER ai tuoi rifiuti?
Verifichiamo la classificazione dei tuoi flussi di rifiuto, la coerenza con il RENTRI e la corretta distinzione tra pericoloso e non pericoloso.
Fonti ufficiali
- Decisione 2014/955/UE — Elenco Europeo dei Rifiuti (EUR-Lex)
- RENTRI — Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
- Direttiva 2008/98/CE sui rifiuti (EUR-Lex)
Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).
