Infiammabile: cosa significa e perché conta

Classificazione ed etichettatura CLP

Classificare ed etichettare i prodotti chimici secondo il Regolamento CLP.

4 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Classificazione ed etichettatura CLP

In sintesi

  • Nel CLP il termine infiammabile identifica liquidi, gas, aerosol o solidi che possono prendere fuoco in determinate condizioni.
  • Per i liquidi infiammabili di categoria 1, 2 e 3 si usa il pittogramma GHS02 (fiamma).
  • Dipende dal contesto, nel CLP la classe Flammable liquids copre flash point fino a 60 °C (cat. 3).
  • No, il CLP distingue le due condizioni: infiammabile (cat. 1-3) indica un pericolo più elevato con flash point fino a 60 °C, mentre combustibile (cat. 4) copre flash point tra 60…

Sulla confezione di un solvente, di un diluente o di un adesivo compare spesso il pittogramma della fiamma con la parola "infiammabile". Ma cosa significa esattamente questo termine nel contesto del Regolamento CLP, e perché la sua corretta applicazione è rilevante per chi produce, importa o vende prodotti chimici?

Questa voce di glossario chiarisce la definizione tecnica di infiammabile secondo il CLP, le categorie in cui si articola la classificazione, il pittogramma e le frasi di rischio associate, e gli effetti pratici sull'etichetta e sulla scheda di dati di sicurezza.

Definizione tecnica nel CLP

Il Regolamento 1272/2008 CLP classifica i pericoli fisici in diverse classi. Per i liquidi, la classe di riferimento è Flammable liquids (liquidi infiammabili), definita dalla sezione 2.6 dell'Allegato I. Un liquido è classificato infiammabile quando il suo punto di infiammabilità (flash point) rientra nelle soglie stabilite per le categorie 1, 2 o 3.

Il flash point è la temperatura minima alla quale un liquido emette vapori in quantità sufficiente a formare una miscela infiammabile con l'aria in prossimità della superficie. Non va confuso con il punto di autoaccensione (autoignition temperature), che è un parametro distinto.

Categorie e soglie di classificazione

Il CLP prevede quattro categorie per i liquidi infiammabili, con livelli di pericolo decrescenti:

  • Categoria 1: flash point <23 °C e punto iniziale di ebollizione ≤35 °C. Pericolo massimo. Avvertenza: Danger. Frase H: H224.
  • Categoria 2: flash point <23 °C e punto iniziale di ebollizione >35 °C. Avvertenza: Danger. Frase H: H225.
  • Categoria 3: flash point ≥23 °C e ≤60 °C. Avvertenza: Warning. Frase H: H226.
  • Categoria 4: flash point >60 °C e ≤93 °C. Pericolo minore (combustibile). Avvertenza: Warning. Frase H: H227. Nessun pittogramma.

Le categorie 1, 2 e 3 portano il pittogramma GHS02 (fiamma). La categoria 4 è tecnicamente una categoria di combustibilità, non di infiammabilità in senso stretto, e non genera il pittogramma.

Quando la classificazione conta per un'azienda

La classificazione come infiammabile ha effetti diretti su diversi aspetti operativi:

  • Etichetta: il pittogramma GHS02, l'avvertenza e le frasi H e P devono comparire sull'etichetta. Omettere questo pericolo fisico è una non conformità grave.
  • SDS: la sezione 2 della scheda di sicurezza deve riportare la classificazione; le sezioni 5 (antincendio), 7 (manipolazione) e 9 (proprietà fisico-chimiche) devono trattare esplicitamente la natura infiammabile.
  • Stoccaggio: i prodotti infiammabili richiedono aree dedicate, ventilazione adeguata, assenza di fonti di innesco e, in molti casi, un deposito a norma ai sensi del D.Lgs. 81/2008.
  • Trasporto: un liquido infiammabile cat. 1-3 rientra tipicamente nella classe ADR 3 e richiede valutazione per il trasporto stradale.

Errori comuni nella classificazione

Nella pratica si osservano due errori ricorrenti. Il primo è classificare come infiammabile in base al nome commerciale o a un'indicazione generica del fornitore, senza verificare il flash point sul certificato analitico o sulla SDS ricevuta. Il secondo è non aggiornare la classificazione quando la formulazione cambia: la sostituzione di un solvente può spostare il flash point da una categoria a un'altra, con impatti immediati sull'etichetta.

Domande frequenti

Cosa significa infiammabile secondo il CLP?

Nel CLP il termine infiammabile identifica liquidi, gas, aerosol o solidi che possono prendere fuoco in determinate condizioni. I liquidi infiammabili sono classificati nelle categorie 1, 2 o 3 in base al punto di infiammabilità (flash point), con soglie rispettivamente <23 °C e punto iniziale di ebollizione ≤35 °C, <23 °C, e ≥23 °C ma ≤60 °C.

Quale pittogramma si usa per i liquidi infiammabili?

Per i liquidi infiammabili di categoria 1, 2 e 3 si usa il pittogramma GHS02 (fiamma). Per i liquidi infiammabili di categoria 4, classificati come prodotti combustibili, non si applica il pittogramma ma si usa solo la frase H227.

Un prodotto con flash point superiore a 60 °C è infiammabile?

Dipende dal contesto. Nel CLP la classe Flammable liquids copre flash point fino a 60 °C (cat. 3). I liquidi con flash point tra 60 e 93 °C rientrano nella categoria 4 (combustibili), con la frase H227 ma senza pittogramma. Sopra 93 °C non è classificato infiammabile.

Infiammabile e combustibile sono sinonimi nel CLP?

No. Il CLP distingue le due condizioni: infiammabile (cat. 1-3) indica un pericolo più elevato con flash point fino a 60 °C, mentre combustibile (cat. 4) copre flash point tra 60 e 93 °C con rischio minore. Sull'etichetta compaiono frasi H diverse.

Quando un prodotto infiammabile richiede anche il simbolo ADR?

Se il prodotto infiammabile viene trasportato su strada in quantità superiori ai limiti di esenzione ADR, è soggetto alla classificazione e all'etichettatura ADR (classe 3 per liquidi infiammabili). La classificazione ADR è distinta ma correlata a quella CLP: gli stessi dati di flash point vengono usati in entrambe le valutazioni.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).