SDS sezione 2: identificazione dei pericoli

Schede dati di sicurezza

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6 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Schede dati di sicurezza

In sintesi

  • La sezione 2 deve riportare: la classificazione della sostanza o miscela secondo il Reg. CLP (categoria di pericolo, codici H, menzione di pericolo); gli elementi dell’etichetta…
  • Le frasi R (risk phrases) appartenevano al vecchio sistema di classificazione DSD/DPD (Dir. 67/548/CEE e Dir. 1999/45/CE).
  • Il numero di pittogrammi dipende dalla classificazione.
  • Il punto 2.3 riguarda pericoli che non danno luogo a una classificazione CLP formale ma che il compilatore ritiene rilevanti: sostanze con proprietà di interferenza endocrina…

La sezione 2 della scheda di dati di sicurezza è la prima sezione informativa realmente critica: è quella che un responsabile HSE o un operatore di magazzino consulta prima di tutto per capire se e quanto un prodotto è pericoloso. Eppure è anche una delle sezioni più spesso compilate in modo incompleto o non aggiornato.

Questa guida analizza il contenuto richiesto dalla sezione 2 secondo il Regolamento (UE) 2020/878, con riferimento al sistema di classificazione CLP (Reg. 1272/2008), e indica gli errori di compilazione più frequenti riscontrati in fase di audit.

Struttura della sezione 2: tre sottosezioni obbligatorie

Il Reg. 2020/878 (allegato II, parte A) prevede che la sezione 2 si articoli in tre sottosezioni:

  • 2.1 – Classificazione della sostanza o della miscela: classificazione secondo il CLP con le relative categorie e codici H;
  • 2.2 – Elementi dell’etichetta: pittogrammi GHS, avvertenza (pericolo/attenzione), frasi H e frasi P applicabili;
  • 2.3 – Altri pericoli: pericoli non coperti dalla classificazione formale ma pertinenti (SVHC, PBT, vPvB, distruttori endocrini).

Sezione 2.1 – Come si riporta la classificazione

La classificazione deve essere espressa per categorie di pericolo e classi di pericolo secondo il CLP. Per ogni classe (es. Liquido infiammabile) si indica la categoria (es. Cat. 2) e la menzione di pericolo corrispondente (es. H225). Per le miscele, la classificazione può derivare da:

  • metodo basato sulla classificazione dei componenti (approccio additivo per tossicità acuta e cronica);
  • classificazione basata su dati di prova della miscela nel suo complesso;
  • principio di estrapolazione (per miscele simili per le quali esiste classificazione).

È errato indicare solo il codice H senza la classe di pericolo, o viceversa. Entrambi gli elementi sono obbligatori.

Tabella: classi di pericolo più comuni nella sezione 2.1

Classe di pericolo Tipiche categorie Pittogramma GHS Frasi H esempio
Liquido infiammabile Cat. 1, 2, 3 GHS02 (fiamma) H224, H225, H226
Tossicità acuta (orale) Cat. 1–5 GHS06 (teschio), GHS07 H300, H301, H302
Corrosione/irritazione cutanea Cat. 1A/B/C, Cat. 2 GHS05 (corrosione), GHS07 H314, H315
Sensibilizzazione respiratoria/cutanea Cat. 1, 1A, 1B GHS08 (pericolo salute) H334, H317
Pericolo per l’ambiente acquatico Acuto 1, Cronico 1–4 GHS09 (ambiente) H400, H410, H411
Cancerogeno Cat. 1A, 1B, 2 GHS08 H350, H351

Sezione 2.2 – Elementi dell’etichetta

La sezione 2.2 deve riportare gli stessi elementi presenti sull’etichetta del prodotto, generati dal sistema GHS/CLP:

  • Pittogrammi: codice GHS01–GHS09 e relativa descrizione (es. GHS02 – Fiamma);
  • Avvertenza: «Pericolo» (per le categorie più gravi) o «Attenzione»;
  • Frasi H: menzioni di pericolo, nell’ordine fisici/salute/ambiente;
  • Frasi P: consigli di prudenza selezionati tra quelli applicabili secondo i criteri del CLP (allegato IV);
  • Menzioni supplementari EUH, ove applicabili (es. EUH066 – irritazione pelle per esposizione ripetuta; EUH208 – contiene: nome sostanza sensibilizzante).

Dal Reg. 2020/878 è obbligatorio indicare nella sezione 2.2 anche l’identificatore prodotto, il numero UFI (Unique Formula Identifier) se registrato al PCN, e le informazioni sul fornitore che compaiono sull’etichetta. Molte SDS redatte prima del 2023 mancano di questi elementi.

Sezione 2.3 – Altri pericoli non coperti dalla classificazione

Questa sottosezione è spesso trascurata, ma è diventata più rilevante con le revisioni normative recenti. Deve riportare:

  • Sostanze PBT o vPvB presenti nella miscela, anche se la miscela non è classificata pericolosa;
  • Sostanze incluse nella candidate list SVHC per motivi diversi dalla classificazione formale (es. interferenti endocrini);
  • Pericoli fisici non coperti dal CLP ma rilevanti (es. rischio di esplosione da polvere per alcune sostanze solide);
  • Indicazione «Nessun ulteriore pericolo noto» se non vi sono elementi da segnalare, per chiarezza.

Errori tipici di compilazione della sezione 2

  • Indicare frasi R invece di frasi H (documento non aggiornato al CLP);
  • Omettere i codici delle classi di pericolo, riportando solo le frasi H;
  • Non aggiornare la classificazione dopo la pubblicazione di nuove voci nell’allegato VI del CLP (regolamento ATP);
  • Lasciare la sezione 2.3 vuota invece di scrivere «Nessun ulteriore pericolo noto»;
  • Non indicare l’UFI nella sezione 2.2 per miscele pericolose soggette all’obbligo PCN (dal 1° gennaio 2021 per uso professionale, dal 1° gennaio 2024 per consumatori).

Coerenza tra sezione 2 ed etichetta

Un’ispezione tecnica confronta sistematicamente la sezione 2 della SDS con l’etichetta del prodotto. Divergenze — un pittogramma presente sull’etichetta ma assente nella SDS, o una frase H sull’etichetta non riportata nella sezione 2 — sono indicatori di non conformità documentale e costituiscono un rischio in caso di incidente o contestazione.

La coerenza deve essere mantenuta anche quando si aggiorna la classificazione: una nuova ATP che introduce una frase H aggiuntiva richiede l’aggiornamento sia dell’etichetta che della SDS entro i termini previsti.

Domande frequenti

Cosa deve contenere obbligatoriamente la sezione 2 della SDS?

La sezione 2 deve riportare: la classificazione della sostanza o miscela secondo il Reg. CLP (categoria di pericolo, codici H, menzione di pericolo); gli elementi dell’etichetta (pittogrammi GHS, avvertenze, frasi H e P); e, se applicabile, altre informazioni sui pericoli non coperte dalla classificazione CLP, come le proprietà endocrine disrupting o le soglie PBT/vPvB.

Qual è la differenza tra frasi H e frasi R nella sezione 2?

Le frasi R (risk phrases) appartenevano al vecchio sistema di classificazione DSD/DPD. Dal 1° giugno 2015 sono state completamente sostituite dalle frasi H (hazard statements) del sistema GHS/CLP. Una SDS conforme non deve riportare frasi R; se presenti, indica che il documento non è aggiornato.

Quanti pittogrammi possono essere presenti nella sezione 2?

Non esiste un limite numerico fisso; vengono applicati tutti i pittogrammi pertinenti alle classi di pericolo attribuite, seguendo le regole di precedenza del CLP (allegato I, parte 1). In pratica le etichette di prodotti complessi possono portare fino a 6 pittogrammi.

Cosa si intende per ‘altri pericoli’ nella sezione 2.3?

Il punto 2.3 riguarda pericoli che non danno luogo a una classificazione CLP formale ma che il compilatore ritiene rilevanti: sostanze con proprietà di interferenza endocrina, sostanze PBT o vPvB, sostanze incluse nella candidate list SVHC per motivi diversi dalla classificazione. Devono essere esplicitamente dichiarate anche se non generano pittogrammi.

Una miscela non classificata può avere la sezione 2 vuota?

No. Anche per una miscela non classificata come pericolosa, la sezione 2.1 deve indicare esplicitamente che la miscela non soddisfa i criteri di classificazione CLP, e la sezione 2.3 deve riportare eventuali altri pericoli pertinenti. La sezione non può essere omessa né lasciata in bianco.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).