CLP per inchiostri, toner e cartucce

Classificazione ed etichettatura CLP

Classificare ed etichettare i prodotti chimici secondo il Regolamento CLP.

7 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Classificazione ed etichettatura CLP

In sintesi

  • Dipende dalla composizione, gli inchiostri a base acquosa a bassa concentrazione di sostanze pericolose possono non essere classificati.
  • Sì, se il toner contiene sostanze pericolose in concentrazione superiore ai limiti di classificazione CLP, o se le particelle fini del toner comportano un rischio di esposizione…
  • Generalmente sì, prima della polimerizzazione.
  • Sì, se il prodotto è classificato come pericoloso e commercializzato in UE verso consumatori o professionisti.

Inchiostri, toner e cartucce per la stampa sono prodotti chimici a tutti gli effetti. Eppure molti importatori e distributori che operano nel mercato degli articoli per ufficio o della stampa professionale non hanno mai avviato una verifica CLP sistematica: si assumono che i prodotti vengano classificati dai produttori originali, oppure che i volumi ridotti delle cartucce li esimano dagli obblighi. Entrambe le assunzioni sono spesso errate.

Questa guida analizza le principali tipologie di inchiostri, toner e cartucce dal punto di vista della conformità CLP (Reg. 1272/2008), indicando le classi di pericolo più frequenti per tipo di formulazione, gli obblighi di etichettatura e SDS, le specificità della notifica PCN e le situazioni che più spesso generano non conformità nei controlli di mercato.

Mappa delle tipologie: caratteristiche chimiche e implicazioni CLP

Il mercato degli inchiostri per stampa comprende famiglie chimicamente molto diverse:

Tipo Base chimica Classi CLP più frequenti Pittogrammi tipici
Inchiostro acquoso (inkjet consumer) Acqua + coloranti/pigmenti + glicole Spesso non classificato; Eye Irrit. 2 se glicole elevato GHS07 (eventuale)
Inchiostro a base solvente (inkjet industrial) Solventi organici (MEK, etanolo, IPA) Liq. Flamm. 2/3; STOT SE 3; Aquatic Chronic GHS02, GHS07, GHS09
Inchiostro UV-curable Monomeri acrilati + fotoinziatori Skin Sens. 1A/1B; Resp. Sens. 1; Eye Dam. 1 GHS08, GHS05, GHS07
Inchiostro a sublimazione Solventi + coloranti disperse Liq. Flamm. 3; STOT SE 3; Aquatic Chronic GHS02, GHS07, GHS09
Toner in polvere (laser) Polimeri termoplastici + pigmenti + additivi STOT RE 1/2 (particelle fini); Aquatic Chronic (pigmenti) GHS08 (eventuale), GHS09
Inchiostro per serigrafIA a base solvente Solventi aromatici + resine Liq. Flamm. 3; STOT RE 1 (toluene); Aquatic Chronic GHS02, GHS08, GHS09

Inchiostri a base acquosa: classificazione e casistiche

Gli inchiostri acquosi per stampa inkjet consumer (cartucce HP, Canon, Epson standard) contengono in genere acqua (60-80%), glicoli come il glicole propilenico (5-15%), coloranti o pigmenti organici (1-5%) e conservanti. In questa configurazione la miscela spesso non supera le soglie di classificazione CLP e non richiede etichettatura come prodotto pericoloso.

Tuttavia ci sono eccezioni rilevanti:

  • Inchiostri con glicole etilenico (invece di propilenico): Acute Tox. 4 orale se ≥13%, Repr. 2 se ≥4%. Il glicole etilenico è classificato mentre il propilenico no.
  • Inchiostri con biocidi (es. MIT, BIT, isotiazoloni) come conservanti: Skin Sens. 1A, Aquatic Acute 1, Aquatic Chronic 1 se in concentrazione sufficiente.
  • Inchiostri ad alta concentrazione di pigmento (bulk per sistemi CISS): valutare tossicità acquatica dei pigmenti organici azoici ad alto tenore.

Inchiostri UV: le classi di pericolo più critiche

Gli inchiostri UV-curable sono i prodotti a maggiore complessità classificatoria nel settore della stampa industriale. Prima della polimerizzazione contengono:

  • Monomeri acrilati (es. IBOA — isobornyl acrylate CAS 5888-33-5, TPGDA — tripropylene glycol diacrylate CAS 42978-66-5): Skin Sens. 1A (H317), Eye Irrit. 2 o Eye Dam. 1, STOT SE 3.
  • Fotoiniziatori (es. BAPO — bis-acyl phosphine oxide): Aquatic Acute 1 (H400), Aquatic Chronic 1 (H410). Alcuni fotoiniziatori sono candidati SVHC per proprietà PBT.
  • Oligomeri epossiacrilati: Skin Sens. 1B, Eye Dam. 1.

Il prodotto finito (film polimerizzato) non richiede classificazione. Ma il liquido da lavorare sì, con implicazioni dirette per DPI degli operatori, ventilazione degli impianti di stampa e gestione degli scarti di inchiostro liquido non polimerizzato (classificato come rifiuto pericoloso).

Toner in polvere: la questione delle particelle fini

Il toner per stampanti laser è costituito da particelle polimeriche (polimero di stirene-acrilato o poliestere) con pigmenti (carbon black, pigmenti organici), agenti di carica e cere. Le particelle hanno dimensione media 5-10 µm, con una frazione fine <1 µm che è respirabile.

Le implicazioni CLP per i toner dipendono principalmente da:

  • Carbon black: classificato IARC 2B (possibilmente cancerogeno), ma non classificato CLP come cancerogeno salvo per il carbon black ultrafine (<50 nm) in formulazioni specifiche. La STOT RE 1 o 2 può applicarsi per esposizione cronica a polveri fini.
  • Biossido di titanio: classificato Carc. 2 (H351) per inalazione se in forma di nanoparticelle o polvere fine. I toner bianchi o a colorimetria estesa che lo contengono in concentrazione ≥1% devono riportare H351.
  • Pigmenti organici (ftalocianine, azoici): Aquatic Chronic da valutare per tossicità ambientale, rilevante per la gestione dei rifiuti.

Cartucce come articoli vs. miscele: il confine normativo

Una cartuccia di inchiostro sigillata può essere considerata un “articolo” ai sensi del Reg. 1907/2006 REACH (un oggetto a cui è stata data una forma specifica durante la produzione) oppure una “miscela” (se il rilascio della sostanza è parte della funzione normale). ECHA chiarisce che le cartucce di inchiostro sono miscele, non articoli, perché la loro funzione è rilasciare l’inchiostro. Questo ha due conseguenze:

  • L’inchiostro all’interno deve essere classificato e, se pericoloso, l’etichettatura CLP si applica alla cartuccia.
  • La registrazione REACH delle sostanze nell’inchiostro è obbligo del produttore/importatore.

Per le cartucce di grandi dimensioni (bulk, sacche per sistemi di stampa industriale), l’etichettatura CLP sull’imballo è sempre visibile e immediata. Per le micro-cartucce consumer (volumi 5-30 ml), esiste un’esenzione di spazio che consente di usare etichette ridotte, ma le informazioni minime (pittogrammi, H-phrases, UFI) devono sempre essere presenti o rimandare a un sito web.

Obblighi SDS per inchiostri professionali

La scheda dati di sicurezza conforme al Reg. 2020/878 è obbligatoria quando:

  • Il prodotto è classificato come pericoloso (qualsiasi classe).
  • Il prodotto contiene sostanze SVHC ≥0,1% w/w (obbligo di comunicazione anche se la miscela non è classificata come pericolosa).
  • Il prodotto è fornito a operatori professionali (uffici, tipografie, laboratori fotografici, studi di progettazione).

Le sezioni della SDS più critiche per gli inchiostri sono la sezione 8 (DPI, limiti di esposizione professionali per i solventi) e la sezione 13 (smaltimento: inchiostri non polimerizzati sono rifiuti pericolosi se classificati come tossici o infiammabili).

Notifica PCN e UFI per inchiostri e toner

Per tutti gli inchiostri classificati come pericolosi e commercializzati in UE occorre:

  • Generare un UFI per ogni formulazione distinta (diverso colore = diversa formulazione = UFI diverso).
  • Notificare al portale ECHA CPNP con composizione dettagliata e formato di imballaggio.
  • Rinotificare se la formulazione cambia oltre le soglie di tolleranza previste dall’Allegato VIII.

Un problema frequente nel settore è l’UFI mancante sulle cartucce compatibili (aftermarket): molti produttori di compatibili non notificano le proprie formulazioni, esponendosi a contestazioni nei controlli di mercato.

Errori più frequenti nelle verifiche di mercato

  • Inchiostri a base solvente importati extra-UE senza classificazione CLP aggiornata: le SDS originali (spesso in inglese e in formato pre-REACH) non sono conformi al Reg. 2020/878.
  • Toner con biossido di titanio nano senza H351 in etichetta.
  • Inchiostri UV con monomeri sensibilizzanti e SDS che non riporta Resp. Sens. 1 (H334) per esposizione inalatoria durante la stampa.
  • Cartucce bulk senza UFI sull’etichetta o UFI non corrispondente alla notifica PCN caricata.
  • Trattamento come “articolo” invece che “miscela”: la cartuccia viene gestita come oggetto senza obblighi CLP, il che è scorretto.

Domande frequenti

Una cartuccia di inchiostro per stampante è soggetta al CLP?

Dipende dalla composizione. Gli inchiostri acquosi a bassa concentrazione di pericolosi possono non essere classificati. Gli inchiostri UV, a base solvente o con pigmenti ad alta concentrazione rientrano generalmente in classi CLP di infiammabilità, sensibilizzazione o tossicità acquatica.

I toner per stampanti laser devono avere una scheda dati di sicurezza?

Sì, se contengono sostanze pericolose oltre i limiti di classificazione. La SDS va fornita a datori di lavoro che usano le stampanti in contesti professionali.

Gli inchiostri UV sono più pericolosi degli inchiostri tradizionali?

Generalmente sì, prima della polimerizzazione. Contengono monomeri acrilati sensibilizzanti cutanei e respiratori che richiedono DPI specifici durante la manipolazione.

Serve la notifica UFI/PCN per inchiostri per stampa professionale?

Sì, se il prodotto è classificato come pericoloso e commercializzato in UE. Ogni formulazione distinta richiede UFI e notifica PCN separata.

Come si classifica CLP un inchiostro a base solvente?

In base alla percentuale di solventi infiammabili (etanolo, IPA, MEK). Se superano i cut-off, la miscela si classifica Liq. Flamm. 2 o 3, con STOT SE 3 per effetti narcotici e tossicità acquatica dei pigmenti da valutare.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).