SDS per aerosol e bombolette

Schede dati di sicurezza

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7 min di letturaAggiornato il 29/05/2026Schede dati di sicurezza

In sintesi

  • Sì, la bomboletta aerosol è considerata una miscela distinta ai fini della SDS perché la classificazione CLP include la classificazione specifica per aerosol (Aerosol 1, 2 o 3)…
  • La classificazione Aerosol 1, 2 o 3 dipende dall’infiammabilità della miscela totale (propellente + contenuto) misurata con il metodo di prova della distanza di ignizione e/o del…
  • I propellenti classificati come pericolosi devono essere dichiarati nella sezione 3 se presenti in concentrazioni superiori alle soglie di cut-off CLP.
  • Gli aerosol infiammabili (Aerosol 1 e 2) rientrano in ADR classe 2.1, UN 1950, denominazione di spedizione ‘AEROSOL’ con il codice di classificazione 5F.

Le bombolette aerosol presentano una combinazione di rischi che le rende una delle categorie di prodotti chimici più complesse da documentare correttamente nelle SDS: il contenuto liquido o in polvere ha una propria classificazione CLP, ma si aggiunge la classificazione specifica per aerosol (Aerosol 1, 2 o 3), la pressione interna del contenitore (Gas in pressione), e le implicazioni per il trasporto ADR con il codice UN 1950. In molte SDS di prodotti aerosol presenti sul mercato italiano, almeno una di queste componenti è trattata in modo errato o incompleto.

Questa guida analizza le sezioni della SDS che richiedono attenzione specifica per gli aerosol, con riferimento al Reg. 1272/2008 CLP, all’allegato II del Reg. 1907/2006 aggiornato dal Reg. 2020/878, all’ADR 2023 e al Reg. 517/2014 sui gas fluorurati.

Classificazione CLP per gli aerosol: le categorie Aerosol 1, 2 e 3

Il Reg. 1272/2008 CLP include una classe di pericolo specifica per gli aerosol, distinta dalla classe “liquidi infiammabili” o “gas infiammabili”. La classificazione in categoria 1, 2 o 3 si determina in base all’infiammabilità della miscela totale (propellente compreso) attraverso:

  • Prova della distanza di ignizione per aerosol a erogazione nebulizzata
  • Prova della schiuma per aerosol a erogazione in schiuma
  • Calcolo teorico del calore di combustione come alternativa alle prove sperimentali

Il risultato determina la categoria:

Categoria Criteri (calore di combustione) Frase H Pittogramma
Aerosol 1 Calore comb. ≥ 20 kJ/g oppure miscela infiammabile alle prove di distanza/schiuma H222 (Estremamente infiammabile) GHS02 (Fiamma)
Aerosol 2 Calore comb. da ≥ 9 a <20 kJ/g, non Aerosol 1 H223 (Infiammabile) GHS02 (Fiamma)
Aerosol 3 Calore comb. < 9 kJ/g, non infiammabile H229 (Contenitore in pressione) GHS04 (Cilindro)

Un errore comune: classificare un aerosol tecnico con propellente idrocarburico (propano/butano) come Aerosol 2 senza effettuare le prove o il calcolo del calore di combustione — questi prodotti sono quasi sempre Aerosol 1.

Sezione 3: dichiarazione dei propellenti nella composizione

I propellenti più diffusi e la loro classificazione:

  • Propano (CAS 74-98-6) e Butano (CAS 106-97-8): Flam. Gas 1 + Gas in pressione (GHS02 + GHS04). Soglia di dichiarazione 1% in peso.
  • Isobutano (CAS 75-28-5): analogo al butano.
  • Dimetil etere (DME, CAS 115-10-6): Flam. Gas 1 + Gas in pressione.
  • CO₂ (CAS 124-38-9): Gas in pressione (non classificato come pericoloso per salute/ambiente, ma rischio asfissia in ambienti confinati; da indicare in sez. 9 e 7).
  • HFC-134a (CAS 811-97-2): Gas in pressione + Gas Serra (GWP=1430), soggetto a Reg. 517/2014.
  • HFO-1234ze (CAS 1645-83-6): Gas in pressione, GWP basso, non soggetto Reg. F-gas come HFC.

Sezione 9: proprietà fisico-chimiche specifiche per aerosol

Le proprietà fisico-chimiche da indicare per un aerosol differiscono parzialmente da quelle di una miscela liquida. I parametri critici sono:

  • Pressione del contenitore a 50°C: il valore deve essere determinato sperimentalmente o calcolato; la Direttiva 75/324/CEE sugli aerosol (e il Reg. delegato 2016/2019) impone che la pressione non superi 12 bar a 50°C per i contenitori standard.
  • Punto di infiammabilità della fase liquida: utile per la valutazione dei rischi in caso di perdita del contenitore.
  • Calore di combustione totale: necessario per supportare la classificazione CLP.
  • Densità della miscela: per calcoli di ventilazione e valutazione del rischio ATEX.
  • Percentuale di propellente: indicare il range tipico (es. 20-30% p/p propellente idrocarburico).

Sezione 14: classificazione ADR per il trasporto degli aerosol

La classificazione ADR degli aerosol è standardizzata:

  • Aerosol infiammabili (Aerosol 1 e 2): ADR Classe 2, UN 1950, Denominazione di spedizione “AEROSOL”, Codice di classificazione 5F
  • Aerosol non infiammabili (Aerosol 3): ADR Classe 2, UN 1950, Codice 6A
  • Aerosol tossici: ADR Classe 2, UN 1950, Codice 2T o 5T

Le esenzioni per quantità limitate (LQ) per gli aerosol sono E0 (nessuna esenzione) per quelli con classificazione tossica, mentre per gli aerosol infiammabili standard si applicano le esenzioni LQ di 1 L per collo (massimo 30 kg per unità di carico). È essenziale indicare correttamente in sezione 14 anche il numero di pericolo (etichetta ADR arancio): 23 per aerosol infiammabili, 20 per non infiammabili.

Sezione 15: gas fluorurati e Reg. 517/2014

Se il propellente contiene HFC (idrofluorocarburi) con GWP > 150, la sezione 15 deve riportare:

  • Il riferimento al Reg. 517/2014/UE (F-gas)
  • Il GWP del propellente (es. HFC-134a: GWP = 1430; HFC-152a: GWP = 124)
  • Per prodotti con HFC-134a: l’etichettatura sull’imballaggio deve riportare “Contiene gas fluorurati a effetto serra, GWP 1430”
  • Per HFO come HFO-1234ze (GWP ≈ 7): non soggetti agli obblighi F-gas, ma lo status deve essere verificato al momento della redazione della SDS

La mancanza di queste informazioni nella sezione 15 per prodotti con propellenti HFC è un errore rilevante, segnalato anche nelle verifiche doganali per prodotti importati da Paesi terzi.

Stoccaggio e gestione: sezioni 7 e 8 per gli aerosol

La sezione 7 per gli aerosol deve specificare:

  • Temperature massime di stoccaggio (di solito non oltre 50°C; evitare esposizione diretta al sole)
  • Divieto di foratura, compressione o combustione del contenitore anche se vuoto (residui di propellente)
  • Stoccaggio lontano da fonti di calore, scintille e superfici calde per gli aerosol infiammabili
  • Ventilazione adeguata del magazzino per prevenire l’accumulo di propellente in caso di perdita
  • Requisiti specifici ATEX se il magazzino supera certi quantitativi di aerosol infiammabili

La sezione 8 deve indicare i DPI per la manipolazione ordinaria e per le emergenze. Per gli aerosol con propellenti idrocarburici in ambienti confinati, può essere necessaria la protezione vie respiratorie anche per operazioni ordinarie di movimentazione in magazzini non ventilati.

Domande frequenti

Una bomboletta spray richiede una SDS separata dal prodotto in versione liquida?

Sì. La bomboletta aerosol è considerata una miscela distinta perché la classificazione CLP include la classificazione specifica per aerosol che non si applica alla versione liquida. La sezione 9 e la sezione 14 differiscono in modo sostanziale: la SDS dell’aerosol deve indicare la pressione interna e la classificazione ADR per UN 1950.

Come si determina la categoria di pericolo Aerosol 1, 2 o 3?

La classificazione dipende dall’infiammabilità della miscela totale. Se il calore di combustione è uguale o superiore a 20 kJ/g il prodotto è Aerosol 1 (estremamente infiammabile, H222). Se è tra 9 e 20 kJ/g è Aerosol 2 (infiammabile, H223). Se è inferiore a 9 kJ/g è Aerosol 3 (non infiammabile, H229).

Quali propellenti devono essere indicati nella sezione 3 della SDS per aerosol?

I propellenti classificati come pericolosi devono essere dichiarati nella sezione 3 se presenti in concentrazioni superiori alle soglie CLP. I propellenti idrocarburici (propano, butano, isobutano) sono classificati come gas infiammabili e vanno sempre indicati. Il CO₂ non è classificato come pericoloso ma deve essere menzionato nelle sezioni 9 e 7 per i rischi di asfissia.

Qual è la classificazione ADR corretta per un aerosol infiammabile?

Gli aerosol infiammabili (Aerosol 1 e 2) rientrano in ADR classe 2.1, UN 1950, denominazione “AEROSOL”, codice 5F. Non si applica il gruppo di imballaggio. Sono ammesse esenzioni per quantità limitate (1 L per collo, 30 kg per unità di trasporto). Gli aerosol non infiammabili rientrano in classe 2.2, UN 1950, codice 6A.

Una bomboletta con propellente HFO o HFC ha requisiti aggiuntivi rispetto a una con propellente idrocarburico?

Sì. Gli HFC con GWP > 150 sono soggetti al Reg. 517/2014 sui F-gas: il GWP deve comparire in sezione 15 della SDS e sull’etichetta del prodotto. Gli HFO hanno GWP molto basso e non rientrano nell’ambito del Reg. F-gas, ma devono essere indicati in sezione 3 se classificati.

La SDS delle tue bombolette aerosol è conforme?

Verifichiamo la classificazione CLP Aerosol, la sezione 14 ADR, la pressione del contenitore e i requisiti F-gas nella tua SDS. Report di conformità scritto con indicazioni correttive specifiche per prodotto.

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Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e riflette la normativa vigente alla data di pubblicazione. Non sostituisce la verifica tecnica del singolo prodotto e del caso specifico. A cura della Redazione di ChimicaConforme, consulenti in conformità chimica (REACH, CLP, SDS, ADR, biocidi, RENTRI).